SCHEGGE DVRACRVXIANE

Questa pandemia sta dimostrando che la libertà risiede a destra

Quella persecuzione tutta anti-italiana che non ha lesinato fondi per volanti, elicotteri e droni sguinzagliati a caccia di sportivi, di anziani, di sacerdoti, di figli preoccupati per la solitudine dei propri genitori e persino di partorienti

Helmut Leftbuster
Questa pandemia sta dimostrando che la libertà risiede a destra

Questa pandemia ci sta insegnando un sacco di cose. E molte andranno messe in conto a chi di dovere al momento del voto (iniziando da quella persecuzione tutta anti-italiana che non ha lesinato fondi per volanti, elicotteri e droni sguinzagliati a caccia di sportivi, di anziani, di sacerdoti, di figli preoccupati per la solitudine dei propri genitori e persino di partorienti). Il grande Manzoni fece dire al suo Don Abbondio, emblema senza tempo di servile ignavia verso le prepotenze del potere, la celebre frase "il coraggio uno non se lo può dare"; ebbene, dopo questi mesi di osservazione di umane vicende in tempo di coronavirus, ci sentiamo di dire che anche "la paura uno non se la può dare", sebbene facciano di tutto per inocularcela, e, quando non riescono, imporcela.

Ebbene, dal momento che nessuna univocità scientifica ha saputo convergere su spiegazioni e soprattutto soluzioni condivise rispetto all'immane calamità piovuta sulla libertà degli Italiani, resta legittimo per il cittadino-elettore trarre conclusioni individuali basate sulla personale osservazione di un fenomeno poco verificabile ad occhio nudo (il virus), ma fortemente impattante a livello di emotività sociale. Ora, due sono stati (e continueranno ad esserlo nel prosieguo della crisi che si dipana tutt'altro che breve) gli schieramenti politici in campo: non più "destra" contro "sinistra", ma libertà e coraggio contro paura e pronezza.


Mentre, infatti, la dottrina progressista ha continuato implacabile con i suoi mantra basati su arrendevolezza, nichilismo e ineluttabilità verso qualsiasi minaccia ottunda il benessere della nazione, il popolo sovranista, contrariamente alla paradossale vulgata che lo dipinge come "il fascista" del film, si è rivelato la componente politico-culturale più dedita al vigore democratico, alla valorizzazione delle libertà costituzionali e all'autodeterminazione delle responsabilità civiche. Là dove i filogovernativi si sono beati della frusta, dei posti di blocco, della megafonata claustralità domestica scaturita inevitabilmente in una diminutio della partecipazione democratica e dell'impegno produttivo del cittadino, i sovranisti hanno prediletto salutismo, fattività operativa e suprema salvaguardia di quei legami familiari e affettivi dei quali invece gli "abbracciatori di Cinesi" si sono fottuti altamente, col cinismo e l'anaffettività che da sempre ne contraddistinguono l'azione pubblica e privata.

Mentre a pranzo i companeros santificano uno scrittore cileno reso celebre solo da qualche spacconata contro l'ex presidente Pinochet, a cena invocano autoritarismo poliziesco, censura dell'informazione, soggiogamento della plebe a competenze tecniche dalle mai specificate titolarità, affidamento quasi fideistico ad autorità sovranazionali, sacrifici economici senza tempo, screanzato tracciamento telematico e, udite udite, vaccini alla cieca.

Sì, alla cieca, perché qualunque essere umano dovrebbe avere il diritto di sapere che cosa contiene ciò che gli fanno ingurgitare e chi ne produce la sostanza. Se la Legge restringe a casi estremamente specifici l'esecuzione forzosa di pratiche terapeutiche (il tso, tanto per intenderci), un motivo ci sarà. Ecco, informatevi su quale possa essere tale motivo; e nel frattempo, anziché andare a caccia con la bava alla bocca di connazionali come fossero pokemon attraverso l'uso di tecnologiche quanto misteriose “app”, ragionate sulla reale geolocalizzazione politica e filosofica della libertà con la L maiuscola.

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