Relazione sulla legge 194: trasmessa al Parlamento il 18 gennaio

Più aborti. Meno aborti

Sempre asettici i commenti del Ministero della Salute ai dati definitivi sulla 194 relativi all’anno 2017. Hai voglia a ripetere che gli aborti sono diminuiti a 80mila, sono sempre tanti, troppi! Allo stesso tempo stanno aumentando vertiginosamente (anche fra le minori) gli aborti farmacologici, cioè quelli operati assumendo la pillola Ru486, quella dei 5 giorni dopo etc.

Giuseppe Brienza
Più aborti. Meno aborti

La copertina della Relazione sulla legge 194/78, trasmessa al Parlamento il 18 gennaio 2019

Ecco i dati ministeriali sull’aborto in Italia. La relazione del Ministro della Salute sull'attuazione della legge 194/1978, con i dati definitivi 2017, è stata trasmessa al Parlamento il 18 gennaio. In totale nel 2017 sono state notificate 80.733 “interruzioni volontarie di gravidanza” (IVG), confermando la continua diminuzione degli aborti “legali” nel nostro Paese. Anche il tasso di abortività (n. IVG rispetto a 1000 donne di 15-49 anni residenti in Italia), è risultato pari a 6.2‰ nel 2017, con un decremento del 3.3% rispetto al 2016.

Alla pag. 53 e seguenti della Relazione risulta una mancanza molto grave nell’applicazione della legge 194, relativa al sistema e alle attività dei consultori familiari. Anche per il 2017 è stata effettuata infatti la rilevazione dell’attività dei consultori familiari per l’IVG, e sono stati raccolti i dati per l’85% dei consultori. È stato richiesto, come gli anni precedenti, il numero di donne che hanno effettuato il colloquio “dissuasivo” previsto dalla legge 194/1978, volto cioè ad aiutare la donna “a rimuovere le cause che la porterebbero all’interruzione della gravidanza (art. 5). Ebbene, questi sono stati effettuati solo nella metà dei casi accertati di aborto “legale”, vale a dire 48.769 volte contro gli 80.733 aborti effettuati nelle strutture ospedaliere pubbliche.

Altra carenza non da poco riguarda i colloqui post-IVG, che dovrebbero realizzarsi anche in questo caso nei consultori, soprattutto al fine di prevenire e cercare di curare la troppo spesso negata per motivi ideologici “sindrome post-abortiva”. Azioni di sostegno e counselling personalizzato e costante, nel tempo, risultano essenziali per le donne che affrontano il trauma dell’aborto ma, purtroppo, anche su questo versante il sistema italiano sconta deficienze culturali e strutturali (in quest’ultimo caso debole integrazione fra ospedali e consultori pubblici e privati).

L’obiezione di coscienza all’aborto? Finalmente non è considerata un problema in sede di Relazione sulla 194, anche perché il tasso di medici obiettori è sempre uguale (il 68,4% tra i ginecologi) e gli aborti sono in calo. L’affermazione non è di qualche associazione pro-life ma del Ministero della Salute, che confermando le rilevazioni condotte dal 2013 e basate su parametri di calcolo specifici (i carichi di lavoro settimanale per medico obiettore e la diffusione dei "punti Ivg" rispetto ai "punti nascita") ha concluso che «non si evidenziano particolari criticità nei servizi» di interruzione volontaria di gravidanza. Speriamo che quest’ultima Relazione sulla 194, che è stata depositata in Parlamento il 18 gennaio ed è la prima firmata dal ministro Giulia Grillo (M5s), chiuda almeno per un po’ la sterile polemica sull’obiezione di coscienza all’aborto, diritto costituzionalmente garantito che, semmai, dovrebbe essere esteso ai farmacisti. Tanto più che, anche nel 2017, sta crescendo l'uso della pillola abortiva (Norlevo – pillola del giorno dopo – ed ellaOne – pillola dei 5 giorni dopo, che non hanno più l’obbligo di prescrizione medica per le maggiorenni, oltre che la “kil pill” Ru486), realizzandosi ormai nel 17,8% dei casi l’aborto per via farmacologica anziché chirurgica (5% in più in soli tre anni, per una pratica entrata negli ospedali italiani solo nel 2010).

Qui si può scaricare il testo integrale della Relazione al Parlamento IVG 2017, dati 2017 (completa di allegati): www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2807_allegato.pdf

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