Ernest Simoni, il sacerdote mai arreso al comunismo

Albania, terra di martiri…

Dopo una seguitissima diretta lo scorso 4 giugno dagli studi di Radio Maria, il cardinale albanese Ernest Simoni, trent’anni di martirio subìto per mano comunista nel Paese delle Aquile, sarà ospite domenica prossima della Parrocchia di Santa Maria Novella a Marti, in provincia di Pisa. Celebrerà la S. Messa e poi terrà un incontro con i fedeli

Giuseppe Brienza
Albania, terra di martiri…

Ernest Simoni è un anziano sacerdote albanese diventato cardinale a quasi novant’anni nel Concistoro del 19 novembre 2016, il terzo del pontificato di Papa Francesco. Nato il 18 ottobre 1928 a Troshani, un villaggio a pochi chilometri da Scutari, da una famiglia profondamente religiosa, è entrato all’età di 10 anni nel collegio dei francescani a Troshani, iniziando lì il suo percorso di studi per la formazione al sacerdozio. Domenica prossima, invitato dal parroco di Santa Maria Novella a Marti don Fabrizio Orsini, il card. Simoni sarà ospite di questa parrocchia in provincia di Pisa, per celebrare la S. Messa e tenere poi un incontro con i fedeli e con le persone che vorranno chiedergli della sua incredibile esperienza.

Don Ernest - come si è fatto sempre e si fa ancora chiamare – ha commosso il mondo e anche il Santo Padre quando, il 21 settembre del 2014, ha raccontato la sua drammatica storia di violenze e vessazioni subite durante gli anni bui della dittatura comunista di Enver Hoxha (1908-1985).

Nei 27 anni trascorsi dietro le sbarre, esattamente come Nelson Mandela (del leader sudafricano si parla però troppo e spesso a sproposito, mentre di Simoni poco o nulla…), l’indomito sacerdote ha dovuto subire frustate, picchiature con manganelli e abusi psicologici di ogni tipo. Tutto per fargli abiurare la Fede, anche grazie alla sottoposizione continua ai lavori forzati. La sua colpa? Continuare ad essere un prete cattolico e predicare il Vangelo al popolo, con ciò meritandosi la condanna come “nemico del popolo”. Arrestato nella notte di Natale del 1963, Simoni fu sbattuto nella cella d’isolamento del regime comunista e, presto, ricevette la comunicazione della condanna a morte a seguito di un processo-farsa. “Mi dissero: tu sarai impiccato come nemico perché hai detto al popolo che moriremo tutti per Cristo se è necessario”, ha testimoniato in tante conferenze e incontri pubblici.

Al suo compagno di cella ordinarono pure di registrare “la prevedibile rabbia” di Simoni contro il regime di Scutari ma, dalla bocca del sacerdote, uscirono sempre e solo parole di perdono e di preghiera per i suoi aguzzini. La pena gli fu perciò commutata in 25 anni di lavori forzati nelle gallerie buie delle miniere di Spac e, in seguito, nelle fogne di Scutari a spaccare pietre con una mazza di ferro pesante circa 20 kg.

La liberazione avvenne il 5 settembre 1990 e, fuori dal carcere, don Ernest confermò il suo spessore morale e cristiano offrendo il perdono ai suoi carcerieri e continuando ad invocare per loro il perdono e la misericordia di Dio.

Oggi Ernest Simoni rimane uno degli unici due sacerdoti viventi testimoni dell’orrore che ha regnato nel Paese nel quale, primo al mondo, è stato dichiarato - nel 1967 - l’ateismo di Stato. Una voce preziosa che Bergoglio ha voluto inserire tra i membri del Collegio cardinalizio, quale segno di riconoscimento e vicinanza a tutte le Chiese oggi perseguitate o bagnate dal sangue di martiri.

L’appuntamento con il cardinale albanese è quindi per domenica 30 giugno, alle ore 10, per la Santa Messa e, a seguire, per un sobrio bu­ffet e la possibilità di conversare con lui nei locali parrocchiali (piazza Indipendenza 1, Marti – www.parrocchiadimarti.org).

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