Inefficienza targata PD

Spesometro, i dati dei contribuenti alla mercé di chiunque. L'esperto: "Scandaloso"

Bastava inserire il codice fiscale di un cittadino per visionare i suoi documenti sensibili. Palandri: "Se avessi violato la privacy di un cliente in questo modo mi avrebbero arrestato. Mai visto nulla di simile in 30 anni. Il sistema fiscale non è stato semplificato, tutt'altro"

Marco Dozio
Spesometro, i dati dei contribuenti alla mercé di chiunque. L'esperto: "Scandaloso"

Foto da internet

Il Fisco italiano gestito dal governo PD? Sempre più vessatorio, inefficiente e maledettamente complicato, alla faccia di sbandierate semplificazioni. E capace persino di attentare alla privacy dei contribuenti, com’è successo con lo scandalo dello spesometro andato in tilt. In sostanza per un numero indefinito di giorni, i dati fiscali dei cittadini sono rimasti alla mercè di chiunque avesse le credenziali per entrare nel sistema, professionisti o contribuenti che fossero. Bastava inserire il codice fiscale di un cittadino qualsiasi per visionare e scaricare le fatture telematiche trasmesse all’Agenzia delle Entrate. In palese violazione di qualsivoglia elementare norma di privacy.

Per avere un’idea dello scempio compiuto, basti citare la reazione dell’ordine dei commercialisti, in una nota indirizzata tra gli altri al viceministro dell’Economia Luigi Casero e al direttore dell’Agenzia delle Entrate Ernesto Maria Ruffini: “Siamo di fronte ad un incredibile errore dell’Amministrazione. Un errore che, se compiuto da un qualunque professionista, ne avrebbe comportato immani sanzioni tributarie, antiriciclaggio, penali e perfino la radiazione dall’Albo”.

Il sito quindi è stato oscurato, con l’ulteriore beffa di impedire ai tributaristi di lavorare: oltretutto con la scadenza dello spesometro fissata per il 28 settembre, poi rimandata al 5 ottobre. “La proroga è una presa in giro, l’ultima di una serie. Siamo alle prese con continui dubbi, chiarimenti, intoppi, modifiche: un adempimento ideato male e applicato peggio, come fanno ormai, del resto, con tutti gli adempimenti fiscali. Noi professionisti siamo messi in croce, ci viene impedito di lavorare decentemente”, spiega al Populista Maria Nella Palandri, commercialista, allibita per “questo incidente gravissimo, che meriterebbe una class action. Faccio questo lavoro da 30 anni e mai mi è capitato di assistere a qualcosa di simile. Se da professionisti avessi violato la privacy di un cliente mi avrebbero arrestato”.

Il caos spesometro è solo la punta dell’iceberg: “Il sistema fiscale non è stato semplificato come vogliono farci credere, tutt’altro. Hanno meccanizzato i procedimenti, mettendo però tutti gli adempimenti in carico agli intermediari, mentre loro, i funzionari, lavorano sempre meno”. L’informatizzazione dovrebbe semplificare ed efficientare, ci raccontano: “Ma non succede questo. Noi professionisti inseriamo i dati nelle macchine, le quali poi sputano sanzioni o accertamenti senza che avvenga una reale verifica da parte di persone in carne e ossa. Il controllo è quindi affidato esclusivamente alle macchine e questo genera problemi e disfunzioni, con il contribuente che poi deve difendersi facendo ricorso. Vinto il quale, oltretutto, nemmeno vengono rimborsate le spese sostenute”, conclude Palandri.

Dalle parti del governo e affini è già iniziata una pratica che non conosce disguidi: lo scaricabarile. I giornali ci rendono edotti sul fatto che il capo dell’Agenzia delle Entrate Ruffini parrebbe arrabbiato, anzi "nero", mentre annunciano indagini il Garante della privacy e il presidente della Commissione di Vigilanza sull’Anagrafe Tributaria, il parlamentare PD Giacomo Portas, il quale, perdindirindina, si dice “furibondo”. Tutti impegnati, a parole, a individuare e punire i responsabili. “Ma al solito nessuno pagherà – chiosa su Facebook il giornalista Nicola Porro – mentre chi ha sbagliato andrebbe preso a calci nel sedere: si tratta di una violazione gravissima della privacy e della proprietà intellettuale, i responsabili in una qualsiasi azienda privata verrebbero cacciati”. 

Nella tarda mattinata di martedì, a quasi una settimana dal disastro, il servizio non era nemmeno tornato pienamente operativo. Sulla pagina web dedicata si leggeva, gentilmente ed educatamente, che al momento "non sono disponibili le seguenti funzionalità: modifica dei dati fattura attraverso interfaccia web; visualizzazione delle notifiche di esito delle sole fatture elettroniche, delle comunicazioni trimestrali IVA e quelle relative ai corrispettivi; precompilazione dei dati all'interno della funzionalità di generazione dati fattura". Nient'altro? 

 

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