Paura dell'effetto-Brexit

Il PD teme la democrazia: "Il referendum costituzionale va rinviato nel 2017"

Francesco Boccia propone di rimandare il voto sulla riforma Boschi alla prossima primavera, dopo il congresso del partito, "per rendere edotto il Paese"

Redazione
Il Pd teme la democrazia: "Il referendum costituzionale va rinviato"

Francesco Boccia davanti alla sede nazionale del Pd. Foto ANSA

Matteo Renzi costretto alle dimissioni come David Cameron: è questo l'incubo che terrorizza il Partito Democratico. Il premier inglese ha compiuto un clamoroso autogol convocando la consultazione sulla Brexit con la convinzione di uscirne agevolmente vincitore, quello italiano ha invece personalizzato il voto sulla riforma costituzionale sicuro del risultato, affermando che si dimetterà in caso di vittoria dei No. Ora il pasticcio è fatto, i sondaggi sono chiarissimi e si cercano scappatoie per scongiurare l'ennesimo disastro. Domenica 26 giugno Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio della Camera, concludendo la prima edizione di DigithON, 4 giorni di maratona delle idee digitali che si è svolta in Puglia, ha infatti affermato: "Evitiamo di replicare l'effetto Brexit sulla politica italiana. Il Partito Democratico deve sostenere compatto le riforme e spiegare con chiarezza che il cambiamento è necessario. Personalizzare il referendum è assolutamente sbagliato, come sbagliato è impiccarsi a una data. Sarebbe più opportuno anticipare il congresso del PD, approfondire con schiettezza e anche duramente nel merito il confronto e, solo dopo, affrontare il referendum costituzionale avendo davanti il tempo necessario per rendere seriamente edotto il Paese. Non ci vedo nulla di male - ha proseguito Boccia - se facessimo in autunno il congresso e invece si svolgesse il referendum nella primavera del 2017 dando più tempo agli italiani per capirne le ragioni più profonde, sarebbe un gesto di buon senso. Apprendiamo dagli errori degli altri; pentirsi dopo non serve a nulla".

"Dopo Brexit - ha concluso Boccia - è necessario un breve timeout prima di affrontare la fase più drammatica della vita delle istituzioni comunitarie. Il confronto tra Italia, Germania e Francia è decisivo, ma se non mettiamo insieme adesso la politica vera, attraverso il welfare, il fisco, completamente le banche e il debito, non solo avremo la responsabilità storica di non essere riusciti a dare dignità al sogno europeo, ma ci sarà l'aggravante di averlo infranto. Nello stesso tempo, dobbiamo reagire alla fibrillazione dei mercati e dire che se non c'è la politica, allora meglio un time out".

All'esponente Pd replica il vice presidente leghista del Senato, Roberto Calderoli, che così scrive sulla sua pagina Facebook: "Non c'è da stupirsi che un premier non eletto da nessuno sia fortemente allergico alla democrazia, ma Renzi non ci provi nemmeno a fare ciò che ha ipotizzato ieri il presidente della commissione Bilancio della Camera, Francesco Boccia. Prima il sindaco Pd di Bergamo, Giorgio Gori - ricorda Calderoli -, ha affermato su Twitter che bisognerebbe superare un esame di cittadinanza per votare (chissà se quell'esame lo supererebbero tutti i cinesi che sono andati a votare per Sala alle primarie milanesi del Pd) poi Boccia, intervenendo in Puglia alla manifestazione DigithON, ha proposto di posticipare il referendum costituzionale nella primavera del 2017, giustificando lo spostamento con la necessità di svolgere prima il congresso del Pd! Da quando l'assemblea interna di un partito fa slittare una scadenza elettorale? Non è forse più credibile - conclude il vice presidente del Senato - il fatto che Renzi e suoi sono terrorizzati dai sondaggi, dal tonfo alle amministrative e dal risultato della consultazione britannica e vogliono cercare di evitare di dover onorare la promessa di dimissioni in caso di sconfitta, posticipando il referendum fino alla scadenza naturale del governo?"

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