SCHEGGE DVRACRVXIANE

Il Covid 19 sembrerebbe razzista, oltre che ageista e sessista

Parrebbe di sì, stando sia alle statistiche ufficiali, sia alla conta sommaria di morti e contagiati con la quale ogni giorno i media assillano il nostro conscio, già notevolmente stuprato dalle limitazioni delle più elementari libertà personali

Helmut Leftbuster
Coronavirus, nuovi quattro casi in Friuli

Non si parla più di teatro, di cultura, di sport, di nulla, nemmeno di democrazia; solo di Coronavirus, dell'epocale disperazione che si porta dietro e degli imponderabili danni materiali che al momento sono solo blandamente ipotizzabili. E allora cerchiamo di guardarlo nudo, questo Re nefasto, senza complottismi buoni solo a rafforzarne la vulgata più “mainstream”, ma senza nemmeno serbargli quei pudori politicamente corretti che normalmente il “mainstream” riserba alle sciagure che si abbattono sugli Italiani.

Partendo dai numeri della sua incidenza, che già per logica prediligerebbe gli anziani, l'Istituto Superiore di Sanità ha determinato che il Covid 19, in particolare tra i 70 e i 79 anni d'età, su 10 individui 8 li sceglie maschi (Il Messaggero del 16 marzo). Insomma, è un virus misogino e che in parte disdegna i pischelli, caratteristica singolare per un microrganismo acellulare e decisamente basico.

Ma c'è un altro fronte sul quale il misterioso agente virale si sta dimostrando schizzinoso: ebbene, sembrerebbe snobbare buona parte degli Africani.  Tale dato lo si evince anzitutto dall'assenza di eccessivo piagnucolio del sinistrume nostrano, che difatti non appare più di tanto agitato per i suoi adorati migranti né tantomeno per le loro inevitabili violazioni massive delle restrizioni, e anzi gongola nel vedere i vituperati Italiani finalmente privati di quella loro stramaledetta libertà e di quel barlume di benessere che erano riusciti a ricavarsi nonostante la messa del Belpaese alla mercé della globalizzazione. Ma questo bizzarro “razzismo” del virus si evince soprattutto dal silenzio sui contagi extra-europei ed extra asiatici; se ne è occupata la rivista New Scientist del 10 marzo, ipotizzando una serie di fattori immunologici sui quali, da profani, preferiamo glissare, essendo poco chiari anche agli stessi studiosi.

Tanto più che la ragione di tale divario statistico potrebbe rivelarsi tutt'affatto di carattere immunologico, ma piuttosto di tenore sociologico se la incrociamo con ciò che La Stampa del 21 marzo ha titolato “In Africa è caccia aperta agli Europei untori”, un articolo che denuncia il clima da linciaggi manzoniani dilagante nel continente nero contro i già sparuti Europei presenti, i quali, in balia di tutele poco affidabili da parte delle polizie locali, restano sostanzialmente segregati a contagiarsi fra loro. Probabilmente una sorta di “apartheid sanitaria” che va ad aggravare quella politica già esistente contro i Boeri e contro altre minoranze africane come gli albini, nonché quella endemica identificabile nell'ancestrale ripudio degli Africani (soprattutto islamici) verso qualsiasi corresponsione del credito multiculturalista che i tanti “baizuo” occidentali elargiscono loro da sempre. E intanto da noi, con un'élite europeista tutta in rosa e una demografia nazionale decisamente “agee”, il maschio medio italiano farà meglio ad alzare i tacchi.

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