L'INTERVENTO DEL PROF. LIMOSANI

La politica economica del governo nazionale e lo sviluppo del Mezzogiorno

Ora, la politica economica del governo presentata recentemente nel DEF si fonda due pilastri: il primo è l’introduzione del reddito minimo garantito ...

Redazione
La politica economica del governo nazionale e lo sviluppo del Mezzogiorno

A cura di Michele Limosani (Ordinario di Economia politica e direttore del Dipartimento di Economia dell'Università degli Studi di Messina)

I recenti dati sul mercato del lavoro presentano un’Italia spaccata in due. E’ vero che nel 2018 abbiamo assistito ad una lieve riduzione del tasso di disoccupazione in tutte le aree territoriali del paese ma è altrettanto vero che i divari nei tassi di disoccupazione rimangono accentuati; nel Mezzogiorno (19,4%) è quasi tre volte quello del Nord (6,9%) e circa il doppio di quello del Centro (10,0%). L'Italia viaggia a due velocità e la situazione al Sud continua ad essere drammatica.

Il contratto di governo sullo sviluppo economico del Mezzogiorno è piuttosto laconico: il Sud non ha bisogno di politiche speciali. “Con riferimento alle Regioni del Sud, si è deciso, contrariamente al passato, di non individuare specifiche misure con il marchio “Mezzogiorno”, nella consapevolezza che tutte le scelte politiche previste dal presente contratto (con particolare riferimento a sostegno al reddito, pensioni, investimenti, ambiente e tutela dei livelli occupazionali) sono orientate dalla convinzione verso uno sviluppo economico omogeneo per il Paese, pur tenendo conto delle differenti esigenze territoriali con l’obiettivo di colmare il gap tra Nord e Sud”.

Ora, la politica economica del governo presentata recentemente nel DEF si fonda due pilastri: il primo è l’introduzione del reddito minimo garantito; una misura, peraltro presente in quasi tutti paesi europei ad esclusione dell’Italia e della Grecia, a sostegno dei redditi e delle pensioni, contro la povertà. Il secondo pilastro della strategia del governo è quello della semplificazione e riduzione graduale della tassazione sulle imprese e sulle famiglie (Flat tax) per incentivare la crescita degli investimenti e dei consumi. Si comincia subito con le partite IVA e con la misure relative alla pace fiscale per poi proseguire negli anni successivi con l’estensione delle misure alle persone fisiche.

Il governo è attualmente impegnato nel dialogo con la Commissione Europea per calibrare la manovra rispetto ai vincoli di finanza pubblica esistenti e per rassicurare i mercati circa l’effetto complessivo della politica economica sulla sostenibilità del debito pubblico. La vera sfida, tuttavia, è quella delle coperture della maggiore spesa prevista che, a parte il risparmio nella gestione delle risorse pubbliche –vademecum Cottarelli- e l’abolizione dei privilegi accordati al sistema politico, saranno generate dal previsto aumento della produzione, dei redditi indotti dalla spinta fiscale e, dunque, dalle future entrate fiscali. E il Mezzogiorno? Il sud rimane nell’ombra. Se da una parte è vero che il Sud godrà dei benefici della manovra e altrettanto vero che bisogna ridurre il rischio che questa politica aggravi ulteriormente il divario esistente nel paese.

L’aumento della produzione, a seguito della graduale riduzione fiscale prevista dal governo, favorirà certamente la creazione di nuove occupazioni e di nuove imprese ma questa espansione, in assenza di una strategia sul Mezzogiorno e di vincoli alla destinazione di nuovi investimenti, rischia di beneficiare, come è successo già nel passato, solo la parte più attrezzata e produttiva del paese. Il rischio, quindi, è che i sistemi produttivi forti diventeranno ancora più forti e quelli deboli ancora più fragili.

Certo, i disoccupati al Sud non saranno lasciati soli con il reddito minimo garantito; ma il Sud vuole opportunità di crescita e di lavoro, aspetta la realizzazione di investimenti, infrastrutture, e l’introduzione di incentivi fiscali per nuovi insediamenti produttivi in grado di generare nuova occupazione. Dobbiamo arrestare la continua emorragia dei posti di lavoro che impoverisce inesorabilmente il Sud. Tutto questo necessita di precisi interventi e una strategia di sviluppo del Sud, perché la manovra di politica economica prevista dal governo potrebbe non bastare.

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