L'esperto: "ecoterrorismo, Italia attenta!"

Israele brucia, la stampa censura

Il capo della polizia ha detto che almeno metà dei roghi sono dolosi e il ministro della Educazione Bennet ha aggiunto che i piromani non sono ebrei...

Max Ferrari
Israele brucia, la stampa censura

Gli incendi che da 4 giorni devastano Israele sono motivo di grandissima soddisfazione sui social network arabi che festeggiano e motivo di grande preoccupazione per il governo di Tel Aviv che sottolinea come almeno una parte degli incendi, quasi 300 in varie parti del paese, sia di origine dolosa e, non a caso, la stampa parla di “Intifada degli Incendi”. Le immagini e il numero di persone coinvolte sono impressionanti con 75.000 persone evacuate nella sola Haifa, la terza città del Paese e Gerusalemme lambita dalle fiamme.


Una cosa epocale e non a caso sul posto sono attive squadre di soccorso di vari paesi tra cui quelle italiane, ma sulla nostra stampa la notizia bisogna andare a cercasela perchè è quasi nascosta e il terrorismo viene definito una ipotesi israeliana, quasi che si tratti di autocombustione. Eppure una persona seria come il ministro della Sicurezza Interna Gilad Erdan (da noi incontrato a marzo), così come il capo della polizia hanno detto chiaramente che almeno metà dei roghi sono dolosi e il ministro della Educazione Bennet ha aggiunto che i piromani non sono ebrei. Molti si chiedono - spiega il Jerusalem Post - se non sia una nuova forma di ecoterrorismo ma in effetti non c'è nulla di nuovo visto che il famigerato “Inspire”, il giornale dell'Isis, parlando degli attacchi non convenzionali oltre a consigliare l'uso di auto e camion come in Francia suggeriva proprio gli incendi e gli avvelenamenti delle acque.


Tutte cose di cui in Italia parla da tanto tempo (non sufficientemente ascoltato) un esperto di maxi emergenze come il professor Enrico Mairov, presidente di Lombardia-Israele, che, in partenza da Milano per Tel Aviv, guarda a questi eventi con grande preoccupazione e la consapevolezza che non si tratta di mondi lontani. Tutt'altro. Certo la censura, la minimazzione e lo stravolgimento dei fatti esercitati dalla stampa italiana non aiutano a capire e prevenire.


Ma dall'autocensura torniamo alla “autocombustione”: il premier Netanyahu, è il caso di dirlo, non vuole gettare benzina sul fuoco e si è limitato a dire che ci sono indagini in corso e che in molti casi si tratta di incendi dolosi che stanno costando sforzi enormi da parte dei vigili del fuoco. E proprio un veterano dei pompieri di Haifa, Shimon Ben Ner, intervistato dalla Radio dell'Esercito ha detto: ”So per certo che hanno tentato di appiccare il fuoco al nostro comando di Haifa e se ci fossero riusciti i pompieri di tutto il distretto non avrebbero più potuto fare nulla”. Testimonianza chiara, che fa pensare a qualcosa di diverso dall'autocombustione.


Come chiari sono i messaggi esultanti apparsi sui social media arabi dove l'hashtag “Israele brucia” è andato per la maggiore e, addirittura un dei più importanti imam del Kuwait ha scritto su Twitter “buona fortuna agli incendi, Israele brucia”. Poi ha chiesto scusa, non per il pensiero ma per aver usato la parola “proibita” Israele, uno stato che per i fanatici “non esiste”. Il neo-ambasciatore di Israele in Italia, Ofer Sachs, sulla sua pagina Facebook ha caricato un impressionante video di Haifa in fiamme e ha scritto: ”Questo drammatico video è stato filmato poche ore fa a Haifa, nel nord di Israele. Sciaguratamente non è solo colpa delle condizioni atmosferiche... “


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