Le vere emergenze del sistema sanitario nazionale

Suicidio assistito? Ma pensiamo piuttosto alla terapia del dolore!

Anche se c’è qualcuno che cerca d’immischiare le carte, eutanasia e terapia del dolore non sono affatto la stessa cosa. Visto che sulla definizione della seconda c’è l’accordo medico-scientifico, perché è ancora così difficile trovare strutture ospedaliere che le praticano?

Giuseppe Brienza
Suicidio assistito? Ma pensiamo piuttosto alla terapia del dolore!

La terapia del dolore, questa sconosciuta...

A seguito dell’ennesima sollecitazione politica della Corte costituzionale, in questo caso pro-eutanasia sul caso Cappato/DJ Fabo, il Capogruppo del Partito Democratico al Senato Andrea Marcucci ha presentato, con altri 24 senatori, un disegno di legge che, prima di disciplinare il c.d. “fine vita”, ha l’obiettivo di porre “Disposizioni in materia di terapia del dolore” (v. Atto Senato n. 966, assegnato alle Commissioni il 5 marzo ma non ne è stato ancora iniziato l'esame). Naturalmente i radicali ed i grandi media liberal si sono focalizzati sul primo dei due temi, con Segretario nazionale dell’Associazione Luca Coscioni (Filomena Gallo) ed anestesista-medico di Piergiorgio Welby (1945-2006) Mario Riccio, pronti a protestare perché il disegno di legge Marcucci non sarebbe “la risposta a quanto sollecita la Corte Costituzionale con ordinanza n. 207 del 2018. Non affronta il tema dell’assistenza alla morte volontaria, limitandosi a diminuire le pene, e rischia di sovrapporsi alle norme già esistenti in tema di cure palliative e interruzione delle terapie”.

Ma invece d’insistere sull'approvazione di una normativa che introduca l’assistenza al suicidio e/o l’eutanasia nel nostro ordinamento, una questione che riguarda o riguarderà poche centinaia di persone, sembrerebbe politicamente necessario - questo sì! - mettere a tema l’altra emergenza che il ddl affronta, ovvero la carenza e, soprattutto, la disomogeneità territoriale nell’accesso dei pazienti alla terapia del dolore. Abbiamo infatti regioni come la Valle d’Aosta che, nel 2018, hanno fornito circa 5.600 prestazioni ambulatoriali, di cui 800 a favore di pazienti oncologici per disturbi correlati alla loro patologia, e altre come la Campania nelle quali, da ultimo, a Marigliano (Napoli), si è verificato l’ennesimo caso di mancato riscontro a richiesta di terapia del dolore da parte di un malato terminale. Una richiesta che a tutt'oggi non ha ancora trovato riscontro, laddove al paziente in questione, un 63enne del luogo, è stata data un'aspettativa di vita di meno di un mese!

Il ministro della salute Giulia Grillo ha riconosciuto in proposito l’esigenza di “lavorare con le Regioni perché attivino concretamente le reti per le cure palliative in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale. Tutto il Sud è carente, soprattutto di hospice pediatrici [ma] dobbiamo potenziare la formazione medica post laurea in questo ambito, visto che sono ancora pochi i medici palliativisti”.

A livello nazionale, secondo dati 2017, il Ssn risulta carente di circa 250 posti letto in hospice e, come detto, la situazione di bisogno è decisamente disomogenea, con Regioni in surplus come Lombardia, Emilia Romagna e Lazio e altre in grave deficit come il Piemonte, la Toscana, la Campania e la Sicilia.

Uccidere (o far morire, in fondo è la stessa cosa) è semplice, prestare una attenzione adeguta alla sofferenza, causata non solo da un dolore fisico ma anche psicologico, è molto più difficile. Si tratta nondimeno di un dovere sociale e pubblico che, dalla “Costituzione più bella del mondo”, dovrebbe discendere in capo alle Strutture sanitarie nazionali. E non solo attraverso operatori medici, ma anche psicologi e infermieri. Personale insomma in grado di alleviare i disagi provocati dalla malattia e da situazioni di vita complesse ma che necessitano di una cura ed un accompagnamento personalizzati. Non solo di oppiacei, quindi, e tantomeno di “suicidi assistiti”…

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