il buonismo, due pesi e due misure

Olandistan, dove la vita di un italiano “infedele” non vale niente

L'incredibile storia di Stefano Tanzi, massacrato da una banda di magrebini. Dopo le stragi di Nizza e Monaco, polizie pronte a mentire pur nascondere le responsabilità quando i colpevoli sono islamici o “migranti” da alcune zone ben precise

Max Ferrari
Olandistan, dove la vita di un italiano “infedele” non vale niente

A Nizza il tentativo di stravolgere la realtà si è spinto alla violenza psicologica esercitata su una poliziotta “rea” di non voler cancellare le prove registrate dalle telecamere di sicurezza e “colpevole” di non assecondare la finta verità ricostruita dai politici di sinistra a Parigi. A Monaco si è ripetuto il triste cliché già visto a Capodanno durante gli stupri di massa perpetrati da gruppi di “rifugiati” a Colonia: negare l’evidenza.


Adesso, un tragico caso di cronaca rimbalza dall’Olanda e qualcuno si chiede se per caso anche la polizia dei Paesi Bassi non faccia il gioco di Caino anziché difendere Abele. Il caso è quello di Stefano Tanzi, bravo ragazzo di sani principi partito da Mola di Bari per andare a lavorare a Tilburg, in quello che una volta era il dolce Limburgo, una zona particolarmente piacevole e romantica della già bella Olanda. Purtroppo per lui però il ragazzo è capitato in un periodo in cui il Paese è sotto scacco di nuovi padroni: bande di maghrebini - come denuncia da anni Geert Wilders, leader del Partito della Libertà (PVV) alleato della Lega - impunite e coccolate dalla sinistra che sgoverna i Paesi Bassi.


Stefano, a quanto pare, avrebbe osato parlare con una ragazza olandese che i marocchini, guidati da un noto pregiudicato, ritenevano di loro proprietà ed è stato punito: picchiato a morte, con tagli profondi e costole rotte e ridotto in coma farmacologico. Niente di nuovo purtroppo, anzi una cosa all’ordine del giorno nella UE delle cooperative “buoniste”, ma quello che ha scandalizzato e inquietato i familiari è stata la netta impressione che la polizia non avesse alcuna voglia di fare chiarezza sulla vicenda e avesse una gran voglia di derubricare tutto ad un misterioso incidente avvalorando la tesi che Stefano fosse caduto, da solo, dal secondo piano del palazzo dove abita la ragazza. Vedremo come si svilupperà la cosa ora che la Lega ha acceso i riflettori sul caso, ma la domanda che molti si fanno è: possibile che ciò accada in una nazione come l’Olanda che della trasparenza fa un suo vanto?


Rispondo per esperienza personale e con l’animo di uno che lì ha vissuto e ha molto amato quel Paese, di cui ho soltanto bei ricordi, e i suoi abitanti. Anni fa venni chiamato d’urgenza all’ostello de l’Aja, la capitale, perché c’erano dei ragazzi italiani in difficoltà e non erano in grado di spiegarsi: si trattava di due fidanzati veneti che stavano girando i Paesi Bassi in bicicletta e che si erano visti fregare i loro mezzi da due dipendenti dell’ostello. Caso facile da risolvere, ma una volta arrivati alla stazione di polizia sono cominciati i problemi. All’agente di origine pakistana che ci stava di fronte dissi, traducendo alla lettera, che i due avevano visto i ladri e che secondo loro si trattava di un marocchino e di un pakistano che collaboravano con l’ostello. Apriti cielo: d’un tratto i criminali eravamo noi e l’agente andò su tutte le furie accusandomi di aver tradotto come volevo io e non quel che avevano detto i derubati su cui iniziarono pressioni inaudite al fine di ottenere una versione diversa. Visto che i veneti ribadivano le accuse fummo tutti minacciati di essere inquisiti per falsa testimonianza con finalità razziste e a me dissero che avrei dovuto lasciare l’Olanda perché “pericoloso”.


Siccome per una storia simile ero già stato espulso dalla Svezia verso la Danimarca sapevo che non scherzavano ma decisi di andare in fondo alla litigata. Inutilmente, perché dopo una giornata di pressioni, la ragazza scoppiò a piangere, la denuncia non venne formalizzata e fummo sbattuti fuori con la raccomandazione di non farci più vedere se no la seconda volta non l’avremmo fatta franca… Come se non bastasse i fidanzati, tornati all’albergo, furono minacciati dai ladri, evidentemente avvertiti, e letteralmente scapparono. Questo è un piccolo episodio di tanti anni fa, ma la dice lunga, anche perché la situazione da allora non ha fatto altro che degenerare (ricordate ad esempio l’arbitro ucciso a calci durante una partita?) e le gang marocchine sono talmente violente e padrone della piazza che Wilders ne ha fatto un vero tema di discussione parlamentare con interpellanze e dibattiti infuocati che hanno tenuto banco sui giornali.


Naturalmente non è cambiato nulla: Wilders è il cattivo razzista e loro sono le vittime della colonizzazione che si prendono la loro giusta rivincita. Peccato che l’Olanda non avesse colonie in Nord Africa e che gli indonesiani che furono davvero colonizzati siano una minoranza finora tranquillla e ben integrata. Ma questa è storia vera e alla sinistra che vive di falsità non interessa. La verità comunque è che anche il mito dell’Olanda trasparente e giusta è definitivamente tramontata in nome del politicamente corretto che genera solo gravi scorrettezze.

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