facce da cubo

Renzi getta la maschera e corregge il tiro sui (finti) risparmi della riforma

E sull'ipotesi di levare le tende, in caso di vittoria del No, si smarca e dice: "Decide Mattarella". Un posto al sole non si lascia più...

Redazione
Renzi getta la maschera e corregge il tiro sui (finti) risparmi del referendum

Ce l'ha menata per mesi sostenendo che la riforma costituzionale avrebbe ridotto i costi della politica, proprio lui che non ha esitato a comperarsi un aereo da 175 milioni di euro (più 40mila euro di costo giornaliero di manutenzione) ed un elicottero personale (8.400 euro all'ora), ed il cui partito si è ben guardato di votare in Parlamento una riduzione degli stipendi dei parlamentari. Ci veniva a dire che dall'abolizione (finta, dato che resta in piedi) del Senato avremmo risparmiato 500 milioni di euro (con i quali magari pensava di comperarsi, dopo aereo ed elicottero, uno shuttle per Marte). Ma alla fine in tv, in apertura del confronto di Porta a Porta, davanti ad un Bruno Vespa che non si fa menare per il naso, ha dovuto correggere il tiro e dire la verità.


"Le indennità dei senatori sono state stimate dalla ragioneria in 50 milioni l'anno". 50 milioni, non 500. Ovviamente il Premier si è ben guardato dal dire che i costi vivi del Senato (segretarie, portaborse, funzionari, tecnici, addetti stampa, parrucchieri, medici e quant'altro) non verranno toccati e che, rottamati i senatori, i sindaci che li sostituiranno vorranno comunque essere risarciti di vitto, alloggio, viaggio e telefonate (rimborsopoli insegna, mettevano in conto spese pure i lecca lecca). Portando probabilmente a zero il risparmio previsto.


Il furbacchione ha cercato di svicolare insistendo sul fatto che "ci sono poi i rimborsi ai gruppi. Parlo del mio partito, il PD: prende 30 milioni. Li trovo una vergogna". E si dimentica di dire che fu proprio il suo partito, alla vigilia della legge che nel 2006 cancellava i soldi a pioggia (usciti dalla porta come "finanziamenti pubblici", e rientrati dalla finestra come "rimborsi elettorali", come la torta di 30 milioni che Montecitorio si è spartita l'anno scorso, pari a 50 mila euro a testa per ogni deputato) a protestare per averli, con la scusa che "erano già stati spesi preventivamente per la campagna elettorale" che oppose la Casa delle Libertà a L'Unione di Prodi.


Circa l'ipotesi di lasciare la comoda poltrona del Governo, in caso di sconfitta (lasciando il posto ad una coalizione di Centrodestra che faccia vere riforme e veri risparmi), il Bomba non ha avuto ritegno: "Il giorno in cui si va a votare lo decide il Presidente della Repubblica sulla base delle decisioni del Parlamento". Come dire, cari italiani ho ancora chi mi difende. Le elezioni renderanno giusitizia. E faranno piazza pulita dei non-eletti...

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