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Il socialismo contro il sociale in Francia

Il premier socialista Valls presenta la versione francese del Jobs Act che sta infuocando il Paese

Andrea Lorusso
Il socialismo contro il sociale in Francia

In Italia quando il premier Matteo Renzi ha decretato la fine dello Statuto dei lavoratori ci sono state appena 4 ore di sciopero generale, tra l’altro a decreti attuativi già approvati. Ormai è risaputo che chiunque sia stato assunto a partire dal 07 marzo 2015, è sotto la mannaia del Jobs Act per quanto concerne i suoi diritti e i suoi doveri sul posto di lavoro. Tuttavia i nostri omologhi francesi non sono così molli, nemmeno se il Governo in carica si definisce socialista (se una riforma è sbagliata, non ci sono due pesi e due misure a seconda di chi la rappresenti). Il primo ministro Valls è stato categorico: “Il governo non ritirerà la riforma del lavoro. Il sindacato non detta le leggi di questo Paese”, e si difende: “Come si può pensare che io voglia minare il modello sociale francese?”.

Pare però che pensarlo non sia così peregrino, e i lavoratori, dopo oltre una settimana di giorni di sciopero sotto l’egida della Cgt (il principale sindacato, equivalente alla nostra Cgil), stanno letteralmente paralizzando la Francia. Diciannove centrali nucleari ferme, depositi di carburante scarsi, ferrovie in rallentamento da marzo, e poi ancora previsti i fermi di metro e bus, dell’aviazione civile. Uno shock economico che ha fatto proclamare a Philippe Martinez (segretario Cgt): “Se la legge non sarà ritirata la mobilitazione continuerà e sarà ampliata”.

Il vero pomo della discordia è il cosiddetto “Articolo 2” che prevede il superamento dei Contratti collettivi nazionali con la concertazione di secondo livello. Saranno le aziende di settore e di territorio, con molta autonomia, a stabilire orari di lavoro, ferie e salari. Una liberalizzazione bella e buona che sdogana legalmente la corsa all’eccesso di ribasso sugli stipendi e la compressione del welfare sul posto di lavoro. Qualcosa di così mal digerito che in un recente sondaggio dell’Istituto Elabe, ben 7 francesi su 10 si dicono contrari alla riforma.

C’è un tessuto sociale solido che non vuole arretrare dinanzi allo smantellamento in salsa globale di ciò che in anni di lotte per i diritti si è costruito. È evidente, in tutta Europa, che vi siano politici con la ruspa per i campi rom abusivi, e altri che la usano per spianare le ferie degli operai.

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