pirati all'arembaggio

Willy l'orbo attacca nave salvaclandestini

Misterioso abbordaggio contro l'imbarcazione di Medici senza frontiere, che trasporta gli immigrati dalla Libia alle coste italiane. "Sparavano per uccidere, non hanno rubato nulla"

Redazione
"Willy l'orbo" attacca la nave salva clandestini di Medici Senza Frontiere

Foto d'archivio

Ormai il trasporto dei clandestini è un business a tutti gli effetti, e dietro ad ogni tesoro, si sa, gli interessi e i giochi, a volte, si fanno pericolosi. Se al posto di curare i malati in Africa o nei luoghi di guerra, preferisci per solidarietà trasportare clandestini dalla Libia all'Italia, ecco che, a difendere quello che per molti è a tutti gli effetti un tesoro, potresti trovare anche il Willy l'orbo di turno, con la sua schiera di pirati.

Non è la trama di un film con Johnny Deep. È ciò che è successo il 17 agosto alla nave di Medici senza frontiere, nota per l'impegno umanitario, che ha vissuto un abbordaggio in piena regola, proprio come in una pellicola sui pirati. Un gruppo di uomini armati ancora da identificare ha aperto il fuoco e poi abbordato la nave Bourbon Argos di MSF, impegnata in operazioni di soccorso agli immigrati nel Canale di Sicilia, per poi abbandonare l'obiettivo una volta che l'equipaggio si era messo in salvo in una parte sicura della nave.

Il britannico The Guardian racconta che alcuni uomini armati a bordo di un motoscafo hanno sparato contro la nave intorno alle 9.30 del mattino, mirando agli oblò del ponte di comando. Il personale di bordo della Bourbon Argos è riuscito a salvarsi, chiudendosi all'interno della camera di sicurezza della nave, poco prima dell'abbordaggio. Dopo circa un ora, gli intrusi, non riuscendo nell'intento, hanno abbandonato la nave.

La Ong, in un comunicato, ha spiegato come "gli aggressori sparassero per uccidere, nonostante non abbiano prelevato alcun ostaggio né rubato alcun oggetto a bordo". E sul sito di Medici senza frontiere si legge la "condanna per questo atto vergognoso contro un'organizzazione umanitaria che presta soccorso medico a chi si mette in mare per attraversare il Mediterraneo".

Rimane il mistero sull'identità dei pirati ma, spiega Stefano Argenziano, coordinatore operativo delle missioni MSF nel Mediterraneo, "erano dei professionisti, non semplici pescatori. Erano addestrati nelle tattiche di combattimento come dei militari e anche nell'uso delle armi". Sempre sul sito dell'organizzazione umanitaria, a riguardo proprio delle missioni solidali che mettono in campo tre navi di proprietà per il recupero dei clandestini, la Dignity I, Bourbon Argos e Aquarius, si legge: "In quanto operatori umanitari, ci rifiutiamo di restare a guardare dal molo". 

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