visto da un filosofo

Pensare l'Islam. Nuovo saggio di Michel Onfray

L'autore ci offre un saggio sorprendente, lucido ed equanime sul rapporto tra Occidente e mondo islamico, sulle motivazioni incontestabili e misconosciute della sua diffusione, squarciando il velo sulle gravi ed inconfessate responsabilità della nostra società verso l'espansionismo della mentalità jihadista

Stefania Genovese
Pensare l'Islam. Nuovo saggio di Michel Onfray

Pensare l'Islam, l'ultimo lavoro di Michel Onfray, è un dovizioso compendio intellettuale, ed una analitica intervista rilasciata dall'autore alla giornalista Asma Kouar; il testo è stato poi revisionato e modificato con accurate riflessioni, aggiunte dopo gli ultimi tragici eccidi avvenuti in Francia a causa della lotta jihadista. Libro molto significativo e sincreticamente polemico a giudizio dei più (quasi messo al bando in Francia), ci consente di affrontare razionalmente e senza falsi emotivismi, la dinamica di una società troppo omologata e semplificata dalle autorità e dai massmedia, per riscoprire non solo il retaggio storico europeo, ma anche fornendoci gli strumenti per comprendere cosa siano l'Islam ed il Corano, e quali siano le posizioni politiche di fronte alla crisi siriana.


Per l'appunto, a giudizio di Onfray, le decisioni prese dai paesi occidentali verso i regimi islamici sono deleteree e rischiano di incrementare ancora di più il terrorismo, in quanto i nostri Stati hanno sempre negato sovranità nazionale ai regimi islamici e con il pretesto della difesa dei diritti dell'uomo hanno in realtà perpetrato un colonialismo, arrogando come scusanti l'umanitarismo ma perseguendo una politica imperialista solamente per fini redditizi ed opportunistici. Nel contempo, l’autore nota che l'ascesa di Marine Le Pen e del Front Nazional è dovuta alla sua chiarezza semantica (qualità venuta meno alla Sinistra) ed alla sua capacità di aver riconosciuto (dopo le recenti stragi francesi) che fosse in atto un attentato terroristico compiuto da fondamentalisti islamici, parlando di ciò che stesse accadendo realmente.


Inoltre osserva che sia troppo facile tacciare un libero pensatore di essere un fascista se egli vuole destare le coscienze, ripercorrendo gli eventi storici che hanno comportato la drammatica e belligerante situazione in cui versiamo oggi, perché  la questione non verte sull’ appartenenza politica ma piuttosto sul rifuggere da una mentalità superficiale e schiava di una ideologia imposta e codificata “ad hoc” dai media statalizzati ed iniziare ad applicare lo spirito spinoziano, laico ed illuminista “dell’osare pensare”. Inoltre, sostiene Onfray, non occorre additare enfaticamente le derive di estrema destra che stanno sorgendo in Europa, ma piuttosto interrogarsi sulle cause di questa loro diffusione. A questo punto, il filosofo,  sottolinea come ogni opinione ed idea, espressa da un intellettuale che non sia conforme ai dettami del governo vigente, venga tacciata come estremista o islamofoba oppure di contro troppo lassiva e promiscua ai dettami islamici, quasi legittimante il terrorismo, mentre ciò che è necessario ora in questi tempi, è comprendere la realtà, al di là delle passioni, senza odio e senza deferenza, senza condanne e senza pregiudiziali, e senza ipocriti etichettamenti di destra o di sinistra.


In primis occorre essere pragmatici e non idealisti e riconoscere che l'Islam è una religione che cresce esponenzialmente, e che nel Corano sono presenti "sure" che invitano alla guerra e "sure" che invitano all'amore, alla misericordia ed al rifiuto della coercizione; Onfray nota che ciò che sta accadendo in Francia (ma anche in altri paesi occidentali) è frutto di una politica dissennata sia di destra che della sinistra liberale, che hanno introdotto miseria, povertà, disoccupazione, analfabetismo ed ignoranza con la complicità dei mass-media (rei di aver massificato una plebaglia incapace di riflettere, aggregata acriticamente agli schermi televisivi e del Web). Brancoliamo in una società celebrante il culto del denaro e del successo come orizzonte imprescindibile, forgiata all’ amoralità ed al disincanto spirituale che ha adottato una linea islamofoba, bombardando diversi  Paesi, dall'Iraq fino all'Afghanistan passando per il Mali.


Per questo motivo Onfray sottolina la grettezza e il nanismo intellettuale dei politici che con la motivazione di combattere il terrorismo sul proprio territorio, si attivano per bombardare inermi villaggi afghani, risparmiando quei paesi che sono consapevolmente coinvolti nel terrorismo internazionale e che sono loro finanziatori quali Quatar ed Arabia Saudita ad esempio. Purtroppo, dice Onfray, "sguazziamo in una confusione  che impedisce di condurre analisi acute o riflessioni sottili, mentre il delitto su basi razziali diventa, ahimè la norma. Il problema inoltre non è la religione, sia essa cristiana o musulmana, ma come si comporterà l'Europa che è ormai in fase di colasso. Di fronte ad una guerra che le è stata dichiarata in nome di valori diversi dai suoi. L'Unione Europea si trova a fine corsa ed è moribonda, un insieme di civiltà al collasso che mostra segni ineludibili di decadenza, ormai prono al dominio del denaro, privo di valori etici e morali, guidato dalle leggi inque di un mercato gestito da potenti e politici incompetenti ed impuniti nelle loro nefandi intrallazzi, con la perdita della dignità della famiglia madida di sarcasmo, superficialità ed egoicità".


Inoltre Onfray si stupisce di come la Sinistra sia sempre così pronta a difendere tutto l'Islam, senza discernimento alcuno, anche quello più sanguinario. E così conclude in uno dei paragrafi: "Per questa gente, la religione non è l'oppio dei popoli ma la forza di un popolo che, deve essere usata come leva per mettere in ginocchio il capitalismo. In nome del principio, in base al quale i nemici dei miei nemici, sono miei amici, l'Islam lottando contro l'Occidente  ed i suoi valori capitalistici diventa amico dei rivoluzionari marxisti, che confidano nella fine del capitalismo e nell'avvento della rivoluzione globalizzata. La religione sarebbe dunque l'oppio di persone stupide ma utili, che rendono possibile la fine del capitalismo e l'avvento della Rivoluzione".


Ed in questa prospettiva sono pronti a giustificare anche il disprezzo che l'Islam dimostra per le donne in quanto l'Islam riconoscerebbe loro in realtà più dignità perchè grazie alla religione, non sono più prede degli uomini, mentre il velo, secondo i neo-marxisti diviene un segno del femminismo più autentico. Michel Onfray alla luce di questi fatti ed interrogandosi sul futuro, e nel contempo cercando di tracciare una via d'uscita da questa empasse civile e sociale, sottolinea su come sia importante recuperare la laicità, ed accrescere la comprensione e la conoscenza dell' Islam, per togliere il monopolio della lettura ad individui che vorrebbero farne soltanto un libro di guerra, confondendo lo spirito e la lettera, strumentalizzandolo. Quali soluzioni dunque?


Secondo Onfray l'errore grave è stato quello di privare molti paesi arabi del diritto di autodeterminarsi come meglio credevano e secondo le proprie ragioni. Sarebbe ora necessario invece cessare i bombardamenti, indire una conferenza internazionale per garantire neutralità e rispetto della sovranità dei Paesi in questione, ed adoprarsi a firmare con lo Stato Islamico una tregua, affinchè le cellule dormienti sul territorio europeo depongano le armi. "Abbandoniamo inoltre il narcisismo della nostra epoca che trasfigura l'esibizione del pathos in un valore più alto dell'esercizio del pensiero", precisa il filosofo, criticando molto la spettacolarità delle manifestazioni avvenute dopo le stragi a Charlie Hebdo ed al Bataclàn, e tutta la scenografia dei pianti, delle grida e delle lacrime di fronte alle telecamere, nonché le patetiche e futuli adozioni degli slogan in Internet.


Recuperando una razionalità spinoziana e citando Nietzsche che vedeva nella compassione solo una ostensione ipocrita dell'amor proprio, prendiamo coscienza che stiamo ormai vivendo in uno stato di guerra dove si contrappongono le bombe dell'Occidente ai kalashnikov islamici; da una parte dunque la tecnologia bellica occidentale e dall'altra la guerriglia urbana dei terroristi. In conclusione Onfray ribadisce di giocare la carta della pace, anche se teme che la sua proposta sia fallace in partenza e rimarrà purtroppo inascoltata con esiti che purtroppo, nel prossimo futuro, saranno sempre più gravi.


Michel Onfray - Pensare l'Islam. Ponte alle Grazie.


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