Lombardia in quarantena - 7

Il virus ha demolito le nostre certezze, ora dobbiamo vincere e costruire un futuro migliore

Non riesco a concepire come debba sentirsi in queste settimane un bergamasco, cosa stia passando, assistendo alla tragedia della sua gente che scompare...

Marco Tavazzi
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Diciamocelo apertamente: nessuno di noi se lo sarebbe mai aspettato. Noi, gloriosi e boriosi figli della società eretta sulle certezze dell'onnipotenza tecnologica, la società che per antonomasia si considera la migliore e la più evoluta che abbia mai messo piede sul pianeta. Noi, tronfi di fiducia nel progresso, nessuno di noi avrebbe mai pensato di finire in quarantena, di convivere con il male, il dolore e la morte a questi livelli. Ancora è difficile credere, ogni giorno, ai numeri spaventosi che arrivano da Bergamo e dalle altre zone maggiormente colpite dall'epidemia. Non riesco a concepire come debba sentirsi in queste settimane un bergamasco, cosa stia passando, assistendo alla tragedia della sua gente che scompare, a livelli che non si vedevano dai tempi della guerra... e siccome quei tempi ormai sono lontani, rimangono in pochi ad esserne stati testimoni. La maggior parte di noi ha solo vissuto i racconti dei nonni, dei genitori.

Ha vissuto gli orrori a distanza, attraverso il filtro narcotizzante della televisione. Ma mai un clima di guerra come questo, che si trascina da settimane e si trascinerà, speriamo in ribasso, ma comunque per diverse settimane ancora... il bollettino di fine giornata. Un bollettino di guerra. La paura di un nemico invisibile. E oltre alla paura del virus, anche il timore per quello che questa serpeggiante paura potrebbe scatenare nelle altre persone.

aperta parentesi

Non sono il primo a dirlo, non sarò l'ultimo, ma anche a me ha fatto abbastanza ribrezzo il clima da “caccia all'untore” (seppur a livelli fortunatamente non esagerati) che si è creato nel Paese. Giusta e sacrosanta la fermezza nel reprimere chi non rispetta le regole: controlli e denunce per chi non segue le disposizioni per la salute pubblica sono necessari.

Ma la corsa morbosa a “individuare” un “capro espiatorio”, un “cattivo” che non rispetta le regole, e di conseguenza un possibile “untore”, che si è scatenata tra la gente, dimostra una pericolosa tendenza dell'essere umano, quando ha paura e non sa come gestirla, a calunniare il proprio simile. E siamo sicuri che i primi a puntare il dito, come spesso accade, non siano proprio i primi che vorrebbero trasgredire le regole, e quindi attaccano gli altri? Paura e invidia hanno sempre scatenato questi sentimenti. Le pulsioni più basse dell'essere umano, insomma, che vanno arginate, perché il nemico che dobbiamo affrontare è il virus. Non le persone che stanno accanto a noi. Ripeto: fermo restando che chi trasgredisce le regole deve essere giustamente punito, perché con la salute del proprio prossimo non si scherza. Ma non c'è niente di più iniquo delle piazze (anche virtuali) che giudicano.

Non spetta alla folla, troppo spesso manzoniana, giudicare, non spetta a chi urla più forte. Se una persona sbaglia, sarà giudicata dalle autorità preposte, dopo essere stata fermata durante regolari controlli. Non può essere additata e preventivamente giudicata da chi non sa niente di chi sia e per quale motivo si stia muovendo. Punto.

chiusa parentesi

Non ce lo saremmo mai aspettati, ma ora dobbiamo affrontarlo. E quando avremo vinto, perché vinceremo, dovremo necessariamente ripensare alle nostre vecchie e ormai sconfitte certezze. Ed essere più umili nel costruire il futuro, proprio come i nostri nonni costruirono il loro e il nostro futuro: non con l'arroganza di chi pensa tutto gli sia dovuto, ma con lo spirito di sacrificio e la bontà (che è cosa ben diversa dal buonismo) di chi vuole costruire un futuro migliore non solo per sé, ma per la propria comunità.

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