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Lavoro in crisi: in Sardegna i minatori protestano e gli operai si incatenano

35 lavoratori della miniera di Olmedo hanno manifestato chiedendo il riavvio dell'attività. A Macchiareddu dipendenti della Vesuvius in sciopero della fame

Redazione
Crisi lavoro in Sardegna: minatori protestano, operai si incatenano ai cancelli

Gli operai incatenati. Foto ANSA

La crisi del lavoro si fa sentire anche in Sardegna e riesplode la protesta dei 35 lavoratori della miniera di bauxite di Olmedo. Mercoledì mattina gli ex dipendenti della S&B Minerals, che ha rinunciato alla concessione mineraria da più di un anno, hanno manifestato ai cancelli dello stabilimento insieme ai rappresentanti di Filtcem Cgil, Femca Cisl e Ugl Chimici. "Chiediamo risposte reali e concrete riguardo al futuro dei minatori", affermano i responsabili territoriali delle tre organizzazioni, Massimiliano Muretti, Luca Velluto e Simone Testoni. "Stiamo aspettando già da troppo tempo il riavvio dell'attività estrattiva - dicono - ci sono tutte le condizioni per il riavvio, i problemi lasciati in eredità dal precedente concessionario devono essere superati nel più breve tempo possibile".

L'appello delle organizzazioni sindacali è per la Regione, "che non deve solo vigilare ma essere parte attiva, supportando i nuovi concessionari, accelerando sui processi autorizzativi e pretendendo che tutti i lavoratori siano reintegrati". Muretti, Velluto e Testoni chiedono un incontro con gli assessorati regionali dell'Industria e del Lavoro, "per fare il punto della situazione e stabilire tempi e modi di riavvio". La preoccupazione dei lavoratori è che questa situazione possa durare ancora a lungo, mentre la loro mobilità scadrà tra cinque mesi e poi si troveranno senza retribuzione e senza un lavoro.

La European Bauxite, società greca leader nel campo delle estrazioni e la Mediterranean Ship, società che fa riferimento all'imprenditore sardo Giancarlo Acciaro, hanno rilevato la concessione del giacimento con l'intenzione di rimettere in moto l'attività. Il loro intervento aveva messo fine a una lunga stagione di proteste, con i dipendenti costretti persino a occupare le gallerie a 180 metri di profondità pur di ottenere l'attenzione della politica e del tessuto imprenditoriale, locale ma non solo, rispetto a una realtà ancora potenzialmente produttiva.

Sempre nella stessa mattinata, sette operai hanno deciso di incatenarsi ai cancelli dello stabilimento della Vesuvius di Macchiareddu (Cagliari) iniziando uno sciopero della fame e della sete che durerà fino a quando la multinazionale inglese non ritirerà la procedura di licenziamento scattata alcune settimane fa. Quello di Assemini è uno dei due impianti italiani (l'altro ad Avezzano, in Abruzzo) che l'azienda produttrice di acciaio ha deciso di chiudere entro il 31 dicembre: 105 operai sardi da un giorno all'altro si troveranno senza un'occupazione.

A nulla sono serviti gli incontri organizzati dal Ministero dello Sviluppo economico con la Regione, i sindacati e i vertici di Vesuvius: la multinazionale resta ferma nelle sue posizioni. "I lavoratori che hanno deciso di intraprendere questo gesto estremo chiedono garanzie per il proprio futuro e per quello dei colleghi, mentre dalle istituzioni ci attendiamo un intervento ancora più incisivo per convincere Vesuvius a ritornare sui suoi passi" ha spiegato Giampiero Manca, della Filctem Cgil.

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