Il Premio Nobel per l'economia Stiglitz: “il neoliberismo è morto”

Emilio Stagni
Il Premio Nobel per l'economia Stiglitz: “il neoliberismo è morto”

Quando in Italia si comincerà a parlare più diffusamente del fallimento del neoliberismo? Eppure questo fallimento lo abbiamo sotto gli occhi, lo viviamo tutti i giorni. “Invece di assicurare la crescita (dell’economia), alcune politiche neoliberiste hanno ampliato le disuguaglianze, minacciando in questo modo le fasi di espansioni durevoli”. Così scrivono, sorprendendo i sostenitori del libero mercato, alcuni economisti del Fondo Monetario Internazionale. Ricchi sempre più ricchi, poveri sempre più poveri e senza più speranze di un futuro migliore. E sempre con meno democrazia. Milton Friedman, autore nel 1962 del libro Capitalismo e libertà, un classico del pensiero liberale del 900, scriveva che il "liberalismo economico" è la sola forma di teoria economica compatibile con la democrazia. Infatti, la prima applicazione di questo liberalismo economico fu in Cile, con un dittatore che si chiamava Pinochet: privatizzazioni di imprese statali, riduzione dell'intervento pubblico nell'economia, distruzione delle organizzazioni dei lavoratori, eliminazione dei sostegni sociali alle famiglie povere, liberalizzazione dei movimenti delle merci e dei capitali, via libera alla speculazione finanziaria. Vi ricorda il programma di Renzi? Si è lo stesso, allora ad applicarlo era il generale golpista, oggi è il leader del PD, partito di "sinistra". Lo stesso pensiero neoliberista. Pensiero neoliberista che trovò il suo battesimo ufficiale nel 1989 a Washington DC. Quando un think tank (incontro di "pensatori" tanto amato da Renzi) denominato "Washington consensus" celebrò una sorta di decalogo economico per quei paesi che si fossero trovati in crisi economica. Questo decalogo fu promosso dal Fondo Monetario Internazionale, dalla Banca Mondiale e dal Governo Usa. In pratica il Washington consensus è come se fosse diventato, di fatto, la nostra costituzione, essendo la guida dei politici nostrani, e non solo. Austerità, liberalizzazione, privatizzazione delle aziende statali, deregulation, politica fiscale questi sono alcune indicazioni della bibbia neoliberista. E' di questi giorni che il FMI vuole che la Grecia tagli ulteriormente le pensioni. Una Grecia esangue sta dibattendosi tra la vita e la morte in attesa del colpo mortale da parte della UE. E la camicia di forza come la moneta unica, l'Euro, l' Unione Europea, i trattati di libero scambio come il TTIP o il CETA, non sono la conseguenza della dottrina nata dal "Washington consensus"? Rammentiamo che il nostro governo, soprattutto nella persona del ministro Calenda, si dichiara favorevole a ratificare il trattato di libero commercio tra Usa e Unione Europea, lodando i "favolosi" benefici che l'economia italiana trarrebbe se il TTIP (e il CETA) andassero in porto. E questa globalizzazione neoliberista, non ha dato il via a quel fenomeno di immigrazione di massa che sta creando sconquassi in molte società? Soros , il miliardario americano, fondatore della Open Society Foundations è un paladino, un propulsore di questa immigrazione. Perché? Il neoliberismo, il Potere della Finanza prevale su tutto e su tutti, la finanza come quella della J.P. Morgan per intenderci. Non c'è posto per gli interessi della gente. C'è posto, invece, per una riforma costituzionale che possa togliere, diminuire, annichilire i diritti della gente. In contropartita, tramite questa riforma si potrà aggiungere, aumentare, valorizzare gli interessi di pochi.

Milano, Italia

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