Intervista al direttore di Panorama

Giorgio Mulè: "Renzi ha un'isteria antidemocratica"

"Fatico a rintracciare nel passato un atteggiamento più antidemocratico. I direttori di rete Rai interpretano il malcontento di Renzi e danno seguito a vere e proprie purghe"

Marco Dozio
Giorgio Mulè: "Renzi ha un'isteria antidemocratica"

Foto Panorama

Renzi secondo il direttore di Panorama “soffre di isteria verso il dissenso”. E dunque “ha un atteggiamento antidemocratico” da cui discendono “le purghe nei confronti dei giornalisti” attuate dai "moschettieri della Rai". Mentre la Commissione Giustizia di Palazzo Madama approva la norma “salva-casta” che prevede fino a 9 anni di carcere per il cronista accusato di diffamare un politico o un magistrato.

 

Giorgio Mulè, direttore di Panorama, è in atto l’epurazione renziana dei giornalisti non allineati? 

È impossibile collegare in maniera fattuale i siluramenti o i licenziamenti direttamente a Renzi, ovviamente lui può dire che non c’entra nulla. E’ innegabile però che questo Governo e Renzi in particolare abbia una forma di orticaria vera nei confronti di chiunque osi contraddirlo. C’è stata un’escalation in questo senso: hanno cominciato con i gufi per passare ai professoroni che fanno i convegni con le tartine. Infine si è arrivati ai giornalisti, dopo che alla Leopolda sono stati messi all’indice i titoli dei giornali sgraditi sul muro della vergogna. Ora sono passati alle azioni manifeste, in cui sono ravvisabili le impronte digitali di Renzi e dei suoi moschettieri. Ma non ci sarà mai la prova del nove, la pistola fumante.

 

Il cambio della guardia a Libero rientra in questo scenario?

Di certo Belpietro è un giornalista inviso questo potere perché rompeva le scatole a Renzi un giorno sì e l’altro pure. Lo faceva nei confronti di Renzi, della Boschi e delle magagne del padre. Quindi era chiaro e manifesto che al premier stesse sulle scatole.

 

Anche quella di Giannini a Ballarò si configura come un’epurazione?

E’ altrettanto chiaro che Giannini stesse sulle scatole a Renzi. Del resto il premier ha dichiarato in tutti i modi che non gli piacciono i talk show e le loro formule. Quello che sta accadendo non è una sorpresa.

 

Come definisce quelli che per i renziani restano semplici avvicendamenti?

Purghe. I moschettieri danno seguito ai desideri del re. I direttori di rete Rai interpretano il malcontento di Renzi e danno seguito a quelle che definisco purghe a tutto tondo. Abbiamo purghe e occlusioni di spazi di libertà.

 

Se le epurazioni si chiamano avvicendamenti o “innovazioni dei linguaggi televisivi”, è così strano che l’Italia sia precipitata al 77esimo posto nella classifica sulla libertà di stampa?

Dico di più. Il Governo colpevolmente e vergognosamente non fa approvare in Senato la legge che cancella il carcere per i giornalisti accusati diffamazione. Lo chiedono Corte europea dei diritti dell’uomo, Osce e Onu. Non solo. Il Governo fa passare in Commissione Giustizia del Senato una norma che prevede di innalzare da 6 a 9 anni la pena per i giornalisti colpevoli di diffamazione nei confronti di due categorie soltanto: politici e magistrati. Con questo siamo totalmente allineati ai peggiori regimi autoritari. Siamo in gara con la Turchia in quanto a libertà di stampa e libertà di espressione.

 

Il premier non sopporta e non concepisce il dissenso?

Renzi ha una forma di isteria verso il dissenso, celata dai tweet e dalle alzate di spalle: un’isteria che non dovrebbe trovare cittadinanza in un Paese libero. Non si tratta solo di minacce. Viene dato seguito a delle direttive precise, in modo che alcuni giornalisti non abbiano più voce.

 

C’è la volontà di avere campo libero da critici e avversari in vista del referendum?

Il referendum nella logica renziana viene presentato come lo spartiacque tra Mordor, quindi il regno del male, e la Compagnia dell’Anello. In quest’ultima ovviamente c’è Renzi-Frodo insieme alla fatina Boschi, trasformata ormai in strega di Biancaneve viste le ultime intemerate. Dall’altra parte c’è Mordor e tutto il regno del male, per cui chi non vota la riforma non ha nemmeno il diritto di spiegare perché ma è apoditticamente un inciucista, uno che vuole gli sprechi e il male del Paese. Il bene e il male, il giusto e l’ingiusto, gli onesti politicamente e i disonesti politicamente.

 

Una visione così manichea serve a ostacolare il confronto democratico?

Fatico a rintracciare nel passato un atteggiamento più antidemocratico di questo. Renzi dice che votare No significa uniformarsi ai peggiori nemici del Paese. È inaccettabile. Anche perché parliamo di un presidente del Consiglio illegittimo dal punto di vista della democrazia popolare non essendo stato eletto, ma cooptato da un padrino politico che si chiama Giorgio Napolitano. Renzi occupa quel posto per affermare la propria bramosia e bulimia di potere, rintracciabile in tutti gli atti e in tutte le nomine che compie quotidianamente.

 

Domanda classica ma più che mai attuale. E se tutto questo l’avesse fatto Berlusconi cosa sarebbe successo nel Paese?

Berlusconi semplicemente non avrebbe potuto farlo. Perché sarebbe bastato non un decimo ma un centesimo di quello che ha fatto Renzi per avere la gente in piazza, i magistrati con la costituzione alle inaugurazioni degli anni giudiziari, i popoli viola, i popoli arcobaleno, i giornali listati a lutto, i bavagli esibiti e molto altro. Invece assistiamo a un totale appecoronamento nei confronti di quest’uomo. L’Italia come sempre si accovaccia sotto il potente di turno e ne subisce la satrapia. Con Berlusconi non sarebbe successo nient’altro che una rivoluzione. Né più né meno che una rivoluzione.

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