Continua l'incubo causato dalle banche italiane

I risparmiatori non hanno ancora ricevuto un centesimo

Dopo le promesse del governo, tutto fumo e niente arrosto, i poveri correntisti e azionisti non hanno avuto alcun rimborso

Ismaele Rognoni
Renzi ha già perso a Roma e Torino. Solo che ancora non lo sa

Foto ANSA

La trattativa con l'Unione Europea sul salvataggio di Rocca Salimbeni assomiglia a ciò che era accaduto lo scorso anno quando gli azionisti e gli obbligazionisti hanno perso tutto dopo il crack delle quattro banche popolari (Banca Marche, Etruria, CariChieti e CariFerrara) non essendoci alcuna alternativa alla condivisione degli oneri da parte di creditori ed azionisti, il cosiddetto "burden sharing".

Dopo aver tradito la fiducia che i risparmiatori avevano posto nelle banche popolari e dopo aver cancellato, senza obiezione di coscienza, in un batter d'occhio i risparmi di migliaia di famiglie, gli azionisti non hanno ancora visto un centesimo di rimborso.
Inoltre i responsabili di questo disastro continuano a farla franca e le quattro banche popolari rinate stanno per essere vendute con la speranza di ottenere una somma di circa 2 miliardi di euro dopo la richiesta, da parte del governo, a Bruxelles di una proroga dei termini per la vendita dato che a fine aprile non erano ancora stati preparati i documenti informativi delle banche da distribuire agli eventuali acquirenti.

I 2 miliardi richiesti sono pura speranza utopica ed irrealistica e le speranze si sono drasticamente ridotte a circa 1,5 miliardi. Ma risulta che siano arrivate tre offerte impegnative in busta chiusa e, secondo i rumors, le valutazioni dovrebbero essere intorno ai 500/600 milioni di euro.
L'operazione Salva-banche, a novembre, aveva visto un esborso di 3,6 miliardi di euro: 1,7 per coprire le perdite, 1,8 per la ricapitalizzazione e 140 milioni per dotare la "bad bank" di risorse sufficienti per sostenere le sofferenze.

Un disastro economicamente apocalittico simile a quello della Monte dei Paschi di Siena che non riuscirà a superare gli stress test imposti dalla BCE. Il governo ha provato timidamente a domandare a Bruxelles di poter intervenire anche con fondi pubblici, ma i burocrati europei molto probabilmente risponderanno con un due di picche. L'intervento dello Stato farebbe scattare automaticamente il bail-in.

Pertanto il governo sta valutando una soluzione di mercato che si appoggerebbe a ciò che resta del fondo Atlante, ad un prestito di oltre 6 miliardi di euro concesso dalla JP Morgan e da una ricapitalizzazione di 4 miliardi.
Il dato certo è che la JP Morgan avrebbe un notevole guadagno, con basse percentuale di rischio.

Emerge anche la strana idea che all'intervento pubblico a sostegno della banca si unirebbe il rimborso per i risparmiatori.
Però non si capisce dove lo Stato recupererà tre miliardi e la tensione tra i risparmiatori e nel sistema bancario aumenta.


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