Il chip sottopelle: il marchio della bestia dell'Apocalisse

Gianluca Donati
Il chip sottopelle: il marchio della bestia dell'Apocalisse
Della questione me ne occupai anni fa quando scrivevo ancora per Il Giornale del Ribelle. I miei articoli relativi al microchip sottocutaneo, ebbero un certo seguito, dividendo l’opinione pubblica; ci fu chi ovviamente vedeva in queste mie preoccupazioni, solo delle ossessioni paranoidi complottistiche apocalittiche. Adesso, è circolata in questi giorni la notizia ufficiale, ripresa da più giornali nazionali: l’azienda americana Three Square Market. Installerà dei microchip sottopelle ai propri dipendenti. Una nuova tecnologia permetterà acquisti senza carte di credito o denaro, l'acceso in sicurezza ai PC aziendali e addirittura di "timbrare il cartellino". La cosa sbalorditiva è che tali giornali, hanno riportato la notizia, senza commentarla, senza esprimere condanna e indignazione, ma anzi, quasi salutando la novità come sinonimo di luminoso progresso sociale: "I microchip – hanno spiegato – sono il futuro nel campo dei pagamenti". Questo dimostra il livello di rassegnazione e di passività della società che si sta gradualmente adeguando a un futuro tecnologico e distopico simile al romanzo di Orwell “1984”. Per adesso, su base volontaria, 50 dipendenti hanno accettato già di adottarli: dal primo agosto se li faranno installare sottopelle, precisamente sopra al palmo della mano che sta fra il pollice e l’indice. Three Square Market diventerà la prima compagnia americana ad adottare questa tecnologia. Ma non è difficile intuire che ciò che per il momento sarà facoltativo, presto diverrà obbligatorio. Alcuni scienziati hanno già confessato: “Gli impianti di microchip negli umani non saranno facoltativi”. Sebbene non ce ne siamo resi conto, da tempo la società sta andando in quella direzione; la carta di credito che ormai tutti siamo abituati a utilizzare, non era altro che il passaggio intermedio tra il contante e il microchip. E le mode dei piercing che si sono diffuse in questi ultimi anni, non servivano ad altro che ad abituare la gente all’idea di lasciarsi profanare la carne da oggetti metallici. In quanto alla tracciabilità e alla privacy, abbiamo già consentito che fosse violata attraverso i telefoni cellulari. Oggi, non è possibile interagire socialmente in modo significativo senza avere un cellulare; gli impianti di microchip sugli umani seguiranno la stessa falsa riga. Non avere un impianto sarà così limitativo, che essenzialmente non avremo scelta. È singolare che la civiltà Occidentale liberaldemocratica, che ha sempre condannato il bolscevismo e il nazionalsocialismo, possa giungere a imporre una forma di “società di controllo” talmente mostruosa e alienante da trasformare le persone in automi. È, di fatto “il Grande Fratello”; dove non poterono le vecchie ideologie totalitarie, è riuscito il capitalismo globale. Di fronte ad un simile orrore, torna alla mente quel saggio libertario “Trattato del Ribelle”, di Junger, dove suggeriva come via di fuga, “Passare al bosco”, con la triste consapevolezza che oggi non è più possibile, perché il controllo sociale del mondialismo rischia di essere assoluto. E allora non resta che chiederci se non stiamo rapidamente precipitando verso la peggiore dittatura della storia, quella dell’Anticristo profetizzato dal libro dell’Apocalisse. Vale quindi la pena riportare un passaggio dell’Apocalisse (13,16-18): “Faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte; e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome. Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: essa rappresenta un nome d'uomo. E tal cifra è seicentosessantasei”.

Livorno LI, Italia

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