immediata applicazione

La sentenza della Consulta e... quella frasetta finale

Si tratta di supplenza giudiziale all'incapacità tecnica e politica di coloro che quella legge elettorale hanno voluto, approvato e promulgato?

Associazione Culturale Roberto Ronchi Milano
La sentenza della Consulta e... quella frasetta finale

“Oggi, 25 gennaio 2017, la Corte Costituzionale si è pronunciata sulle questioni di legittimità costituzionale della legge elettorale n. 52 del 2015 (c.d. Italicum), sollevate da cinque diversi tribunali ordinari. La Corte ha respinto le eccezioni di inammissibilità proposte dall'Avvocatura generale dello Stato. Ha inoltre ritenuto inammissibile la richiesta delle parti di sollevare di fronte a se stessa la questione sulla costituzionalità del procedimento di formazione della legge elettorale, ed è quindi passata all'esame delle singole questioni sollevate dai giudici".


"Nel merito, ha rigettato la questione di costituzionalità relativa alla previsione del premio di maggioranza al primo turno, sollevata dal tribunale di Genova, e ha invece accolto le questioni, sollevate dai tribunali di Torino, Perugia, Trieste e Genova, relative al turno di ballottaggio, dichiarando l’illegittimità costituzionale delle disposizioni che lo prevedono".


"Ha inoltre accolto la questione, sollevata dagli stessi tribunali, relativa alla disposizione che consentiva al capolista eletto in più collegi di scegliere a sua discrezione il proprio collegio d’elezione. A seguito di questa dichiarazione di incostituzionalità, sopravvive comunque, allo stato, il criterio residuale del sorteggio previsto dall'ultimo periodo, non censurato nelle ordinanze di rimessione, dell’art. 85 del D.P.R n. 361 del 1957. Ha dichiarato inammissibili o non fondate tutte le altre questioni. All'esito della sentenza, la legge elettorale è suscettibile di immediata applicazione“. Così testualmente recita la nota con cui si è resa pubblica la decisione della Corte.


In attesa di leggere il testo della sentenza, facciamo qualche piccola e breve considerazione.
Per quel che riguarda i meccanismi elettorali e le posizioni dei partiti, rimando al profluvio di notizie e dibattiti che riempiranno giornali, televisioni e altri media nei prossimi giorni. Vi faranno una testa così, cari lettori. A noi, qui e a caldo, interessa soltanto l’ultima frase: la legge elettorale è suscettibile di immediata applicazione. Cosa hanno voluto dire i giudici costituzionali con questa frasettina? Si tratta forse del puntuto risalto dato all'ennesima operazione di supplenza giudiziale rispetto a una conclamata incapacità tecnica e politica di coloro che quella legge elettorale hanno voluto, approvato e promulgato? Indirettamente può indicare anche questo, non nego, ma tale interpretazione coglie soltanto una possibile conseguenza dell’affermazione, non ne è il significato.

Si tratta, allora e forse, dell’ennesima invasione di campo della magistratura, la quale ha fatto quel che non è chiamata a fare, cioè sostanzialmente predisporre e promulgare un testo di legge, per poi da sé dichiararselo valido e immediatamente efficace? No, non lo si può assolutamente affermare perché la frase in questione esprime una delle possibilità, che la Corte è tenuta ad esplicitare, conseguenti all'abrogazione di leggi.


Allora, cosa significa? A me sembra che con quelle poche parole i giudici abbiano detto due cose fondamentali:
- che, prima della loro sentenza, la legge elettorale non era applicabile nel suo complesso (diversamente dal cosiddetto “porcellum”), e non per singoli aspetti, onde per quasi due anni, fino ad oggi, con le leggi vigenti non si sarebbe potuto in ogni caso andare a votare, e le votazioni eventuali non sarebbero state giudicate valide.
I cittadini, dunque, per quel periodo sono stati privati del diritto che è posto a base di qualunque (anche solo formale) concezione democratica, del diritto di voto che è il minimo del minimo di qualunque democrazia.
Conseguentemente, è venuto meno, qualcuno dice sospeso, anche il rapporto di rappresentanza politica con i parlamentari, che sul diritto di voto si fonda, i quali, almeno per quel periodo, ma non sono convinto che sia soltanto così, hanno rappresentato soltanto se stessi. Dite poco? Dite che bisogna ancora aspettare ad esercitare quel diritto?
- che i giudici, in questo costretti dal dettato dell’art. 3 della Costituzione, che vieta l’irrazionalità, hanno dovuto controllare la compatibilità della legge elettorale così riformata col sistema elettorale nel suo complesso, e che allo stato essa è applicabile perché congrua con quel sistema, senza che si siano rilevate irrazionalità o incompatibilità di alcun genere.


Sono polemiche e interpretazioni assurde, dunque, quelle di coloro che stanno cianciando di “necessari” aggiustamenti: necessari per loro, ma non per il sistema elettorale, che è stato dichiarato ragionevole e complessiva struttura atta a garantire quel basilare diritto di voto del quale i cittadini sono stati privati per lungo tempo.
Parola della Corte.

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