Record di immigrati da un Paese senza guerra

Eritrea, quando l'emigrazione di massa consolida il regime

Nel 2015 oltre 40.000 eritrei sono entrati in Italia. Il dittatore Afewerki è convinto che l'emigrazione di giovani maschi diminuisca il rischio di rivolte interne

Marco Dozio
Eritrea, quando l'emigrazione di massa consolida il regime

Nel 2015 circa 40mila eritrei sono immigrati in Italia, abbandonando un Paese che si svuota a ritmi record: come spiega il reportage pubblicato oggi sul Corriere della Sera, nel giro di pochi anni il 9% dei 4 milioni e mezzo di abitanti è emigrato all’estero. Dopo i siriani, gli eritrei sono il gruppo più numeroso arrivato in Europa. E così l’ex colonia italiana si ritrova più povera di prima, senza energie giovani in grado di invertire la rotta. Mediamente emigrano dal Paese circa 2mila persone al mese, in massima parte giovani maschi.

Al regime va bene così. Più uomini emigrano, minori sono le possibilità di rivolte interne. In Eritrea non c’è la guerra. Il Paese è governato da un dittatore, come succede per gran parte dell’Africa. Vige il partito unico da 25 anni, da quando il movimento di liberazione nazionale ha realizzato la secessione dall’Etiopia. Con cui i rapporti restano tesissimi anche per contese sui confini. Per questo esiste il servizio militare e obbligatorio, perenne, dai 16 anni in su. Il presidente Afewerki governa così, nella convinzione non dichiarata che l’emigrazione di massa abbia il balsamico effetto di consolidare il suo regime.

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