Ville, terreni, auto e moto

Mafia, sequestrati in Puglia beni per un milione di euro a un pregiudicato

Accusato del reato di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, con l'aggravante del metodo mafioso

Redazione
Mafia, sequestrati in Puglia beni per un milione di euro a un pregiudicato

La villa sequestrata. Da norbaonline.it

I carabinieri della Compagnia di Andria hanno eseguito venerdì 26 agosto un'ordinanza di sequestro preventivo, finalizzata alla successiva confisca, emessa dal Tribunale di Bari su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, nei confronti di Alberto Di Bari, 42enne del luogo, accusato del reato di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, con l'aggravante del metodo mafioso, pluripregiudicato, con precedenti penali di detenzione illegale di armi e munizioni, contrabbando di sigarette e furto aggravato, attualmente detenuto a Trani.

L'uomo è presunto componente di una pericolosa banda di narcotrafficanti che operava nel Nord barese, sgominata dai carabinieri nel marzo del 2015 con l'arresto di 18 persone, tra le quali lo stesso Di Bari. Il provvedimento, eseguito nella giornata di oggi, riguarda una villa di lusso - completa di piscina, arredi, impianti tecnologici, videosorveglianza e suppellettili di pregio -, con annesso appezzamento di terreno nonché due auto e motoveicoli. L'intero patrimonio, del valore di circa 1 milione di euro, è stato sottoposto a sequestro ed affidato al custode giudiziario nominato dal Tribunale di Trani, non essendo prevista la facoltà d'uso sia per i familiari che per il 42enne.

Gli accertamenti patrimoniali avviati nei confronti di Di Bari, eseguiti dai Carabinieri di Andria, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia, hanno evidenziato come l'uomo abbia nel tempo mantenuto un tenore di vita notevolmente superiore alla proprie reali possibilità economico - finanziarie e capacità reddituali, che sulla carta si assestavano al limite della soglia di sopravvivenza, facendo ritenere che le stesse siano il frutto di attività illecite. Il nucleo familiare di Di Bari, a fronte di una capacità reddituale pari a circa 345 euro al mese calcolata negli ultimi 15 anni, ha accumulato un patrimonio considerato dagli investigatori sproporzionato rispetto agli stessi redditi, acquistando, in pochi anni, beni immobili per un valore di circa 145.000 euro ed acquistando e rivendendo, sempre in pochi anni, numerosi motoveicoli e auto per un valore di circa 167.000 euro.

Le indagini patrimoniali hanno avuto inizio dopo che il 18 marzo 2015 lo stesso Di Bari, in seguito ad indagini compiute dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo di Bari, è stato tratto in arresto, insieme con altre 17 persone, proprio per il reato di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, con l'aggravante del metodo mafioso. Nel corso di quelle indagini i carabinieri riuscirono a bloccare l'attività, nel nord barese, di una banda di narcotrafficanti, di cui Di Bari - secondo quanto accertato - faceva parte. I componenti della banda armati di kalashnikov, all'occorrenza, rapinavano anche droga.


I militari eseguirono 17 arresti in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari di Bari su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia a carico della organizzazione criminale, capeggiata da Filippo Griner, 32enne andriese, capace di gestire autonomamente il mercato della droga, principalmente nei Comuni di Andria e Bisceglie (Barletta-Andria-Trani), forte anche di un arsenale di armi da guerra, usate per imporre il dominio sul territorio e spaventare eventuali concorrenti sul mercato.

Il clan era organizzato in stile mafioso, con riti di affiliazione, gerarchia, incarichi precisi e paghe settimanali per i "soldati". Veniva trattato ogni genere di stupefacente, in particolare cocaina, eroina e hashish per un volume d'affari di decine di migliaia di euro. Parole in codice per sviare le intercettazioni: le dosi diventavano "bambini" da portare al parco. Coloro che non si piegavano alla regole del mercato della droga locale, subivano assalti e venivano depredati. In una circostanza, infatti, fu rapinato, kalashnikov alla mano, persino un corriere della droga concorrente che, senza autorizzazione della banda, stava portando 1 kg di cocaina da spacciare sulla piazza di Bisceglie.

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