CHERNOBYL: SPETTRO DI UNA VITA BREVE

Morire di speranza. Trent'anni trascorsi ad aspettare il cancro

Villaggi fantasma con cittadini dispersi per il territorio dell'ex Unione Sovietica. Per chi ha deciso di rimanere le prospettive per una vita sana sono praticamente a zero

Fabio Montoli
Morire di speranza, trent'anni trascorsi ad aspettare il cancro.

Foto ANSA

Si dice che la speranza sia l'ultima a morire. Al confine con l’Ucraina, nella Russia occidentale, tra le zone più contaminate dopo la catastrofe, si muore di speranza. Correva l'anno 1986 e sulla cittadina di Novozybkov, in quei giorni di fine aprile, splendeva un bellissimo sole. È stato l'ultimo sole, per quella gente che si preparava a celebrare le festività di maggio.

Ancora oggi a un primo sguardo, trent'anni dopo, in questa cittadina a 580 km da Mosca e 260 da Chernobyl, al confine tra Russia, Ucraina e Bielorussia non si nota niente di anomalo. La realtà però è ben diversa. Lo scenario reale è quello di un film apocalittico.
Svyatsk, villaggio a 30 km da Novozybkov, ospitava centinaia di case e due chiese. Oggi in questa zona restano solo pochi alberi e gli scheletri di alcune case. E di intere famiglie.

Denis, 16 anni, la stessa età che aveva la mamma nel 1986, ha subito otto interventi. Secondo i dati del ministero della sanità russo, dopo l’incidente di Chernobyl la popolazione della regione si ammala di cancro due volte e mezzo di più che nel resto del Paese, ma soprattutto la percentuale di bambini che soffre di patologie croniche è passata dall’8 all’80%. La causa non starebbe tanto nell’esposizione alle radiazioni, ma nelle dosi progressivamente accumulate che vengono assorbite dall’organismo, soprattutto attraverso i prodotti alimentari locali. Tutto ciò che cresce è contaminato. Dal suolo, all’acqua, al legname.


Con stipendi pari a poche decine di euro al mese, e indennità da miseria, la popolazione è quasi costretta a coltivarsi l'orticello per poter mangiare. Il tutto in cambio di uno spettro di una vita breve, e degli ultimi trent'anni trascorsi ad aspettare il cancro. Morire di speranza insomma.

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