Integrazione difficile

Migliaia gli elettori romeni, ma non si sentono coinvolti

La prima consigliera comunale originaria della Romania: "I partiti cercano candidati stranieri per ottenere voti, senza offrire nulla alla comunità"

Alessio Colzani
Migliaia gli elettori romeni, ma non si sentono coinvolti

Leontina Ionescu durante l'inaugurazione di una parrocchia romena a Marcellina (Roma)

Sono migliaia i romeni iscritti alle liste elettorali aggiunte per votare alle prossime elezioni comunali: è questa la realtà che si può desumere dai dati degli uffici elettorali delle principali città italiane. Sono quasi 5.000 a Roma, oltre 6.000 a Torino e poco meno di 2.000 a Milano, ma nonostante i ripetuti tentativi da parte della sinistra di accaparrarsi questo enorme bacino di preferenze, il loro coinvolgimento nelle vicende politiche nostrane resta decisamente marginale. Un esempio di questa situazione è Leontina Ionescu, la prima consigliera comunale romena eletta in Italia, a Marcellina (Roma) nel 2009, che continua a fare politica attiva anche se quest'anno ha deciso di non candidarsi. "All'epoca della mia prima volta in politica in Italia, mi sono candidata in uno slancio del momento, senza avere nessuno dietro, perché vedevo questi cittadini sballottati e disorientati che non sapevano come fare per le cose più basilari: chiedere la residenza, registrarsi all'anagrafe, le domande di cittadinanza - ha spiegato ad Askanews la traduttrice che vive in Italia dal 1984 e lavora presso il tribunale di Tivoli - Volevo dare un punto di riferimento alla comunità romena e non solo e mi sono proposta per "Mondi Nuovi", la lista civica con Alfredo Ricci, medico pediatra che vinse quelle elezioni. Ho ricevuto 160 voti validi, divisi equamente tra italiani e romeni".

Per Leontina, arrivata in Italia quando ancora la comunità romena in Italia non aveva ancora assunto le dimensioni odierne, "spesso i partiti cercano candidati stranieri soltanto per ottenere voti, senza offrire qualcosa alla comunità". La critica sembra indirizzata in particolare al Pd, nelle cui liste si possono individuare diversi candidati di origine straniera che paiono inseriti solo per ottenere una momentanea visibilità; esemplare è poi il caso dell'ex ministro Kyenge, che dopo aver esaurito la sua forza mediatica è stata scaricata da Renzi al primo rimpasto utile. Ancora più grave, secondo la signora Ionescu, che nel 1983 sposò un italiano e si trasferì in Italia, lasciando tutto in Romania, la sua famiglia e anche il suo certificato di nascita, di cui venne privata dal regime di Ceaucescu, resta un ostacolo enorme alla partecipazione vera di romeni e stranieri comunitari: "Ho provato in tanti modi, sia da consigliere, che da semplice cittadina, a chiedere se era possibile rendere automatico l'invio del certificato elettorale a chi diventa residente di un comune, come avviene per gli italiani. È impensabile che uno straniero perda una giornata di lavoro per andare all'anagrafe a iscriversi alle liste aggiunte. Un conto è se lo mandi a casa e sarà lui a decidere se accettarlo o meno, un conto è se fai una lista a parte".

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