Intervista al filosofo e politico di sinistra

Massimo Cacciari: "I confini dell'Europa vanno presidiati. Chi ci governa non è altezza della crisi che stiamo vivendo"

"Sarebbe come se fossimo andati a fare la seconda guerra mondiale con Hollande, Merkel e Renzi: auguri. L'Unione europea è impotente, non sa affrontare le grandi trasformazioni: sta marciando dritta verso il baratro"

Marco Dozio
Massimo Cacciari: "I confini dell'Europa vanno presidiati. Chi ci governa non è altezza della crisi che stiamo vivendo"

Foto ANSA

Massimo Cacciari, filosofo, ex sindaco di Venezia e nume tutelare della sinistra italiana, è intellettuale capace a volte di scombinare i piani e osare oltre il recinto del politicamente corretto.

Professor Cacciari, in un’intervista a Repubblica lei afferma che l’emergenza immigrazione genera paure legittime...
Non è tanto la paura dell’immigrazione. È la paura più ampia di non essere governati, di non avere alcuna forma efficace di governo su nessun piano. La paura deriva da una crisi generale che investe le condizioni di vita di ciascuno, l’economia. La paura legittima e ragionevolissima sta nel fatto che noi, in Europa e in Italia, non siamo governati all’altezza della crisi che viviamo. Siamo in una crisi epocale e lungi dall’avere una leadership all’altezza, vale per l’Italia come per l’Europa. È una condizione europea di crisi politico-istituzionale in presenza di una trasformazione del mondo. Auguri. Sarebbe come se fossimo andati a fare la seconda guerra mondiale con Hollande, Merkel e Renzi.

La sinistra di governo e non solo non la pensa così. La sua è una posizione isolata?
Non è isolata. Moltissime persone la condividono, anche tra i politici, non solo negli ambienti scientifici. Ma una cosa è condividere l’analisi, un’altra è avere gli strumenti per cambiare la direzione in cui sta marciando l’Europa. Ovvero dritta verso il baratro. Alle prossime scadenze elettorali la leadership europea rischia di andare incontro a una catastrofe. Andando avanti così vincerà Grillo, com’è successo Roma. Se dovremo assistere a questo cambiamento, che Dio ce la mandi buona.

E il razzismo e la xenofobia evocati come spettri che si aggirano per l’Europa?
Il razzismo non c’entra nulla. Ma di che razzismo stiamo parlando? Dicono che Trump è razzista, che sono tutti razzisti. Certo, dal punto di vista culturale e del linguaggio si tratta di persone e di movimenti politici estranei a me come io lo sono alla Mongolia esterna. Ma bisogna anche capire la Mongolia esterna. Non capirla o non condividerne il linguaggio non significa identificarla come una realtà disumana. Nulla va demonizzato meno del nemico, in politica, perché a quel punto non lo si capisce più. Si tratta di forze politiche che non c’entrano niente col razzismo. Al di là delle differenze di tono e di linguaggio, queste forze secondo me sbagliano nel pensare di tornare indietro, a un’Europa degli staterelli, delle sovranità nazionali e delle monete locali. È questo il loro errore strategico dal mio punto di vista. Non la critica che Salvini avanza all’Europa, che al limite potrei anche condividere. Certo questa è un’Europa impotente, che non riesce ad affrontare le grandi trasformazioni, non è l’Europa che vogliamo, nel modo più assoluto. Ma l’Europa è necessaria, perché nell’epoca globale ormai gli staterelli sono destinati a non contare un cazzo. O facciamo l’Europa federale, l’Europa delle nazioni ma unita politicamente, o siamo spacciati. Questa è la differenza di fondo rispetto a quei movimenti politici, il razzismo non c’entra nulla.

Rispetto al quadro di impotenza dell’Ue che lei ha descritto, non è più onesta la strada che la Gran Bretagna ha intrapreso con la Brexit, piuttosto che i disastri di Merkel, Hollande e Renzi?
La Gran Bretagna però non ha mai fatto parte davvero dell’Europa. La Gran Bretagna non è Europa, è parte della grande isola atlantica che ha creato. Fa parte di un colossale sistema mondiale da secoli. Se l’Europa gli fosse servita per rafforzarsi sarebbe rimasta, quando si è accorta di poterne fare a meno se n’è andata. La Gran Bretagna è commonwealth più Stati Uniti d’America: lasciare l’Unione per loro è stata una scelta relativamente semplice e indolore. Per noi significherebbe regredire. E finiremo col regredire comunque, perché di questo passo nel giro di un anno l’Europa è finita. Se gli attuali governanti continuano così, Salvini e Le Pen possono anche andare in vacanza e aspettare il cadavere del nemico lungo il fiume.

L’Ue ha dimostrato di non voler affrontare alla radice alcun problema?
Non è stato affrontato alcun problema che era necessario affrontare successivamente all’euro. Andava messo in piedi un processo di unificazione delle politiche fiscali. Come si può stare insieme se i pochi che pagano le tasse in Italia le pagano il triplo rispetto a quello che pagherebbero in Austria? Per non parlare delle politiche sociali mai armonizzate. O delle strategie di difesa. E mi riferisco ai confini dell’Europa, che vanno presidiati come sono presidiati quelli degli Stati Uniti o della Cina. Ma non è stato fatto niente. Anzi si è aggravata la pachidermicità burocratico-amministrativa. L’Europa di questo passo andrà a ramengo.

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