Invasione programmata

Disastro immigrazione, Merkel e Unione Europea non sanno più che pesci pigliare

Nulla di fatto al vertice di Vienna nonostante Ungheria, Serbia e Austria spingano sulla necessità di "riprendere il controllo dei confini esterni" dell'Ue

Redazione
Disastro immigrazione, Angela Merkel e l'Unione Europea non sanno più che pesci pigliare

I partecipanti al vertice di Vienna. Foto ANSA

Una Merkel sempre più in difficoltà non sa che pesci pigliare dopo le recenti batoste elettorali: mentre da una parte continua a predicare l'accoglienza indiscriminata, dall'altra sembra chiudere ai clandestini più per tentare una rimonta elettorale che per reale convinzione. Al vertice di Vienna di sabato 24 settembre sull'emergenza immigrazione con il cancelliere austriaco Christian Kern e i leader di leader dei Balcani occidentali e del centro Europa, la cancelliera tedesca si è augurata che non si ripeta l'esodo del 2015 lungo la rotta balcanica rispetto al quale, a suo dire, "molto è stato fatto".

Il commissario Ue alla migrazione Dimitri Avramopoulos ha annunciato l'istituzione di guardie europee di confine, spiegando che ci sarà anche un "Ufficio europeo per i rimpatri". Dopo la sconfitta elettorale a Berlino, la cancelliera tedesca ha promesso aiuti a Italia e Grecia. "È necessario - ha aggiunto - fare accordi con i Paesi terzi, specialmente in Africa ma anche con Pakistan e Afghanistan". A suggerire la necessità di "riprendere il controllo dei confini esterni" dell'Unione è stato il cancelliere austriaco Christian Kern, che ha spinto sul bisogno di certezze, una in particolare: "che i Balcani occidentali rimangano chiusi all'immigrazione illegale" anche se i leader dei Paesi in questione non sembrano fidarsi delle assicurazioni ricevute.

Non è soddisfatto del vertice, privo di decisioni concrete, il premier serbo Aleksandar Vucic che critica anche la mancanza di una posizione unitaria dell'Europa. In accordo con il grande sponsor dei muri, il premier ungherese Viktor Orbán, Vucic ha detto che per ora Belgrado non ha in previsione di innalzare barriere, anche se in caso di una nuova crisi acuta sarà costretto ad adottare "determinate misure per difendere i suoi interessi nazionali". Intanto Francois Hollande è alle prese con la mina Calais: "La Francia non sarà un Paese di campi profughi" ha detto il presidente, annunciando per l'ennesima volta di voler chiudere la cosiddetta "Giungla".

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