I dati di Confesercenti

Commercio al dettaglio sempre più in crisi: negli ultimi anni vendite giù del 7,7%

Dal 2010, gli italiani hanno ridotto le spese in media di 300 euro a famiglia: tagli in tutti i settori, dall'abbigliamento ai farmaci, fino alle nuove tecnologie

Redazione
Il commercio al dettaglio è sempre più in crisi: negli ultimi 6 anni, vendite giù del 7,7%

Foto ANSA

La crisi del commercio al dettaglio non si ferma: nel 2016 il settore ha registrato, rispetto al 2010, una diminuzione delle vendite di circa 7,7 miliardi, pari a quasi 300 euro di spesa in meno per famiglia. È quanto emerge da un'analisi dell'ufficio economico Confesercenti diffusa sabato, basata sull'elaborazione dei dati sulle vendite del commercio al dettaglio Istat, secondo cui a crollare sono soprattutto le vendite dei negozi di piccole superfici, diminuite di 6,9 miliardi (-9,5%); nella grande distribuzione la flessione è stata invece pari a 0,8 miliardi (-1,2%). Negli ultimi cinque anni - spiega l'ufficio economico Confesercenti - il commercio tradizionale cumula una riduzione di quasi 10 punti percentuali del valore delle vendite, con perdite rilevanti sia sul fronte dei beni alimentari (-11%, circa 2,4 miliardi di euro in meno) che su quello del no food (-9,3%, pari ad una riduzione di circa 4,5 miliardi di euro). Di conseguenza si è ridotta ulteriormente la quota di mercato degli esercizi di minori dimensioni, ormai pari a circa il 27% sul totale ed al 16/17% nel comparto grocery.

La grande distribuzione registra una contrazione rilevante (-6,5% per circa 3,1 miliardi in meno) delle vendite di prodotti non alimentari. I consumatori italiani - sottolinea Confesercenti - sembrano aver tagliato tutti i possibili acquisti nei negozi. A parte le vendite alimentari, che però crescono solo dello 0,1%, tutte le altre voci appaiono quindi negative. Perfino le spese per farmaci e prodotti terapeutici, un tempo ritenute incomprimibili, hanno registrato una flessione del 7,4%, ma a perdere più di tutti sono state le vendite di libri, giornali, riviste e prodotti di cartoleria, che segnano una contrazione del 15,6%. Picchi negativi anche per le vendite degli elettrodomestici, in discesa del 10,4%, e dei prodotti moda: abbigliamento e pellicceria sono scesi del 7,9%, mentre le vendite di calzature e articoli in cuoio hanno lasciato sul campo il 7,5%.

A causa delle tasse che soffocano famiglie ed imprese, anche le nuove tecnologie sono al palo: l'informatica e la telefonia hanno mostrato una flessione del 12,6%. Limitano i danni i prodotti di profumeria e per la cura della persona (-0,4%) e i giochi, giocattoli, articoli per lo sport e il campeggio (-0,3%). "Durante questi anni di crisi - spiega Mauro Bussoni, segretario generale Confesercenti - la recessione ed i cambiamenti nei comportamenti di spesa delle famiglie hanno fatto sì che si riducessero molto le vendite del commercio in sede fissa e si mettesse in atto una redistribuzione interna delle stesse. Oltre la crisi, ha pesato certamente l'accresciuta incidenza dell'e-commerce, ed è sempre più probabile che il futuro sia caratterizzato da una fase di concorrenza fra le varie reti distributive: grande distribuzione, distribuzione tradizionale e commercio on line, con la vittoria finale delle imprese che riusciranno ad ibridarsi meglio. Nel frattempo, però, c'è bisogno di interventi mirati al sostegno dei negozi tradizionali: il rischio è che la rete salti prima di riuscire a modernizzarsi".

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