La dittatura di Bruxelles

"Brexit, abbiamo scherzato": la troika se ne frega della volontà popolare

La Merkel chiede di prendere tempo per minimizzare il risultato della consultazione. Cameron non avvierà le procedure per l'uscita dall'Ue

Redazione
"Brexit, abbiamo scherzato": la troika se ne frega della volontà popolare

La cancelliera tedesca Angela Merkel e il primo ministro britannico David Cameron. Foto ANSA

È il quotidiano tedesco Die Welt a lanciare il sospetto: Angela Merkel avrebbe ordinato di ignorare il referendum inglese sulla Brexit, per questo ha invitato tutti i leader europei, a iniziare dal dimissionario David Cameron, a temporeggiare. Parlando dell'intenzione britannica di non affrettare la Brexit, Die Welt scrive che "ciò si inserisce perfettamente nella concezione della Merkel, che vuole trarne vantaggio. Sia per l'Euro che per i profughi, la cancelliera ha preso tempo per risolvere i problemi". Con la Brexit, "Cameron le regala la possibilità di prendere tempo, e questo sarebbe buono per Berlino. Le soluzioni veloci di Bruxelles non sarebbero nell'interesse della Germania". Pare che il premier britannico non abbia nessuna intenzione di presentare la notifica del ritiro della Gran Bretagna dall'Ue, che farebbe scattare l'attivazione dell'articolo 50 del Trattato di Lisbona, al prossimo summit europeo. "Sia chiaro a tutti - precisa all'Ansa una fonte del Consiglio Ue - che non c'è alcun negoziato senza una notifica formale di avvio delle procedure previste dall'art.50. È irrealistico pensare che Cameron notifichi il recesso".

Nel frattempo, il Parlamento di Edimburgo potrebbe cercare tramite un voto dell'assemblea di bloccare la Brexit. Lo ipotizza il primo ministro scozzese Nicola Sturgeon, senza precisare su quali basi legali questo potrebbe avvenire. Secondo la Sturgeon sarebbe giusto concedere al Parlamento di Edimburgo "il diritto di esprimere il suo consenso" alla Brexit, che lei sostiene possa essere vincolante. Il premier scozzese ammette che sicuramente il governo di Londra non la vedrà allo stesso modo: "Il Regno Unito del 2014 - sostiene - non esiste più". La 'first minister' frena però sulla possibilità di andare in tempi rapidi ad un referendum sulla secessione da Londra, dopo quello vinto nel 2014 dagli unionisti, e afferma che "l'indipendenza non è il mio primo obiettivo bensì la difesa degli interessi della Scozia". Secondo un sondaggio pubblicato dal Sunday Times, la maggioranza degli scozzesi è in favore dell'indipendenza dal Regno Unito dopo il referendum sulla Brexit. Il 52% chiede di separarsi da Londra, contro il 48% che è contro questa ipotesi: la rilevazione ribalta il risultato del referendum sull'indipendenza della Scozia, vinto nel 2014 dagli unionisti con il 55%.

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