corrispondenza esclusiva

Austria: un voto manipolato. Ecco perché

Cosa ha improvvisamente ribaltato il risultato dei sondaggi sulle elezioni presidenziali, che vedevano Hofer in testa? Il giornalista Max Ferrrari ha seguito passo dopo passo l'andamento elettorale e da Vienna ci scrive che...

Max Ferrari
Austria: un voto manipolato. Ecco perché

Il nostro Max Ferrari con Norbert Hofer

Brogli. Questa è la parola chiave delle elezioni presidenziali austriache che mi gira in testa da domenica mattina e che trova sempre più conferme. Ma andiamo con ordine. Accolti a Vienna da Marco Mercuri capo della diplomazia estera del FPOE (movimento alleato della Lega in Europa) nonchè decano dei parlamentari del partito nazionalista, veniamo informati che dopo la sfolgorante vittoria dei patrioti al primo turno, la stampa e la TV di stato (schieratissime a sinistra) hanno intensificato all’inverosimile la già durissima campagna di demonizzazione del partito guidato da Heinz Christian Strache, minacciando l’isolamento internazionale dell’Austria, il crollo dell’economia etc. se il candidato FPOE, Norbert Hofer, avesse vinto il ballottaggio.

Mercuri, contro ogni previsione, si dice convinto che questa campagna sia riuscita a spaventare molti austriaci e ipotizza una vittoria del FPOE con un margine del 2% (come poi sarà). Un buon margine, spiega il parlamentare, che però, in linea teorica, potrebbe essere messo a rischio dal conteggio dei voti arrivati per posta. A questo punto, arrivando da un paese dove succede di tutto, mi scatta il pensiero fisso: il voto postale è facilmente manipolabile e sarà sicuramente “ritoccato”.
La mia pare a tutti una preoccupazione esagerata, eppure alle 16, non appena iniziano le proiezioni elettorali, la televisione di stato fa subito capire che i nazionalisti DEVONO perdere. Malgrado i dati ufficiali del Ministero dell’Interno diano FPOE in costante vantaggio, la TV racconta che c’è un pareggio e a tratti inventa un vantaggio della sinistra camuffata di verde.


Alla fine, però, anche la censura statale cede e sugli schermi appare la verità: Norbert Hofer, il candidato di destra, ha vinto le elezioni con il 51,9% dei voti. A quel punto succede l’incredibile: la TV trasmette scene di gioia sfrenata dalla sede del candidato sinistrorso, Van der Bellen, che, pur avendo perso, viene festeggiato come il nuovo presidente. Come è possibile? È vero che ci sono ancora delle schede postali da conteggiare ma tradizionalmente il voto postale va a destra e quindi la sinistra dovrebbe essere preoccupata o magari speranzosa, ma non certo esaltata e ubriaca di arroganza. È il segnale che qualcosa non va, che qualcuno già sa che i voti postali non saranno un problema.


Strano perché, a differenza di quel che scrive la stampa italiana, il voto per posta non è prerogativa degli austriaci all’estero definiti come “più eruditi e più liberali dei loro connazionali contadini”, ma è un voto usato da tanti anziani e, da che mondo è mondo, il voto anziano è conservatore. Il problema è che molti anziani votano negli ospizi e, come ben sappiamo, questi voti portano spesso il segno della stessa mano che vota per tutti. E infatti ecco la rivoluzione: il voto postale, fatto senza alcun controllo e garanzia, ribalta la chiara volontà della maggioranza espressa con tutti i crismi nei seggi elettorali. Nella notte di domenica, quando è chiaro cosa accadrà, Hofer, un vero gentiluomo, la prende con grande filosofia, sapendo che comunque il 50% degli austriaci alle prossime elezioni politiche eleggeranno un cancelliere patriota, ma il presidente del partito, Strache, parla giustamente di gravi sospetti di manipolazione e il vicesindaco di Vienna, Johann Gudenus, è convinto che sia accaduto qualcosa di molto strano.


Lunedì sera, TV e giornali diranno quello che ci si attendeva: ha vinto Van der Bellen, che guarda caso aveva già scattato, con largo anticipo, le foto in veste presidenziale. Festeggiano i tassisti turchi che spiegano, ubriachi di gioia, di aver votato in massa per la sinistra e piangono i loro colleghi austriaci che dicono che Vienna non ce la fa più di fronte all’invasione. Strache e il suo partito guardano avanti, invitano alla calma, ma nella conferenza stampa di martedì pomeriggio non possono non far notare come il Ministero dell’Interno avesse detto che le schede postali da scrutinare erano 780.000 e quelle scrutinate siano 660.000. Le altre 120.000 dove sono finite? Come si spiegano affluenze di quasi il 150% in taluni seggi?


Per rispondere a queste domande e alle decine di segnalazioni arrivate da tutto il Paese, Strache annuncia la creazione di una commissione tecnica di inchiesta che porterà le sue conclusioni in Parlamento. Servirà? Visto il compolotto delle istituzioni austriache e Ue contro i cosiddetti "populisti" pare molto difficile. Intanto su Facebook gli austriaci dalle diverse tendenze litigano infervorati ma forse quello che riassume meglio il nocciolo della questione è un utente di origine turca che scrive: “Eccezionale vittoria della sinistra, tra due anni facciamo l’Impero Ottomano... in Austria”. Speriamo che prima arrivi la cavalleria cristiana con i colori del FPOE a salvare un'altra volta Vienna, l'Austria e l'Europa.

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