Le straordinarie bufale dei giornaloni

La stampa di regime? Più ridicola e farlocca della petizione anti-Brexit

Per due giorni i principali quotidiani italiani hanno aperto con una buffonata spacciata per notizia attendibile. La famosa petizione per rifare il referendum. Firmata da 50.000 cittadini del Vaticano

Marco Dozio
La stampa di regime? Più ridicola e farlocca della petizione anti-Brexit

Quanto è ridicola la petizione farlocca per ripetere il referendum sulla Brexit? Molto, moltissimo. Ma è sempre meno ridicola e farlocca della stampa italiana, che a questa buffonata aveva dato ovviamente parecchio credito. Tanto da dedicarle per un paio di giorni le aperture delle edizioni cartacee e online. In un fulgore di revanscismo europeista, di chiamata alle armi telematiche per salvare la patria dal populismo ignorante, ci hanno raccontato che i britannici giovani e colti, smart ed Erasmus, avrebbero trovato la loro rivincita annullando i democratici errori dei vegliardi rozzi e puzzoni. E che sì, il parlamento aveva il dovere di discutere questa raccolta firme lanciata sulla piattaforma ufficiale.

Repubblica apriva così, schierando i trombettieri per suonarle a quei vecchi bifolchi che hanno osato votare “leave”: “Brexit, quasi tre milioni di firme per un nuovo referendum”. La Stampa, stesso padrone e identica linea politica, rilanciava speranzosa: “Il popolo ha appena deciso su Brexit ma una nuova petizione chiede di ripetere il referendum”. E se il popolo ha già deciso che sarà mai, si può sempre rivotare all’infinito fin quando non si ottiene l’esito gradito ai tecnocrati. Del resto è già successo: per esempio in Irlanda per la costituzione europea e il trattato di Lisbona, con gli elettori costretti comicamente a tornare al voto per approvare un'opzione già bocciata nel precedente referendum.


Ecco il sottotitolo della Stampa: “Secondo la legge superata la soglia di centomila firme il parlamento britannico dovrà discutere la petizione. In due giorni superata quota 1,6 milioni”. Insomma gli stessi giovani che hanno disertato le urne, si sarebbero poi avventati sul computer per firmare a raffica il documento salvifico. Stiamo parlando degli stessi giornali che avevano magnificato il massiccio voto europeista degli under 25, senza attendere le statistiche che hanno poi certificato un'astensione record per quella fascia d'età. I media di regime alla democrazia preferiscono l’immaginifico mondo delle bufale, che siano sondaggi sballati o petizioni fasulle. Poi quando emerge la realtà, quando il castello di carte s’affloscia miseramente, ecco che parte la minimizzazione e tutto viene dimenticato, con la spiegazione dei fatti (reali) relegata in un trafiletto o in una riga invisibile in mezzo alla hompepage.


La vera storia è che chiunque può firmare quel documento, foss’anche residente dall’altra parte del globo
in territori che nulla hanno a che vedere con il Regno Unito. Basta inserire un nome e un cognome fittizi e un indirizzo altrettanto fittizio per ricevere una mail di conferma dell’avvenuta votazione. Ridicolo, certo. Ma non abbastanza. L’apice delle risate ce lo regala una statistica sulla provenienza delle firme digitali. Attivisti di Anonymous e altri fenomeni del web hanno gonfiato le cifre fino all’inverosimile. Ed ecco che dalla Città del Vaticano risultano pervenute 50.000 sottoscrizioni, grazie a una miracolosa moltiplicazione dei cardinali e delle suore, clonati in migliaia e migliaia di esemplari per soccorrere l’esercito del "remain", prima ancora che per sopperire alla carenza di vocazioni.


Per non parlare delle 25.000 adesioni arrivate dritte dritte dalla Corea del Nord
. Il modo migliore per destabilizzare l’occidente? Costringere i britannici a sottostare ai diktat di Juncker e Tusk, prospettiva chiaramente più terrificante della bomba atomica. Sempre da Pyongyang è giunto il convinto sostegno di Kim Il-Sung, il dittatore scomparso nel 1994 ma appositamente resuscitato per consentire ai giovani londinesi di non perdere il prossimo Erasmus a Ibiza. Tra i firmatari figura anche Boris Johnson, che in effetti ci avevano descritto come timido e titubante nei giorni post-Brexit. Meditabondo, quindi mesto, contrito, forse aduso all’utilizzo del cilicio o alle flagellazioni notturne. Ora abbiamo la prova che ci ha ripensato. Del resto percentuali consistenti di elettori sono pentiti di aver votato “leave”. Ce lo racconta la stampa nostrana. Ma come, non ci credete?

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