bordello italia

Quando mettere i migranti in hotel è più redditizio che mettere i cittadini in condizione di andarci in vacanza

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Helmut Leftbuster

Helmut Leftbuster

Helmut Leftbuster nasce a Roma abbastanza tardi da essersi goduto i mefitici effluvi scolastici e universitari del ’68. Nella vita non scrive (semmai parla!), ma lo fa per passione e missione, essendo un convinto assertore di quelle libertà di pensiero e di opinione che, ben 3000 anni dopo Atene e Roma, vengono messe sotto assedio da una sorta di Pensiero unico depressivo, nichilista e soprattutto antidemocratico.

Il suo nome nasce dal connubio fra l’aulicità del romanticismo nibelungico e lo humor “trash” col quale Egli si rende guastatore delle peggiori ipocrisie progressiste e radical-chic.

Il “castigat ridendo mores” contraddistingue da sempre il tenore tematico e stilistico sia delle sue collaborazioni (Qelsi, Arianna Editrice e, ora, anche Il Populista) sia della gestione del blog che coordina, Aristocrazia Dvracrvxiana, ove si ciondola dal ghibellinismo dantesco (la “Dvra Crvx” del Poeta e non la “moscia crux” di 4 fricchettoni post-conciliari) a ricette gastronomiche identitarie messe a tavola per onorare  contadini e pastori nostrani ed indurre giovanissimi e massaie a dire "basta!" a venefiche porcherie sottocosto globalizzate e a cazzarate eque e solidali.

Il suo motto è «alla "povertà" si guarda, non si crede».

bordello italia: quando mettere i migranti in hotel e' piu' redditizio che mettere i cittadini in condizione di andarci in vacanza

Fiuggi era una ridente cittadina ciociara nota per il suo clima ideale e per le sue acque miracolose.
Da piccoli ci andavamo in vacanza coi nonni: le passeggiate sulle rive del lago di Canterno, le escursioni sui monti circostanti, i viali alberati gremiti di placide e canute coppiette di pensionati a braccetto coi thermos penzoloni che facevano la cura delle acque, celebri dai tempi di Bonifacio VIII.
Ebbene, tutto questo, evidentemente, è risultato di colpo meno conveniente del rimpolparne l'habitat alberghiero sovvenzionandovi a nostre spese orde di nullafacenti che, lungi dall'esserci almeno grati, devastano i locali, infastidiscono la gente, e creano un clima da "occupazione" tale da far scappare i turisti.

Questo caso è il paradigma perfetto ove la parola "integrazione" mostra tutta l'ipocrisia della quale è intrisa: una località di poche centinaia di persone, fra residenti e turisti, non potrà mai integrarne altrettante, come nel caso d'un altro gioiello ciociaro devastato da questo pietoso mercimonio, Altipiani di Arcinazzo.

Ma come possono albergatori e amministratori conniventi e corresponsabili di tanta follia non rendersi conto del danno epocale a cui stanno contribuendo per intascarsi pochi spiccioli? Anche volendo mettere da parte la coscienza, che oramai è un bene di lusso, questi signori non hanno dei figli ai quali lasciare una società solida e sicura? Non hanno dei ricordi a cui tributare amore preservando integro il territorio che li ha cresciuti?
Se davvero tutto quest'armamentario "ospitalizio" fosse mosso da raziocinio e onestà, mirerebbe piuttosto a valorizzare le condizioni di vita di chi in albergo ci va coi soldi propri, alimentando così un indotto residenziale autentico e valorizzando le località turistiche per il naturale ruolo civile che esse dovrebbero avere: turismo e salute, soprattutto nel caso di stazioni termali curative frequentate da anziani affetti da patologie della terza età.

Qua, invece, si preferisce sovvenzionare bordelli di stato per ragazzotti che, palesemente distanti da qualsiasi concetto di bisogno, avrebbero potuto rimboccarsi le maniche e bonificare la propria terra dal fango e dalla corruzione, piuttosto che fuggirne come conigli. I nostri nonni hanno prosciugato a mani nude zone malariche, hanno combattuto contro i maggiori totalitarismi della storia; hanno affrontato come potevano i cingolati di invasori stranieri pur di liberare la propria terra, e ora nemmeno li si lascia passeggiare in pace a badarsi la vecchiaia, magari in attesa di trasformare l'intero paese in qualcosa di così regressivo da farne fuggire anche i nipoti.

Questa ossessione per il preferire l'indiscriminata, irragionevole e supina accoglienza di sconosciuti al sano miglioramento delle condizioni di vita dei propri concittadini e delle proprie famiglie resterà per chi scrive un irrisolvibile mistero antropologico.



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