Lavoratori protestano da giorni a sud di La Paz

Bolivia, viceministro ucciso dai minatori in sciopero

L'omicidio dimostra il fallimento delle cooperative rosse del Paese: sfruttano i lavoratori che, esasperati, hanno preso le armi contro il Governo. Mentre le tanto conclamate riforme del socialista Morales rimangono lettera morta

Alfredo Lissoni
Bolivia, viceministro ucciso dai minatori in sciopero

Il viceministro dell'Interno della Bolivia, Rodolfo Illanes, è stato ucciso venerdì dai minatori in sciopero. "Tutto sta a indicare che il nostro viceministro Rodolfo Illanes è stato vigliaccamente e brutalmente assassinato", ha detto il ministro dell'Interno Carlos Romero in conferenza stampa. Illanes si era recato a parlare con i minatori che protestano nella città di Panduro, a sud di La Paz, prima di essere rapito e ucciso. Il viceministro aveva parlato con i media locali, dicendo di "stare in ottima condizione, protetto dai miei compagni, in modo che le persone non mi facciano del male". Ma poco dopo il direttore di un'emittente radiofonica locale ha riferito di averne visto il corpo senza vita.

In un comunicato, il ministro della Difesa Reymi Ferreira ha riferito di circa 100-120 arresti, aggiungendo anche che sono stati identificati quanti hanno "violentemente" ucciso Illanes: "Questa azione non può rimanere impunita e deve essere portata davanti alla giustizia". La protesta dei minatori è diventata violenta negli ultimi giorni dopo il blocco di un'autostrada: i lavoratori chiedono maggiori concessioni minerarie, con norme meno stringenti per il rispetto dell'ambiente, che venga riconosciuto il diritto di lavorare per aziende private e maggiore rappresentanza sindacale.


Due lavoratori sono morti in scontri con le forze dell'ordine mercoledì scorso, secondo il sindacato, ma il governo ha confermato un solo decesso. La grande maggioranza dei minatori lavora in cooperativa; sono poche le aziende straniere presenti nel Paese. Ricordiamo che il 25 gennaio 2009, in seguito ad un referendum, la Bolivia ha approvato la nuova costituzione promossa dal presidente socialista Evo Morales (quello che regalò a Bergoglio un crocifisso a falce e martello). Questa nuova legge fondamentale si propone di realizzare delle nuove riforme volte a rinforzare il ruolo dello Stato e della giustizia sociale, che appaiono però ancora ben lontane.

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