L'autogol della Boschi

I "partigiani veri": riforme, NO al referendum

La nipote di Matteotti: "Svolta presidenzialista, no a un nuovo regime. Se Renzi se ne va non ci mettiamo a piangere, ce ne faremo una ragione"

Alessio Colzani
I "partigiani veri": riforme, NO al referendum

Il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi ospite della trasmissione "In mezz'Ora". Foto ANSA

Non accenna a dissolversi il polverone sollevato dalle dichiarazioni di Maria Elena Boschi durante la trasmissione In Mezz'Ora: "Dentro Anpi ci sono molti partigiani, quelli veri, quelli che hanno combattuto la resistenza, non le generazioni successive, che votano sì alla riforma" questo l'autogol segnato dal ministro, che nel tentativo di promuovere il referendum costituzionale ha ottenuto il risultato di far incazzare tutti. "Mi verrebbe quasi da ridere, se la situazione non fosse seria", così le risponde Gino Bambara, che aveva 21 anni quando combatté come partigiano prima in Jugoslavia e poi in Italia e la Resistenza, quindi, l'ha vissuta sulla propria pelle, intervistato dal Fatto Quotidiano. "Il ministro Maria Elena Boschi ha ancora il latte sulla bocca, non parli di cose che non conosce. È chiaro che lei e il premier non sanno più che strategia usare per pubblicizzare la loro riforma, che è una porcheria, un aborto, con cui stanno cercando di creare le basi per garantirsi una permanenza al potere. Se questa riforma passa, dove si andrà non lo so".

Per Carlo Smuraglia, presidente dell'associazione nazionale partigiani, che combatté nel Corpo italiano di liberazione, ciò che ha detto il ministro "è improponibile"; come lui la pensano molti dei 5.000 partigiani ancora in vita. "Se il ministro Boschi parla così significa che non conosce bene i partigiani", dice al Fatto Aude Pacchioni, presidente della sezione modenese dell'associazione, Mimma ai tempi della resistenza. "Si tratta di dare un giudizio su una riforma che riguarda la Costituzione, che questo governo non avrebbe nemmeno dovuto presentare, perché la proposta sarebbe dovuta partire dal Parlamento. E se il concetto non è chiaro, allora lo ribadisco una volta per tutte: smettiamola di dire che come Anpi non vogliamo le riforme, perché non è vero. Noi non vogliamo le cattive riforme, che è diverso".

Rincara la dose Aldo Tortorella, partigiano Alessio durante la resistenza e deputato con il Partito Comunista per la prima volta ai tempi della segreteria di Enrico Berlinguer: "Il ministro non ha fatto solo una gaffe, ma un'offesa, perché si è arrogata il diritto di dire che esistono partigiani veri e non veri. Io al referendum voterò NO per varie ragioni: ad esempio la riforma del Senato, invece di abolirlo lo ridicolizza, e crea un sistema che renderà più complicato, e non più facile, legiferare. Poi, se si mettono assieme la nuova legge elettorale e le riforme costituzionali - spiega Tortorella al Fatto Quotidiano - c'è anche un rischio per la democrazia. Credo che il Pd abbia avuto un'involuzione molto grande. Non è più un partito che possa richiamarsi ai fondamenti essenziali di una posizione di sinistra".

Infuriata contro la Boschi anche Lidia Menapace, ex senatrice e staffetta partigiana, che sul campo di battaglia si guadagnò il rango di sottotenente: "Figurati se mi faccio dire dal ministro cosa fare. Non ci conosce, non sa chi siamo, come si permette di insinuare che se votiamo NO al referendum non siamo veri partigiani? Parlando in questo modo si è dimostrata poco colta, per non dire ignorante". La Menapace demolisce con poche parole le cosiddette riforme: "Non voglio parlare di fascismo, per carità, ma sappiano a Roma che la direzione è quella. E possono seminare discordia quanto vogliono, ma noi partigiani risponderemo sempre e fino all'ultimo un sonoro NO a queste riforme".

"Oggi la Carta Costituzionale nata dalla resistenza viene messa sotto accusa da un governo che ne vuole cambiare, in un solo colpo, 47 articoli. E c'è chi vorrebbe che l'Anpi tacesse. Come si può pensarlo?" afferma contrariata al Fatto Carla Nespolo, partigiana figlia dell'antifascista Giovanni Nespolo, nipote del celebre Attilio, comandante della divisione Pinan-Chichero, e poi parlamentare del Pci e successivamente, vicepresidente dell'Anpi. "E come si permettono di dire che i veri partigiani voteranno sì?". Sulla stessa linea anche Lina Tridenti, che durante la guerra fu aiutante del comandante della Divisione Ortigara delle Fiamme Verdi in provincia di Vicenza: "Non si può vincolare una riforma a un presidente del Consiglio, trasformare un voto così importante in un plebiscito – dice al Fatto – è sbagliato".

"Noi che abbiamo combattuto per la libertà non siamo appannaggio del Partito Democratico", ricorda al ministro Laura Fabbri Wronowski, partigiana e nipote di Giacomo Matteotti. "Bisogna smetterla di chiamare in causa la resistenza per infarcirla di retorica" dichiara, sempre al Fatto Quotidiano, il partigiano Laura che al referendum voterà NO "e non perché sono contraria all'idea di riformare la Costituzione, qualcosa andrebbe aggiornato ma con calma, senza agitazione, senza scannarsi. La svolta presidenzialista che il pacchetto Renzi-Boschi tenta di far passare, invece, è un disegno che di nuovo non ha nulla, anzi ci riporterebbe indietro nel tempo, e noi come paese non vogliamo un nuovo regime". Sorridendo, la nipote di Matteotti così conclude: "Poi oh, se Renzi se ne va non ci mettiamo certo a piangere, ce ne faremo una ragione".

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