Sostegno dal presidente polacco

Orbán: "Inaccettabile che l'Europa ci ordini con chi convivere in casa nostra"

Il premier ungherese durante la cerimonia di commemorazione della rivoluzione del 1956: "È necessario chiudere i confini per impedire l'invasione"

Redazione
Orbán: "Inaccettabile che l'Europa ci ordini con chi convivere a casa nostra"

Orbán e Duda salutano la folla. Da Facebook

"È inaccettabile che l'Unione Europea sia trasformata in un impero di stile sovietico che tenta di darci ordini e di dirci con chi convivere nel nostro paese". Lo ha detto domenica 23 ottobre il premier magiaro Viktor Orbán durante la principale cerimonia di commemorazione del 60° anniversario della rivoluzione ungherese del 1956 che mise di fatto fine alla dittatura comunista nonostante il sanguinoso intervento sovietico, esaltato in Italia da personaggi come Giorgio Napolitano. A Budapest in Piazza Kossuth, davanti al Parlamento, il suo discorso è stato a lungo applaudito da migliaia di cittadini che sventolavano bandiere col tricolore ungherese con un buco al centro.

Numerose cerimonie e manifestazioni di commemorazioni istituzionali si sono svolte nella capitale e nelle altre città. Prima del discorso, Orbán ha assistito insieme al presidente ungherese Janos Ader ad una parata militare con tanto di ussari a cavallo. Alla cerimonia era presente anche il presidente della Polonia Andrzej Duda. Per l'occasione molte persone hanno visitato la Casa del Museo del Terrore, un allestimento per ricordare le vittime del 1956. Un corteo di ungheresi e polacchi è sfilato per le strade del centro di Budapest sventolando ciascuno la bandiera del proprio Paese e in molti luoghi della città sono stati allestite gigantografie degli eroi civili della rivoluzione.

Il premier ha ribadito che l'Ungheria non accetterà mai la "sovietizzazione" dell'Europa e difenderà sempre i propri confini dall'invasione programmata. Orbán, critico verso le politiche pro immigrazione portate avanti dall'Unione Europea, ha detto che se c'è libertà i Europa è grazie agli stati nazionali e alle tradizioni cristiane. "Vogliamo essere una nazione europea, non una nazionalità in Europa", ha ribadito. Orbán ha confermato la sua contrarietà alla posizione assunta dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, che ha detto che i membri dell'Ue hanno l'obbligo di prendersi in carico quote di clandestini, difendendo la propria scelta di sigillare i confini meridionali del Paese.

"Come discendenti di chi ha combattuto nel 1956, non possiamo permettere che vengano tagliate quelle radici che hanno reso grande l'Europa e ci hanno aiutato a sconfiggere l'oppressione sovietica. Non c'è Europa senza senza stati nazionali e senza la millenaria saggezza frutto del cristianesimo" ha detto. "È necessario chiudere i confini per impedire l'invasione che arriva da sud". Il presidente polacco Andrzej Duda, ospite d'onore alla commemorazione, ha assicurato al premier ungherese il sostegno da Varsavia: "Potete contare sulla Polonia, marciamo insieme nei momenti più difficili" ha detto Duda. "I nostri due paesi sono stati costruiti su fondamenta cristiane".

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