depresso pure lui?

Monaco, il "profugo" siriano alloggiava a spese dello Stato in un hotel "riconvertito"

La strage evitata per un soffio: gli è stato impedito l'ingresso nello spiazzo ove duemila ragazzi ascoltavano musica. L'Isis rivendica l'attentato

Redazione
Monaco, il "profugo" siriano alloggiava a spese dello Stato in un hotel "riconvertito"

Foto ANSA

La balla che ci propinano ogni giorno le autorità, per impedire che dilaghi il panico, è che i vari jihadisti in azione per il mondo non siano combattenti ma semplici depressi. Una tecnica di insabbiamento della verità decisamente stupida, visto che basta una telefonata anonima a Ventimiglia o uno scherzo idiota in metropolitana a Milano per seminarlo per davvero, il panico. Dall'altra parte, c'è il Califfato, al quale non pare vero prendersi (indebitamente) il merito di qualsiasi azione anche solo vagamente terroristica messa in atto in ogni dove. Si tratta di propaganda: in questo modo il Daesh fa credere di avere ovunque cellule pronte a colpire. Non è vero, ma è funzionale lasciarlo credere.


Che poi si tratti "solo" di pazzi o esaltati non sposta la questione di un millimetro. Sono comunque tutti pazzi ed esaltati, anche i combattenti che, lucidamente, si lasciano addestrare in un campo militare. Perché solo un pazzo può veramente credere alla favoletta che avrà un posto speciale nel regno dei cieli se ucciderà più persone possibili.


E, come al solito, l'Isis ha rivendicato l'attentato in Germania in cui un ragazzo si è fatto esplodere ferendo 15 persone di cui 4 in modo grave. "Una fonte di sicurezza ci ha confermato che l'autore dell'operazione martirio nella città di Ansbach in Germania è uno dei soldati dello Stati Islamico", ha scritto l'agenzia dello Stato islamico Aamaq (sì, hanno anche loro un ufficio stampa, e lavora a pieno regime) aggiungendo che "ha condotto l'operazione rispondendo agli appelli a colpire i paesi della coalizione che combattono lo Stato Islamico". Il che vuol dire, tra le righe, che il pazzo di turno ha agito di testa sua.

Le autorità tedesche hanno trovato un video in cui il siriano giura fedeltà al califfo dell'Isis al Baghdadi. E minaccia di fare un attacco come rivalsa nei confronti dei tedeschi perchè potrebbero distruggere l'islam. In una prima traduzione, l'uomo dice di agire in nome di Allah. L'uomo, che secondo alcuni media si chiamerebbe Mohammed Delel, arrivava da Aleppo, in Siria, ed aveva ferite di guerra e necrosi sui piedi e sulle gambe. Non si sa se avesse una formazione militare, ma secondo la polizia tedesca "sapeva come uccidere da solo". Era stato dimesso da un ospedale in seguito ad una terapia elettroconvulsiva ed era sotto controllo per il suo stato psichico. Durante la sua permanenza ad Ansbach, l'uomo ha cambiato casa due volte. Era uno dei "profughi siriani, ingegnere e  cristiano" (altra balla che ci propinano) tanto amato dalla Merkel. Chi e cosa veramente fosse s'è visto.


Non è riuscito a compiere una strage durante il concerto solo perché era senza biglietto ed i buttafuori non l'hanno lasciato passare. Allora s'è fatto esplodere accanto ad un bar all'aperto, ove alcuni ragazzi stavano giocando a carte. Nessun morto, per fortuna, solo alcuni feriti. Dal suo punto di vista, dal basso degli inferi, come martirio per Allah è stato veramente deludente. L'esplosivo, poi, lo aveva confezionato nell'hotel trasformato in ostello per i profughi ove era alloggiato a spese dei contribuenti, altra cazzata dei radical-chic.


L'attentatore aveva addosso parecchio denaro contante: secondo la polizia aveva un rotolo di banconote da 50 euro legate con un elastico. Gestiva inoltre sei profili Facebook, almeno uno dei quali con dati personali falsi. Sui cellulari sono state trovate diverse conversazioni whatsApp, tutte al vaglio degli inquirenti. Secondo la fonte investigativa citata da un quotidiano berlinese, il rifugiato siriano avrebbe effettuato diverse telefonate prima dell'esplosione all'ingresso del concerto. Aveva due telefoni cellulari, come spesso succede per i terroristi islamici che usano i telefonini per innescare le bombe a distanza. E dunque, secondo le stesse fonti, probabilmente il siriano non intendeva fare il kamikaze ma voleva innescare la bomba una volta depositata al concerto.

Un modus operandi che lascia, dunque, pensare ad un attacco islamista. Durante la perquisizione al centro di accoglienza per rifugiati dove viveva il siriano di Ansbach è stato trovato diverso materiale compatibile con la costruzione di bombe artigianali, come pezzi di ferro e batterie. Il rifugiato era arrivato per la prima volta in Germania il 3 luglio 2014. Era stato destinatario di un foglio di via.

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