intervista esclusiva

Politologo russo: "Grazie Salvini per il riconoscimento della Crimea"

Lo studioso Andrey Nikiforov ringrazia il leader della Lega ed i consiglieri regionali che in Lombardia, Veneto e Liguria si stanno battendo per la causa della penisola russa

Gianluca Savoini
Politologo russo: "Grazie Salvini per il riconoscimento della Crimea"

La conferenza stampa a favore dei diritti della Crimea e, nel riquadro, il prof. Nikiforov

Andrey Nikiforov, docente universitario e politologo vicino al governo della Repubblica di Crimea, si complimenta dalla capitale della penisola Sinferopoli con il leader della Lega Nord, definito “un amico coraggioso del nostro popolo che aspettiamo di nuovo presto qui da noi, sul Mar Nero”. “Salvini è stato il primo leader politico europeo a recarsi nella Crimea appena tornata in seno alla Russia, nell'ottobre 2014", racconta Nikiforov al Populista, "e tutti noi ci ricordiamo la riconoscenza dimostrata dal presidente della Crimea Aksenov nei confronti della delegazione leghista in quei giorni d'autunno. La Lega ha come valore fondante il principio di autodeterminazione dei popoli e ha dimostrato nei fatti di crederci veramente, riconoscendo la validità del nostro referendum. Non è da tutti, anzi è da pochi”.

Professor Nikiforov, dopo due anni dalla riunificazione della Crimea con la Russia, qual è la situazione oggi? Si vive meglio di quando la Crimea era sotto il governo ucraino?

Il governo e tutta la popolazione sono determinati a raggiungere traguardi che richiedono molto impegno e molto tempo. Due anni fa potevamo solo immaginare quanto difficili potevano essere i compiti da affrontare e quante difficoltà ci aspettavano in nel periodo di transizione da uno stato ad altro, nel passaggio dall'amministrazione ucraina a quella russa. Passata l'euforia dei primi giorni del ricongiungimento con Mosca, che tutti volevamo, la Crimea ha affrontato giorni non semplici. Siamo però tutti uniti per dimostrare con azioni concrete che il 16 marzo 2014 abbiamo fatto una scelta cosciente e giusta , avendo votato al referendum la riconciliazione con la Russia.


Il Mar Nero divide la Crimea dalla Turchia. Recentemente la Turchia ha dimostrato un atteggiamento aggressivo contro la Russia. Lei crede che i turchi debbano far parte dell'Unione europea?

Secondo ma la Repubblica Turca non ha niente a che fare con l'Ue. In questa unione già esistono alcuni stati che danneggiano e indeboliscono dall'interno tutta la struttura e la politica “espansionistica” di Bruxelles continua ad andare nella direzione sbagliata, verso quella che si può definire una “morte lenta”. Se adesso Bruxelles cederà alle richiesta di ingresso da parte della Turchia e dell'Ucraina, allora assisteremo alla “morte veloce” dell'Ue. Le relazioni tra i russi e i tirchi sono peggiorate rapidamente guarda caso nel momento in cui invece potevano salire al massimo livello positivo, costruendo il gasdotto “Turkish Stream”, che avrebbe avuto peraltro anche un grosso impatto positivo sulla Crimea, facendo diventare Ankara un grosso hub energetico per l'Europa. Per me è difficile giudicare in quale grado Erdogan è responsabile per questi eventi. Può darsi che conoscendo certi lati del carattere di Erdogan, sia stato preso in giro e tutto è stato fatto al buio. Forse lui stesso ha perso il senso di realtà politica. Vanno comunque ricordati gli alti e bassi nelle relazioni tra noi e loro: nella storia le alleanze si formavano e presto si rompevano per poi riformarsi ancora.Tutto sommato, io prevedo fra poco il crollo del regime di Erdogan. Ma il regime che prenderà il suo posto sarà probabilmente più favorevole agli americani e, di conseguenza, sarà meno costruttivo verso la Russia e la stessa Europa.


Dopo un diluvio quotidiano di notizie (spesso a senso unico, cioè contro la Russia) i massmedia occidentali non parlano quasi più dell'Ucraina e del Donbass. Ma Nel Donbass si spara ancora? E Kiev rispetta gli accordi di pace dei Minsk dell'anno scorso?

Guardi, a noi qui pare che l'Europa si sia stancata dell'Ucraina: del graviglio della sua politica interna e estera, delle continue promesse che non saranno mai realizzate, delle richieste di aiuto finanziario e delle sue scelte economiche. Il fatto è che firmando gli accordi di Minsk l'Ucraina ha preso degli obblighi che non vuole assolutamente rispettare. E perchè i rappresentanti di Kiev hanno firmato questo documento? Lo hanno fatto esclusivamente per rimanere a recitare il ruolo di soggetto delle trattative internazionali sull' all'Ucraina. E in questo Kiev ce l'ha fatta. Ha evitato di lasciare solo alla Russia e all'Europa la possibilità di mettersi d'accordo sul destino dell'Ucraina. E per impedire di portare a compimento gli accordi di Minsk, il regime ucraino non può fare altro che continuare a colpire le città del Donbass ed è proprio questo che sta accadendo: non capita tanto spesso come un anno e mezzo fa, ma si combatte ancora in quelle zone. È comodo per tutti dare sempre la colpa alla Russia (che non ha preso nessun obbligo negli accordi di Minsk) e chiedere all'Occidente altri prestiti per mantenere l'esercito ucraino. Se un giorno questo circolo vizioso si romperà, sarà chiaro che i colpevoli non saranno certo i russi.

Secondo lei, professore, le relazioni tra Russia e USA potrebbero migliorare nel caso diventasse presidente a novembre Donald Trump? E se invece alla Casa Bianca ci andrà la Clinton?

Non credo che le relazioni russo-americane dipendano dal cambio dei mobili nella Casa Bianca. Qualsiasi candidato vinca, senza dubbio il nuovo presidente seguirà gli interessi degli Stati Uniti. I loro interessi dipendono dall'andamento dei processi politici nel mondo. Se la classe governativa americana considererà possibile e giusto continuare a impegnare ingenti risorse finanziarie nella lotta per essere superpotenza egemonica mondiale, la politica della Casa Bianca non sarà tanto diversa di quella di adesso. Se decideranno invece che é arrivato il tempo per applicare una strategia più sofisticata, allora potremmo vedere alcuni innovazioni. Non sono rare nella politica americana. Ricordiamoci, per esempio, gli anni '70 dello scorso secolo, quando Washington in concorrenza con Mosca cercava di giocare la carta cinese. Non sarò per niente stupito se negli anni '20 di questo secolo Washington tenterà di giocare la carta russa con Pechino. Continuo però a pensare che Mosca non sta lottando contro Washington, ma vuole acquisire uno status più dignitoso e paritario con gli USA Basta col mondo unipolare, insomma... Non voglio nascondere che io trovo simpatico Trump, ma confesso che sto seguendo le elezioni negli USA come un tifoso che sta guardando una partita di calcio dove però non partecipa la sua squadra preferita.

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