I precedenti espropri dei prefetti

Hotel requisiti per i "profughi", ormai è prassi silenziosa

Castel d'Azzano non è un caso isolato. Altri due episodi analoghi nel Veronese, oltre a Gorino nel Ferrarese. L'avvocato: "Lo Stato calpesta i diritti dei cittadini. E le possibilità di vincere un ricorso sono minime"

Marco Dozio
Hotel requisiti per i "profughi", ormai è prassi silenziosa

L’arroganza e la prevaricazione dello Stato nei confronti dei cittadini elevata a prassi. Mentre Angelino Alfano e il suo braccio destro Mario Morcone, insieme a una folta schiera di politici di sinistra, insultano i cittadini che osano opporsi all’invasione, i prefetti, braccio operativo dello Stato sul territorio, s’impossessano dei beni altrui e cancellano diritti fondamentali come quello alla proprietà privata e alla libera impresa. Sequestrando alberghi, contro la volontà dei proprietari, per far posto agli immigrati. Il caso dell’Hotel Cristallo di Castel d’Azzano nel Veronese, documentato dal Populista che ha pubblicato l’ordinanza prefettizia, non è isolato.

Anche i gestori dell’ostello di Gorino nel Ferrarese hanno denunciato analogo sopruso, con i carabinieri che hanno notificano la requisizione della struttura solo sei ore prima dell’arrivo dei presunti profughi. Altri due precedenti riguardano sempre Verona e il prefetto Salvatore Mulas, evidentemente abituato alle decisioni d’arbitrio. Come riporta l’edizione locale del Corriere, Mulas nel 2015 avrebbe requisito la struttura Costagrande e l’Hotel Genziana a Prada di San Zeno di Montagna per sistemarvi centinaia di richiedenti asilo, mettendo nero su bianco che gli espropri  temporanei erano una misura “eccezionale e contingibile”, così eccezionale da replicarla un anno dopo a Castel d’Azzano.

“Abbiamo una pubblica amministrazione che a tutti i livelli, da quello europeo fino a quello governativo e prefettizio, sta comprimendo i diritti dei cittadini in un modo drammatico”, spiega l'avvocato Simone Di Gennaro. “Lo Stato ci sta dicendo che gli italiani devono andare a dormire sotto i ponti, mentre gli stranieri devono stare in albergo. E lo dice con arroganza. Se lo Stato vuol fare questa solidarietà coattiva, almeno la faccia con i propri beni e non con quelli dei cittadini. Lo Stato non è capace di organizzare la cosiddetta accoglienza e si rifà sugli imprenditori privandoli dei propri beni. E lo fa per ospitare persone che hanno investito migliaia e migliaia di euro per venire qui”. La prassi di calpestare la proprietà privata pare non indignare nessuno. “Stiamo tornando all’economia sovietica o delle dittature di destra, stiamo tornando a un malinteso interesse nazionale che calpesta i diritti dei singoli cittadini. Il pubblico sta tornando ad essere invadente e prepotente rispetto al privato”.

Il guaio è che il cittadino è indifeso di fronte a un atto di forza. Lo Stato nel momento in cui stabilisce la requisizione arriva a disporre completamente di quel bene, con la possibilità di estromettere i legittimi proprietari persino dalla gestione della loro (espropriata) struttura. Chi osa difendersi deve infilarsi nel tunnel della giustizia italiana, sostenere il peso economico e psicologico di un processo che con ogni probabilità lo vedrebbe soccombere. “Queste operazioni vengono effettuate sulla base di leggi nazionali che è ben difficile riuscire a superare. Andrebbero impugnate le leggi al Tar del Lazio. Ma se la norma esiste, allora il Tar emette un giudizio in base alla norma vigente. Con il risultato che il cittadino a cui è stata requisita la struttura verrebbe ulteriormente massacrato. E spesso si tratta di cittadini che pagano le tasse e sono già vessati dalla burocrazia assurda di questo Paese. Siamo di fronte a un’inaccettabile invadenza dello Stato si declina da una parte nell’eccessiva burocrazia, dall’altra nella compressione del diritto”.

Poi c'è il capitolo degli indennizzi che il proprietario della struttura riceve per il "disturbo". "Occorrerebbe capire di che cifre si stiamo parlando, se l'indennizzo corrisponde a una cifra diciamo di mercato, come succede per gli espropri dei terreni, oppure no", spiega l'avvocato Lorenzo Rota.

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