Intervista a Ekuè Folly, vittima dell'intolleranza di sinistra

Leghista e africano? La Kyenge lo fa cacciare dalla sua onlus

L'associazione Redani fondata dall'ex ministro lo ha espulso perché iscritto alla Lega. Ora si è rivolto a un tribunale per avere giustizia: "Discriminato da chi dice di combattere le discriminazioni"

Marco Dozio
Leghista e africano? La Kyenge lo fa cacciare dalla sua onlus

Un caso di razzismo. Contro un leghista originario dell’Africa. Un caso di intolleranza nei confronti di chi ha idee diverse. Un caso di discriminazione sulla base delle opinioni e dell’appartenenza a un partito. Succede che l’associazione Redani (Rete della diaspora africana in Italia), fondata da Cecile Kyenge, abbia cacciato Ekuè Folly, 35enne originario del Togo e residente a Monselice (Padova), ingegnere e ricercatore in scienze sociali, membro del consiglio direttivo. La sua “colpa”? Quella di essere iscritto alla Lega Nord e di condividerne le proposte sul tema immigrazione. Un’onta inaccettabile, da punire con l’espulsione da un sodalizio che si definisce in lotta contro discriminazioni e manifestazioni d’intolleranza. La motivazione parla di “incompatibilità di valori fra l’adesione alla Lega Nord e l’appartenenza alla Redani che non può avere fra i suoi iscritti un aderente a un partito xenofobo e razzista”. Ekuè Folly ha citato in giudizio l’associazione dunque la contesa si svolgerà in tribunale. La posta in gioco è la libertà di espressione e il diritto a non subire discriminazioni. Ancor più paradossali se a praticarle sono i campioni dell’inclusione e dell’accoglienza, benemeriti principi che in tutta evidenza vengono applicati solo agli amici e a chi la pensa come loro. Altrimenti scatta il rifiuto del “diverso”, l’emarginazione, la ghettizzazione, l’incapacità di accettare e di convivere con l’altro da sè. Insomma quel meccanismo discriminatorio che certa sinistra prima stigmatizza e dice di combattere, facendone arma retorica contro una parte politica, poi mette in pratica essa stessa con un fervore, questo sì, razzistico e intollerante. Il diverso? Se ne deve andare, non lo accettiamo, va isolato, additato al pubblico ludibrio, condannato alla morte sociale. Cecile Kyenge, la paladina dell’integrazione, non ha niente da dire? L’associazione che ha fondato contro le discriminazioni ora discrimina e non integra? Ritiene corretto praticare del razzismo nei confronti di un leghista? In Italia dal 2005, moglie di Monselice, due figli piccoli, tre lauree e un dottorato, Ekuè Folly confida nella giustizia italiana.

 

Lei è stato discriminato da chi dice di voler combattere le discriminazioni?

Esatto. È una vicenda molto triste perché l’allontanamento di un africano da parte di un’associazione che lavora per l’integrazione è un pessimo segnale. Noi siamo e dovremmo essere per l’inclusione. Se si combatte contro il razzismo e per l’inclusione, allora questi convincimenti vanno applicati sempre. Questa vicenda mi ha rovinato i rapporti sociali. E sto parlando della crema della diaspora africana, di persone di una certa levatura con cui ho sempre intrattenuto rapporti, ma che all’improvviso mi hanno girato le spalle, allontanandomi. Questo mi rattrista. Sono stato discriminato. Mi avevano persino cacciato dal fan club online, io che sono nel consiglio direttivo, molto prima di avviare la procedura di espulsione.

 

L’hanno espulsa dall’associazione perché lei sarebbe iscritto a un partito definito come “razzista e xenofobo”?

La Lega Nord non è un partito razzista e xenofobo. Dire questo e sostenere che chi è iscritto alla Lega non possa far parte di un’associazione della diaspora africana è assurdo. È una discriminazione gravissima.

 

Condivide le idee sul contenimento dell’immigrazione?

Assolutamente sì. L’immigrazione gestita in questo modo è dannosa per tutti, per gli italiani e per gli stranieri stessi. La mobilità internazionale è un fatto, gli italiani sono emigrati, ce ne sono 60 milioni all’estero. Ma accogliere persone che arrivano via mare in modo irregolare, senza visto e senza alcun progetto di vita è soltanto deleterio. Le faccio un esempio.

Dica.

Ho studiato in Italia per 8 anni e non ho mai assistito ad alcuna reazione negativa contro la presenza di studenti stranieri e nello specifico africani. Studenti che spesso beneficiano di borse di studio pagate con i contributi versati dagli italiani. Ma nessuno si è mai lamentato perché si tratta un flusso immigratorio regolare, di un valore aggiunto.

 

Cosa vorrebbe dire a Cecile Kyenge?

Le direi di analizzare le dinamiche di questa vicenda e di stare dalla parte giusta. È una persona intelligente. So che ha problemi pendenti con la Lega Nord, ma qui si tratta di una questione fondamentale: stiamo parlando di un grave fatto di discriminazione. La diaspora non deve lanciare questi segnali. A lei chiedo anche di fare in modo che Redani possa aprirsi a chi professa idee diverse, l’associazione non può connotarsi a sinistra e dialogare unicamente con quella parte.

 

Come si trova nell’ambiente Lega?

Benissimo. Nel partito non ho mai subito alcuna discriminazione o episodio di razzismo. Mai. Nella società sì e più volte, nel partito mai. I dirigenti in queste ore mi hanno telefonato manifestandomi solidarietà. E per questo li ringrazio.

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