MANFREDI (CRUI): "QUEL MILIARDO VA TROVATO O IL PAESE NON HA FUTURO"

Scuola: il Governo a caccia di un miliardo. Che non c'è

"Come Conferenza dei Rettori delle università abbiamo evidenziato che queste misure sono il primo, più importante investimento"

Redazione
Scuola: il Governo a caccia di un miliardo. Che non c'è

"Lo abbiamo spiegato per tempo. Noi ci siamo limitati a chiedere. Come Conferenza dei Rettori delle università abbiamo evidenziato che queste misure sono il primo, più importante investimento. Confido fortemente nella sensibilità del presidente Conte su un tema così centrale per la tenuta di tutto il sistema. Ora le tensioni della politica no si aggiungano all'emergenza che vive l'università. Noi continuiamo a sperare che la rotta tracciata dalla manovra venga corretta al più presto: nelle prossime settimane". Lo afferma Gaetano Manfredi, presidente della Crui, in un'intervista al quotidiano La Repubblica dopo le dimissioni del ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, Lorenzo Fioramonti.

"Bisogna dar merito a Fioramonti che ha posto con forza il tema. Da quando sono rettore e presidente Crui - continua Manfredi - ho interloquito con cinque ministri e gli investimenti sulla scuola, università e ricerca sono sempre stati fanalino di cosa. Chiaro che le condizioni di bilancio siano complesse, ma ci aspettavamo di più e ancora aspettiamo: e non vorremmo che queste dimissioni aggravassero con ritardi e incomprensioni le scelte che vanno assunte per il bene del Paese. Ecco perché rivolgo l'appello al premier: questo nodo va sciolto con la massima e più autorevole assunzione di responsabilità". 

"Quel miliardo è il gradino minimo da cui riguadagnare prospettiva: non per oggi o domani, dobbiamo necessariamente pensare a dopodomani, avere quel respiro di cui la formazione e la cultura devono necessariamente disporre - prosegue Manfredi - Dalla crisi del 2008 il taglio storico è stato di parecchio superiore al miliardo, e il comparto italiano degli atenei è sottofinanziato da anni in ambito europeo. E' anche un problema di competitività. Siamo indietro: rispetto alla Germania, che ha fatto grandi investimenti industriali e ha innescato quel meccanismo virtuoso con la ricerca, dietro alla Svezia, alla Danimarca. Per non dire della Francia, tra i maggiori terreni di approdo: giovani ricercatori e professori italiani hanno raggiunti lì posizioni di prestigio". "L'Italia rischia di marginalizzarsi sempre di più e di 'esportare' i più preparati e motivati, che cercano all'estero quelle opportunità non disponibili nel loro Paese. - conclude Manfredi - con un impoverimento non solo economico, ma soprattutto culturale e sociale, i cui esisti danneggiano l'intera società". 

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