Elezioni Olanda: l’ora della verità si avvicina

Ma Baudet, il nuovo leader dei populisti olandesi, ha perso davvero?

Gli exit poll giurano e spergiurano che il partito sovranista ed euroscettico Forum per la Democrazia (FVD) non ha “sfondato” alle europee di giovedì scorso. Ma...

Giuseppe Brienza
Ma Baudet, il nuovo leader dei populisti olandesi, ha perso davvero?

Il leader del movimento sovranista olandese “Forum voor Democratie” Thierry Baudet. Foto Wikipedia

Secondo gli exit poll diffusi in questi ultimi giorni, alle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo tenutesi giovedì scorso nei Paesi Bassi, avrebbero vinto i laburisti. Al partito guidato da Frans Timmermans, primo vicepresidente della Commissione europea, infatti, andrebbero 5 dei 26 seggi assegnati per l’Assemblea di Strasburgo all’Olanda, avendo conseguito il 18,1 per cento dei voti. Quattro seggi spetterebbero (usiamo sempre il condizionale perché i “sondaggi all’uscita” non danno informazioni su voti reali) al Partito popolare per la libertà e la democrazia (VVD) del premier Mark Rutte, con il 15 per cento dei voti, tre al populista Forum per la Democrazia (FVD) di Thierry Baudet con l’11 per cento dei voti, tre anche ai Verdi e, infine, uno al partito sovranista e anti-immigrazione di Geert Wilders, il Freedom Party (PVV), che perderebbe quindi 3 seggi (prima ne aveva infatti 4).

Queste le stime di Ipsos per la televisione pubblica olandese Nos ma, il quadro dipinto da un ulteriore exit poll, quello del GeenPeil che utilizza il risultato ufficiale di 732 seggi su 9000, descrive una affermazione ancora maggiore dei Socialisti e democratici (S&D) di Timmermans, che acquisirebbero sei seggi, e una corrispondente disfatta del fronte populista, che vedrebbe il partito di Wilders senza nemmeno un seggio nel futuro Parlamento europeo.

Ma queste intenzioni di voto sono davvero quelle degli elettori olandesi oppure riflettono il “wishful thinking” (desiderio bramoso) dei committenti dei sondaggi? Lo sapremo fra poche ore, quando verranno diramati i risultati ufficiali delle urne ma, fin d’ora, vediamo com’è stata “apparecchiata” la notizia della “disfatta” del fronte sovranista, che è invece in grande ascesa nel Paese dei tulipani.

Tutto parte dall’operazione di gonfiaggio delle stime della vigilia, che parlava di un possibile exploit del 16-17% dell’odiato (dai grandi media) leader del Forum voor Democratie Thierry Baudet. Con tali premesse, il sostanzioso 11% che, un partito nato solo poco più di due anni fa come il FVD conseguirebbe, diventa un risultato elettorale “al di sotto delle aspettative”. Ricordiamo pure che, il principale politico cui si attribuirebbe il merito di “aver fermato in populisti” nel suo Paese, Frans Timmermans, è allo stesso tempo il candidato di punta designato dagli eurocrati e dai Poteri forti a succedere alla presidenza della Commissione a Jean-Claude Juncker...

Altra panzana sarebbe la disfatta dell’altro partito populista olandese, quello di Wilders che, in quanto stretto alleato del leader della Lega Matteo Salvini (è stato fra i più applauditi al recente “palco sovranista europeo” di piazza Duomo), è visto come nemico pubblico numero uno dei fautori dello status quo. Ma è naturale che il PVV abbia diminuito i propri voti, essendo il suo bacino elettorale condiviso in questa tornata con quello di Baudet che, presentando agli elettori una formazione giovane (nata circa due anni fa), si è di fatto avvantaggiato, in prima battuta, dell’effetto novità (il Freedom Party ha già molte elezioni alle spalle, essendo stato fondato da Wilders nel lontano 2006). C’è anche da dire che, essendo stato il tema centrale di questa tornata europea per gli olandesi - che non a caso hanno fatto registrare un aumento dell'affluenza alle urne rispetto al 2014 con il 41,2% dei votanti contro il 37,3% di cinque anni fa -, quello della lotta ai cambiamenti climatici, ciò ha favorito di gran lunga il partito di Baudet, che ha fatto della critica all’ideologia ambientalista e all’“ecologia punitiva” uno dei principali cavalli di battaglia.

Che gli exit poll siano parecchio inattendibili lo dicono ormai in molti, ma che questa “inattendibilità” sia quasi sempre a senso unico ed a sfavore dei partiti e movimenti “anti-regime” (si pensi all’ultima tornata elettorale finlandese), non è invece rilevato, chissà perché!

Comunque l’ora della verità è vicina, in quanto i risultati ufficiali saranno resi noti intorno alle ore 23 di oggi, domenica 26 maggio, con lo spoglio che si terrà in contemporanea in tutti e 28 i Paesi dell’Unione. Con dati veri alla mano, vedremo sicuramente spirare sempre più forte il vento sovranista in Europa.

Ritornando però al FVD di Baudet: se avesse conquistato “solo” l’11% dei consensi, non avrebbe incassato una clamorosa vittoria? Parliamo infatti di un partito che si è fatto la campagna elettorale quasi solo con i social media e con l’instancabile presenza sul territorio dei suoi leader, che ha tutti i media contro e che tre anni fa nemmeno esisteva. Il Forum sovranista, infatti, è nato nel 2016 come evoluzione di un think tank fondato dall'attuale giovane leader, peraltro studioso di professione e che, quindi, ha ben poche “riserve di voti”, di organizzazione e di "clientele" cui attingere. Se pensiamo che alle legislative del 2017 ha ottenuto un misero 1,8% e due seggi, capiamo bene come quello dell'eventuale 11% sarebbe un vero successo. Oltretutto dovuto alla chiarezza e determinazione delle idee proposte in grande misura politicamente scorrette. L'Olanda, lo sa soprattutto chi ci vive, è diventato un Paese schizofrenico ed estremista in termini “ambientalistici”. La dittatura anche linguistica imposta sul tema alla popolazione ha raggiunto livelli per noi impensabili e, anche per questo motivo, l’anticonformismo di Baudet non ha potuto che significare “liberazione” per molti olandesi. A ciò si aggiunga tutta la problematica, frutto anch’essa di continui mantra del Pensiero Unico, relativa all'immigrazione, che sta presentando ormai il conto a un Nord Europa la cui sfida dell’integrazione, soprattutto riguardo alle popolazioni islamiche, appare a molti indubitabilmente persa. Il problema dell'integrazione è in larga parte religioso e, un “agnostico di Cultura Cristiana” come si definisce Baudet, anche da questo punto di vista non ha potuto che riscuotere consensi.

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