l'analisi politica

Finiremo deportati o rifugiati a Est?

Se non sarà fermato il processo di sostituzione etnica ordito dalla sinistra noi saremo cacciati dalle nostre case e dovremo rifugiarci ad Est. A Budapest ho detto al ministro della Difesa ungherese che...

Max Ferrari
Finiremo deportati o rifugiati a Est?

Essendo convinto che se non sarà fermato il processo di sostituzione etnica ordito dalla sinistra noi saremo cacciati dalle nostre case e dovremo rifugiarci ad Est, durante la visita della delegazione leghista a Budapest mi sono permesso di dire al ministro della Difesa ungherese che faceva benissimo a sigillare i confini, ma speravo avesse aperto un porticina il giorno in cui arriveranno i profughi italiani. Lui ha diplomaticamente sorriso pensando fosse una battuta scherzosa, ma dopo quel che ha detto il prefetto Morcone è legittimo preoccuparsi.


L'alta carica dello stato infatti, in relazione alle proteste degli abitanti di Goro, non ha detto semplicemente che chi è contro l'accoglienza dei migranti deve vergognarsi, ma ha auspicato che chi non è sulla linea della sinistra di governo se ne vada in Ungheria poichè - ha detto - staremmo meglio senza di loro. Premesso che se avessi un passaporto ungherese o polacco mi sentirei molto più sicuro e protetto rispetto a quello italiano che mi mette in seconda fila dopo l'ultimo arrivato dei clandestini, lo sfogo del prefetto ribadisce un concetto profondo che forse nessuno ha notato ma in questi mesi sta facendo il giro dell'Europa.

Questo tipo di considerazione, oggettivamente, si avvicina molto alle frasi scritte da mani sinistre su striscioni messi in mano ad immigrati in corteo in cui si dice “Xenofobi fuori dalle NOSTRE città” e che a sua volta prende le mosse da farneticazioni partorite in Svezia dove si trasmettono spot che spiegano che la Svezia tradizionale è cancellata per sempre e che si sta costruendo un Nuovo Paese dove non sono gli immigrati a doversi adattare ma i vecchi svedesi a dover integrarsi. Non a caso forse, proprio a Budapest, abbiamo incontrato una nutrita comunità scandinava felicemente auto-esiliata da una società impazzita, ma una cosa è andarsene e un'altra essere cacciati o schiacciati come vorrebbe la sinistra tedesca.

In Germania ai cittadini che protestano per le trasformazioni dei loro quartieri i potentissimi “Verdi” rispondono: se nel tuo quartiere sei ormai minoranza, impara la lingua della nuova maggioranza o vattene. Stesso discorso viene fatto dalla sinistra austriaca ed è già realtà in Francia e Olanda dove interi quartieri anche vicini al centro delle città sono stati arabizzati nel giro di pochi anni e le case sono state vendute dagli autoctoni a prezzi stracciati a causa del precipitare del loro valore. D'altra parte in Francia è ormai consuetudine della sinistra fare cartelli e striscioni che recitano: ”Francia multirazziale e multireligiosa, la ami o la lasci”, “La Francia cristiana è finita, se non ti piace vattene”. Dalle minacce degli intellettuali di sinistra che promettevano (senza mai farlo) di lasciare Parigi, Roma o Milano in caso di vittoria della “destra”, siamo passati alla pretesa che chi non la pensa come loro debba essere cacciato di casa ed esiliato.


Se vi pare impossibile ricordate che è la stessa gente corresponsabile della cacciata dalle loro terre di centinaia di migliaia di cittadini italiani istriani e dalmati che una volta giunti a Bologna in treni bestiame blindati, senza cibo né acqua, sono stati accolti dai comunisti (gli stessi che oggi fanno le prediche sull'accoglienza) a insulti e sassate.

Non basta? Beh allora ricordatevi anche che gli anziani che si sono trovati la casa occupata da “nuovi arrivati” sono decine solo in Lombardia, ricordatevi che i prefetti sempre più spesso parlano della requisizione delle case sfitte (per cominciare) e che pochi giorni fa è stato occupato un hotel contro la volontà dei proprietari. Primi passi in una direzione pericolosa confermata dallo sprezzante invito “andassero in Ungheria”.

Speriamo che al referendum del 4 dicembre vinca il NO altrimenti sarà davvero il caso di chiedere a Ungheria e Polonia di lasciarci una porta aperta sull'Europa libera.

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