Un tempo oltre il tempo

"Halloween"? No, Samonios! Le antiche origini celtiche di questa festa autunnale

Il Capodanno celtico era momento di contatto tra il nostro mondo e altre dimensioni, era allo stesso tempo la fine dell'anno e il giorno dei morti

Redazione
"Halloween"? No, Samonios! Le antiche origini celtiche di questa festa autunnale

Un bimbo osserva una zucca intagliata. Foto ANSA

La festa di "Halloween" (da "All Hallows' Eve", cioè "la vigilia di Ognissanti"), esportata in America da irlandesi e scozzesi nel 19° secolo, deriva dalla ricorrenza di Samhain/Samonios (fine del tempo chiaro) celebrata dai Celti che popolavano anche l'area padano/alpina, oltre a molte regioni d'Europa. Era allo stesso tempo la fine dell'anno e il giorno dei morti, durante il quale i focolari delle case venivano spenti, e poi riaccesi da un tizzone ardente estratto dal fuoco sacro.

Rappresentava la controparte di Beltane, l'arrivo della parte oscura dell'anno, l'inizio stagionale dell'inverno. Samonios era il Capodanno celtico: infatti, per gli antichi Celti, l'anno iniziava con la sua parte oscura, allo stesso modo in cui il giorno iniziava con le ore notturne. Nella tradizione celtica, al pari di altre culture, il giorno che segna la fine di un ciclo e l'inizio di un altro, non appartiene a nessuno dei due ma è un "tempo oltre il tempo", una scintilla di eternità. Samonios è l'inizio di un nuovo anno, per questo motivo più di ogni altra festa annuale è un momento critico: non appartenendo al tempo quotidiano, esso costituisce un passaggio fra la realtà del nostro mondo e altre dimensioni. Se ogni festa costituisce al tempo stesso un inizio e una fine, Samhain è un momento speciale perché il velo del tempo si solleva e si può comunicare con gli altri livelli di esistenza in maniera più chiara che mai.

I Celti credevano che in quella notte i vivi potessero visitare il mondo dei morti, e i defunti tornassero alle loro case. Le porte del Sidhe (l'aldilà celtico) si aprivano e né gli umani né gli esseri fatati avevano bisogno di un lasciapassare. Nella Féile na Marbh, la "festa dei morti", si festeggiava la vita nella morte con una celebrazione che non aveva nulla di triste, quasi a ricordare che ogni fine è un nuovo inizio e ogni morte in questo mondo è una nascita nell'altro mondo. Così da un lato si propiziavano i morti, dall'altro si dava luogo a disinibite feste che riaffermavano il valore della vita di fronte all'incombente oscurità. Samhain può sembrare un inizio strano per il nuovo anno, ma l'esistenza per gli antichi era una ruota, in cui la morte intesa come fenomeno naturale precedeva necessariamente qualsiasi nuova nascita.

Durante la cena del 31 ottobre ogni famiglia lasciava un posto vuoto a tavola per ogni familiare morto di recente, e metteva alla finestra una rapa scavata con all'interno una candela, per fare in modo che i loro cari trovassero più facilmente la via di casa. Questa usanza della candela messa alla finestra, però all'interno di una zucca, è tuttora diffusa in molte zone d'Europa, compresa la Pianura Padana.

Come nelle altre feste celtiche anche a Samhain il fuoco aveva un ruolo importante, considerato come simbolo della scintilla della vita futura che rifiorirà in primavera. Alla vigilia della festa tutti i fuochi delle case venivano spenti e la gente si raccoglieva sulle cime delle colline, dove era stato preparato un grande falò. Tutti attendevano in silenzio e nell'oscurità che trascorresse l'ora fatale tra le stagioni e che gli spiriti si fossero allontanati. Poi il sacro fuoco era acceso dai druidi e, passato il pericolo, la gente festeggiava con grande gioia. All'alba ciascuno avrebbe preso una torcia dal falò per riaccendere il proprio focolare domestico. Il fuoco di Samhain era anche un faro e una guida per le anime perdute, le quali potevano usare la sua luce per andare o tornare nel loro luogo di riposo.

Samhain, la notte conosciuta ancora oggi in Scozia come "Nos-Galan-Geaf", era una festa celebrata dagli antichi Celti in maniera solenne, con banchetti e feste che potevano durare anche una settimana intera. In questo periodo il bestiame proveniente dai pascoli estivi veniva radunato nelle stalle e in base alle scorte di foraggio, si macellavano tutti i capi in eccesso. Samhain era anche il giorno che celebrava la fine dell'ultimo raccolto dell'anno, quello delle mele, frutto sacro in molte tradizioni. Altro raccolto, celebrato dai Celti, era quello delle nocciole, frutto simbolo della sapienza magica. Non è un caso se in molte leggende mele e nocciole rappresentano i frutti dell'altro mondo, donati agli umani da divinità o da esseri fatati! Il nocciolo era sacro ai Celti, simbolo di saggezza e di segreta conoscenza. In quanto all'altro frutto di Samhain, tra i frutti che la stagione autunnale ci offre nessuno è più presente nei miti e nelle tradizioni dell'Occidente quanto la comune mela. Sicuramente uno dei primi frutti coltivati in Europa, la mela riassume in sé molti significati simbolici, che fanno capo alla triade di amore, conoscenza, morte.

Dopo il XII secolo la Chiesa, non potendo cancellare queste secolari tradizioni, decise di trasformarle nelle feste di Ognissanti e dei defunti, che venne deciso di celebrare l'1 e il 2 novembre. L'abitudine di mandare i bambini di casa in casa a pronunciare la frase "dolcetto o scherzetto" deriverebbe dal fatto che i Celti entro Samonios dovevano saldare i loro debiti, e chi non lo faceva riceveva inizialmente scherzi innocui da parte del creditore, e nel caso non fosse stato sufficiente veniva costretto a farlo con la forza da guerrieri mascherati da spiriti.

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