Aspiranti jihadisti

Terroristi condannati a 6 anni, i Pm: "Più pericolosi perché perfettamente integrati"

Secondo i magistrati oltre a programmare attacchi in Italia, in particolare alla base Nato di Ghedi, facevano anche proselitismo

Redazione
Terroristi condannati a 6 anni, i Pm: "Più pericolosi perché perfettamente integrati"

Il tunisino Lassaad Briki (a sinistra) e il pakistano Muhammad Waqas (a destra). Foto ANSA

"Sono persone inserite, coi documenti in regola, che vivono e lavorano accanto a noi", si mimetizzano nella normalità quotidiana, i loro figli sono compagni di classe dei nostri, lavorano insieme a noi, sono i gentili vicini di pianerottolo che ci offrono il loro cous cous e per questo motivo sono ancora più pericolosi. Questo, in sostanza, è quello che è stato affermato dal procuratore aggiunto di Milano Maurizio Romanelli in un passaggio della sua requisitoria, con la quale ha condannato a 6 anni di carcere il tunisino Lassaad Briki e il pakistano Muhammad Waqas, presunti jihadisti legati all'Isis arrestati lo scorso luglio che, intercettati, parlavano di compiere attentati in Italia e in particolare alla base Nato di Ghedi, nel Bresciano. La condanna è stata decisa dalla corte d'assise di Milano, presieduta da Ilio Mannucci, accogliendo la richiesta del procuratore Romanelli e del pm Enrico Pavone. Arrestati per terrorismo internazionale perché legati all'Isis e in procinto, secondo l'accusa, di passare all'azione con attentati in Italia, "fanno parte dell'associazione terroristica più pericolosa e più sanguinaria al mondo" aveva detto in Aula il pm Pavone, chiarendo già che i due erano "ancora più pericolosi perché perfettamente integrati". I giudici hanno disposto che gli imputati, entrambi regolari e con un lavoro a Manerbio (Brescia), a pena espiata vengano espulsi dall'Italia.

Il pm Romanelli ha spiegato come "il mondo abbia deciso in questi ultimi due anni di reagire alla minaccia dell'organizzazione terroristica Stato islamico" e ha descritto "la straordinaria pericolosità del fenomeno dei foreign fighters soprattutto per i Paesi da cui partono e in cui transitano" e il "salto di qualità incredibile del terrorismo jihadista in Europa". Il magistrato ha ricordato alcune intercettazioni dell'inchiesta nelle quali Briki diceva di volere "entrare in una base militare in un Paese di miscredenti, una bella botta, se non ammazzo brucio un aereo". Dopo gli arresti, ha aggiunto il pm, il quadro si è aggravato perché gli inquirenti sono riusciti a recuperare anche alcune chat tra Briki e un tunisino che dimostrano, secondo l'accusa, che "l'Isis aveva preso in carico Briki e lo aspettava in Siria", dove sarebbe arrivato passando per la Turchia. "Io andrò se Allah vuole in traghetto", diceva Briki lo scorso 18 luglio prima di essere arrestato. Nel tablet di Waqas, dopo gli arresti, gli investigatori hanno trovato una vera e propria "guida del mujahidin in Occidente" intitolata How to survive in the west. I due, ha spiegato Romanelli, stavano seguendo delle "regole per rendersi invisibili e il più possibile occidentali", per poi "colpire in modo anche rudimentale", passando così dalla "militanza da tastiera a quella reale", cercando di reperire armi come kalashnikov o fabbricare "bombe artigianali".

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