la discussa tesi di un sociologo usa

L'ultima dei buonisti: i kamikaze? Altruisti

Per l'americano Scott Atran gli aspiranti suicidi subiscono un indottrinamento basato sul senso del dovere familiare, affatto diverso da quello impartito ai soldati per indurli a sacrificare la vita per i propri compagni

Redazione
L'ultima dei buonisti: i kamikaze? Altruisti

Certo che i buonisti non si smentiscono mai, pur di difendere l'indifendibile. I kamikaze islamici? Secondo l'antropologo americano Scott Atran non sono né pazzi né fanatici religiosi né poveri disperati. Alla base di questo tipo di lotta estrema vi sarebbe l'impulso a comportarsi con altruismo (alla faccia!), fino al sacrificio estremo, verso i propri parenti più stretti. Atran, che ha pubblicato questa sua discutibile tesi su Science, parte dal fatto che tutte le indagini psicologiche e sociologiche sui terroristi suicidi hanno dimostrato che essi non sono psicolabili ma che, “come la madre che muore tentando di salvare i figli”, subiscono un indottrinamento basato sul senso del dovere familiare, affatto diverso da quello impartito ai soldati per indurli a sacrificare la vita per i propri compagni.


Secondo Atran, “ai kamikaze si fa credere che il proprio gruppo di compagni o di correligionari sia la propria vera famiglia, per cui vale la pena di immolarsi, mentre il resto dell'umanità è sacrificabile. E, vista la disparità di mezzi militari fra le due parti in lotta, l'uso del terrorismo suicida per provocare danni al nemico ai loro occhi è accettabile”. Una tesi condivisibile solo in parte e valevole forse per gli individui psicologicamente deboli o instabili, dato che recenti inchieste dimostrano che molto spesso gli aspiranti kamikaze vengono scelti nei ceti più poveri e reclutati con la promessa che, dopo “l'atto”, alla loro famiglia non verrà fatto mancare nulla, onori e glorie e soprattutto soldi.


E paradossalmente, mentre una pèarte dell'America radical-chic, dem e obamiana, plaude ai jihadisti, l'Arabia Saudita, patria dell'Islam più radicale, dopo aver provato sulla propria pelle, nel 2013, l'effetto che fa subire degli attentati, li ha colpiti con una fatwa che li condanna all'inferno. Il gran muftì dell'Arabia Saudita Sheikh Abdul Aziz bin Abdullah al-Sheikh si è difatti schiera contro i kamikaze definendoli "criminali che andranno all'inferno". Parlando ad una conferenza a Riyadh, il leader religioso wahhabita è ritornato sull'argomento degli attentati suicidi che in passato hanno avuto come protagonisti decine di sauditi. "Farsi saltare in aria in nome dell'Islam è un grande crimine", ha dichiarato al-Sheikh (cioè "il sapiente"); "gli attentatori sono criminali che buttato via la loro mente, rovinando se stessi e la società. Essi pagheranno per le loro azioni".

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