intervista all'ambasciatore Rezan Kader

Massacro curdo, l'appello alla Ue: "Non traditeci"

"Vi abbiamo difeso dai tagliagole terroristi dell'Isis e ora ci abbandonate. Dov'è il governo italiano? Perchè Roma non chiede al governo iracheno di fermare l'aggressione armata contro il popolo curdo? "

Max Ferrari
Massacro curdo, l'appello alla Ue: "Non traditeci"

Vi abbiamo difeso dai tagliagole terroristi dell'Isis e ora ci abbandonate. Dov'è il governo italiano? Perchè Roma non chiede al governo iracheno di fermare l'aggressione armata contro il popolo curdo? Questo in sintesi il grido di dolore e l'appello lanciato dall'Alto Rappresentante del Kurdistan iracheno a Roma, signora Rezan Kader, che si chiede anche come mai il Vaticano non si sia ancora mosso nonostante il fatto che il piccolo Kurdistan ospiti generosamente una moltitudine di profughi siriani e iracheni (il 35% della popolazione locale) la maggior parte dei quali cristiani scampati miracolosamente al genocidio perpetrato dagli islamisti.

Da nove anni a Roma per conto del Governo Regionale del Kurdistan in un ufficio di rappresentanza che, de facto, è una ambasciata, in un italiano perfetto Rezan Kader ci racconta i suoi buoni rapporti con politici dei vari schieramenti, il feeling nato con Maroni ai tempi in cui fu ministro, gli ottimi rapporti con Zaia e il Veneto, la simpatia con cui i curdi hanno guardato al referendum lombardo-veneto raccontata in una lettera a Salvini e si chiede perchè proprio l'Italia che in Kurdistan ha 800 militari impegnati soprattutto nella difesa della diga di Mosul, non dica nulla su quel che sta succedendo dopo che i curdi, il 25 settembre, hanno deciso di celebrare un referendum (salutato da una lettera ufficiale del leghista Grimoldi) per chiedere al popolo se fosse favorevole o no ad iniziare una trattativa con Baghdad allo scopo di arrivare all'indipendenza.


"Nulla di illegale - dice la diplomatica - perchè il referendum è ammesso dalla costituzione dell'Iraq post-Saddam, e perchè il nostro presidente, Barzani, pur avendo stravinto la consultazione non ha dichiarato l'indipendenza ma ha chiesto di avviare trattative per arrivare, in un paio d'anni, ad un distacco cogestito e consensuale. La risposta la vedete... o forse no, vista la censura dei mass media: l'esercito di Baghdad guidato da bande di paramilitari sciiti spesso neppure irachene ha invaso Kirkuk, ucciso gente inerme, rapito e violentato decine di donne, costretto alla fuga oltre 40.000 civili e ora sta cercando di avanzare verso nord e sigillare il confine settentrionale con la Turchia. Lo scopo è quello di metterci sotto embargo totale e farci morire di fame, noi e i milioni di profughi, anche cristiani, della cui vita non sembra interessare a nessuno".

Certo, Israele sostiene senza esitazioni i diritti dei curdi e Russia, Canada ed Emirati Arabi non sono ostili, ma si tratta di poche voci nel deserto. Il famoso "Occidente democratico" è latitante, non si schiera con chi lo ha difeso, ma l'ambasciatrice ci fa notare che, almeno, il ministro della Difesa tedesco e il presidente francese, così come il segretario di stato americano, hanno chiesto al governo iracheno di fermare i massacri e intavolare un dialogo, mentre da Roma, seppure impegnata con centinaia di uomini sul campo, nessuno dica nulla."Per favore- chiede- segnali questa situazione ai parlamentari della Lega Nord e alle persone di buona volontà di tutti i partiti: siamo in pericolo di vita ma soprattutto siamo profondamente amareggiati. Abbiamo la sensazione di aver mandato i nostri migliori giovani a morire contro l'Isis per salvare un'Europa e un Occidente che prima ci hanno chiesto in ginocchio di farlo e oggi fingono di non conoscerci e ci lasciano in balia non solo dell'esercito iracheno che si era liquefatto contro l'Isis, ma addirittura delle milizie sciite".


Il nodo del contendere è certamente Kirkuk con i suoi pozzi di petrolio, ma siccome l'appetito vien mangiando e nessuno protesta, ora Baghdad sembra intenzionata alla guerra totale anche perchè Kurdistan non significa solo oro nero, ma anche acqua, bene ancor più prezioso. Ma perchè - si domandano molti - i famosi guerriglieri peshmerga non contrattaccano l'esercito invasore? "C'è una disparità enorme in fatto di armamenti, risponde la diplomatica: gli iracheni ci attaccano usando i mezzi che gli americani gli avevano dato per combattere l'Isis, ma che loro contro quei terroristi non hanno mai usato preferendo darsi alla fuga. Li utilizzano solo ora, contro di noi che contro l'isis abbiamo combattuto anche per loro, salvando intere città e che oggi abbiamo solo poche armi leggere per difenderci. Ma noi non vogliamo più guerre: vorremmo sederci a trattare, ricordando che il diritto all'autodeterminazione è sancito dalle Nazioni Unite e che gli osservatori internazionali hanno asseverato che il nostro referendum si è svolto nella massima correttezza e trasparenza. Non solo i curdi hanno votato a favore, ma anche i turkmeni e molti arabi residenti a Kirkuk che di tornare sotto Baghdad non hanno nessuna voglia".

Prima di congedarci con la promessa che la Lega qualcosa farà e che almeno ilPopulista raccoglierà il suo appello, chiedo all'Alto Rappresentante quali sono i rapporti tra il governo curdo iracheno (considerato di centro-destra) e il PKK turco (orientato a sinistra) e domando se davvero la convivenza tra curdi sunniti e rifugiati cristiani delle varie chiese sia senza ombre e dissapori.
La risposta è netta:"Abbiamo sempre detto che i curdi nei rispettivi paesi di appartenenza debbono trovare la loro via di sviluppo e di dialogo con i rispettivi governi centrali, noi guardiamo con amicizia ai curdi di Turchia e speriamo in un futuro di pace per tutti, ma il governo regionale del Kurdistan iracheno e il PKK attivo nel Kurdistan turco sono entità del tutto distinte, con storie e programmi diversi e non sovrapponibili.


Per quanto riguarda gli ottimi rapporti tra curdi e cristiani voglio ricordare le parole del Patriarca Louis Sako che ha invitato i suoi fedeli, vittime altrove di quello che lui ha definito un genocidio dei cristiani, a ricostruire la loro vita in Kurdistan e invito tutti a leggere le dichiarazioni dei vescovi del Medio Oriente che ci descrivono come un'oasi di libertà e tolleranza in un'area sconvolta dalla barbarie".
Un'oasi da salvare.

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