Italia Bengodi dei criminali

Hrustic, i rom che vogliono la cittadinanza sono liberi di delinquere. Lo Stato non li ferma

Questa famiglia di nomadi bosniaci obbligava italiani a riconoscere la paternità dei figli dei componenti del clan per ottenere i permessi di soggiorno. Da anni fanno scorribande in mezza Italia tra furti, rapine e spaccio di droga, in un clima di sostanziale impunità

Redazione
Hrustic, i rom che vogliono la cittadinanza sono liberi di delinquere. Lo Stato non li ferma

Foto ANSA - campo rom

Nell’Italia lassista e Bengodi per criminali, si può delinquere, delinquere e ancora delinquere praticamente all’infinito, senza soluzione di continuità. O al massimo ricominciare come nulla fosse dopo un breve soggiorno nelle patrie galere. Anche se sei straniero. È il caso, tra i tanti, dei Hrustic, famiglia rom originaria della Bosnia Erzegovina ma attiva criminalmente da decenni su Roma e il resto del Paese.

Nel 2010, per dire, 13 appartenenti alla banda finiscono in manette per traffico internazionale di droga e riciclaggio di auto di lusso, con un corollario inquietante. I carabinieri scoprono che dagli anni Settanta i Hrustic obbligavano italiani a riconoscere la paternità dei figli dei componenti del clan, in modo che i bimbi risultassero appunto italiani, consentendo così alla famiglia di richiedere permessi di soggiorno e ricongiungimenti familiari. Evidentemente ottenere la cittadinanza (falsa) risultava funzionale ai loro affari illeciti.

Quindi mettevano in piedi società fittizie per dimostrare di avere lavoro e reddito in Italia, o esibivano assunzioni fasulle da parte di italiani compiacenti. E poi ancora si erano specializzati nella falsificazione di documenti d’identità. Eppure i Hrustic non si sono fermati. Il loro nome compare nelle cronache nere di mezza Italia da anni e anni, senza che qualcuno abbia provveduto a neutralizzarli o addirittura, essendo stranieri, a espellerli.

L’ultimo caso a Rimini, dove la 36enne Alma era in trasferta con la figlia a derubare turisti: l’hanno colta sul fatto mentre rubava portafogli sull’autobus, però essendo in attesa del decimo figlio è stata mandata in ospedale a partorire. In precedenza, per via delle gravidanze, aveva sempre ottenuto la sospensione della pena nonostante un curriculum da campionessa olimpionica del crimine: 42 condanne, 40 delle quali per furto, e 19 arresti. Uno più o uno meno non fa la differenza.

Una carriera da fuoriclasse anche per Mensura, 31enne a cui le mamme rom affidavano i propri figli affinchè insegnasse loro l’arte del borseggio. E lei ne addestrava parecchi, con lezioni teoriche ma soprattutto pratiche, sul campo. Una maestra indiscussa del settore con 36 alias e una sfilza chilometrica di imprese delinquenziali commesse dal 2002, quando aveva 16 anni, al 2014, che le è valsa, storia di due settimane fa, un nuovo mandato d’arresto dopo un periodo trascorso a Rebibbia.

A gennaio il 21enne Fikret, insieme a un complice minorenne, fa irruzione nell’appartamento di una pensionata romana di 76 anni prendendola per il collo e aggredendola con un punteruolo. Lo scorso anno a Milano la 35enne Sanela, una storia di evasioni dai domiciliari assegnati nel campo nomadi, non contenta di aver scippato una turista giapponese in stazione Centrale, tenta pure di corrompere i poliziotti. Nel 2015 il 19enne Enver, residente a Roma, viene arrestato a Bolzano mentre è intento a forzare l’ingresso di una gioielleria.

Nel 2012 tre componenti della famiglia finiscono in manette con l’accusa di gestire un traffico di cocaina tra Roma e la Spagna. Nel 2015 a La Spezia donne del clan di 21, 22 e 23 anni, coinvolte nelle consuete operazioni di furto e borseggio ai danni di turisti in visita alle Cinque Terre, risultano tutte incinta e dunque incompatibili col carcere. Le criminali esibiscono prontamente regolare certificato medico, sapendo che la gravidanza è ulteriore garanzia di impunità.

In questa piccola e incompleta rassegna stavamo per dimenticare il tesoretto da un milione di euro che i Hrustic avevano occultato in una banca bosniaca nel 2010. Dentro e fuori dal carcere, molto più fuori che dentro, continuano a fare scorribande lungo la Penisola sostanzialmente indisturbati. E per carità, mica si è riusciti ad espellerli, nonostante la scoperta delle cittadinanze e dei permessi di soggiorno intascati truccando le carte. Anelavano ad essere italiani, del resto qui sono liberi di delinquere. Non potrebbero desiderare di meglio.

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