Intervista al giornalista esperto di Islam

Magdi Allam: "Il Papa ha abbracciato un apologeta del terrorismo islamico"

"Il Grande Imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyb, ha legittimato il terrorismo suicida islamico palestinese che massacra gli ebrei e gli israeliani. È in corso la Terza guerra mondiale, rischiamo la sottomissione"

Marco Dozio
Magdi Allam: "Il Papa ha abbracciato un apologeta del terrorismo islamico"

Foto ANSA

L’abbraccio tra Papa Francesco e il Grande Imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyb, massima autorità dell’Islam sunnita, è stato definito storico, ha mosso commenti unanimi e benevoli su dialogo, pace ed ecumenismo. Magdi Cristiano Allam, giornalista esperto di Islam, è una delle poche voci fuori dal coro. Delle posizioni controverse del Grande Imam ha scritto in tempi non sospetti.

Magdi Cristiano Allam, chi è l’Imam che ha abbracciato Papa Francesco?

Un apologeta del terrorismo islamico palestinese. Ha legittimato il terrorismo suicida palestinese che massacra gli ebrei e gli israeliani. L’ho scritto più volte con precisi riferimenti ad alcune frasi che ha pronunciato nel tempo.

Vuole ricordare come andò quando l’Imam ricevette un invito dal Presidente della Camera?

Lo scorso anno Laura Boldrini organizzò alla Camera una lectio magistralis di Ahmad Al-Tayyb, Grande Imam della moschea e Università islamica di Al-Azhar con sede a Il Cairo, dal titolo “Islam, religione di pace”. Soltanto dopo aver divulgato e ufficializzato l’invito, la Boldrini fu costretta a cancellare l’evento avendo scoperto che si tratta di un apologeta del terrorismo islamico palestinese.

 

Dunque qual è il significato degli abbracci e del dialogo con il Grande Imam?

Il Vaticano si rapporta con un’istituzione che è l’Università islamica - moschea di Al-Azhar, che con una forzatura viene concepita come il Vaticano dell’Islam sunnita. E il miliardo e mezzo di musulmani nel mondo è per il 90% sunnita. Il personaggio che presiede questa istituzione può essere concepito come il Papa dell’islam sunnita, anche se in modo autoreferenziale perché l’islam non ha papi o clero. Ma è la massima autorità sul piano della giurisprudenza islamica. Quindi ufficialmente il Vaticano si rapporta con l’istituzione e con chi la presiede.

Ma è corretto dialogare con chi esprime certe posizioni?

Il punto è che lo si è fatto senza entrare nel merito dei contenuti e delle idee di questo personaggio che predica la violenza, l’odio e la morte nei confronti degli ebrei e degli israeliani al punto da legittimare i terroristi suicidi.

Il Papa poteva non conoscere le opinioni dell’Imam sul terrorismo?

Il Papa vuole normalizzare i rapporti con i musulmani. Costi quel che costi. L’apertura all’islam in seno alla Chiesa, dopo 1400 anni in cui l’Islam è stato condannato come una religione non vera, come un’eresia e Maometto come un impostore, avvenne nel 1965. Papa Francesco sta imprimendo un’accelerazione forte a questa legittimazione dell’Islam.

 

L’episodio di ieri rientra in questa logica?

Ieri c’è stato un abbraccio con un apologeta del terrorismo islamico, pur di ripianare la tensione che era scaturita dopo il discorso di Benedetto XVI a Ratisbona del 2006 e anche dopo le critiche sempre sollevate da Benedetto XVI nel 2011 in seguito all’ennesima strage di cristiani ad Alessandria, all’epoca bollate dall’Egitto e da questo Imam come indebita interferenza.

Nel suo libro “Islam, siamo in guerra” lei parla apertamente di Terza guerra mondiale. Da cristiano, come giudica l’atteggiamento del Papa e della Chiesa in questa fase?

È stato lo stesso Papa Francesco nell’agosto 2014 a dire che questa è la Terza guerra mondiale. La posizione del Papa è che non dobbiamo combattere. Anzi, si è detto disponibile a dialogare con l’Isis. Una posizione singolare. Perché se c’è una guerra scatenata da altri, o si combatte per vincere o si subisce finendo per essere sconfitti e sottomessi. Tra l’altro nello stesso catechismo della Chiesa cattolica si afferma la legittimità della guerra difensiva, ovvero la legittimità di combattere quando si viene aggrediti. E ciò corrisponde a quanto sta accadendo, perché il terrorismo islamico globalizzato sta portando avanti un’aggressione su più fronti: davanti a casa nostra, in Libia, e dentro casa nostra, a Parigi e Bruxelles, dove islamici con cittadinanza europea all’interno dell’Europa hanno massacrato altri cittadini europei.

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