La testimonianza di un capotreno

Inferno sui treni, regno di clandestini e criminali: "Rischiamo di morire"

Cesare Tricco, da 21 anni in servizio, racconta come i convogli siano diventati terra di nessuno: "Ci aggrediscono, ci minacciano di morte, non è normale che accada in un paese europeo. Le responsabilità dei governi PD sono gravissime. Siamo stati abbandonati"

Marco Dozio
Inferno sui treni, regno di clandestini e criminali: "Rischiamo di morire"

foto da internet

Ci aggrediscono, ci minacciano di morte. Rischiamo di morire per due o tre euro di biglietto, non è normale che accada in un paese europeo”. Cesare Tricco, capotreno sulle Ferrovie Nord Milano in servizio da 21 anni, racconta l’inferno di chi inizia il turno e non sa se lo finirà e come lo finirà, se tornerà a casa sano e salvo oppure ferito e umiliato, minacciato e brutalizzato solo per aver chiesto il rispetto della legalità su vagoni trasformati in terra di nessuno, dove scorrazzano a briglie sciolte paura e delinquenza mentre lo Stato arretra sempre più, si nasconde, abdica al dovere basico di garantire regole e sicurezza.

L’altro giorno, racconta Tricco, un suo collega sulla Milano-Asso ha subìto l’assalto di un italiano incivile che si rifiutava di togliere i piedi dal sedile: calci, pugni, ricovero in ospedale e dieci giorni di prognosi. “Personalmente ho perso il conto di quante volte sono stato aggredito. Basti pensare che ho 30 processi penali tutt’ora in corso in veste di vittima. E la situazione negli ultimi anni è spaventosamente peggiorata, anche per effetto dell’immigrazione incontrollata. La Lombardia è una regione di per sé sovrappopolata e qui si riversa un numero di immigrati enorme. Il più delle volte sono gli stranieri a creare problemi e a minacciarci, almeno nei due terzi dei casi. Le proporzioni sono queste: senza giustificare, anzi, il comportamento altrettanto inaccettabile di molti italiani”.

I processi, per esempio: ottima cartina di tornasole per descrivere il panorama dell’impunità. “Non ho mai avuto giustizia né risarcimenti, perché quand’anche scoperti i colpevoli vengono condannati a pene ridicole. Tutto si risolve in un’ammenda economica che nessuno paga oppure viene imposto l’obbligo di firma a persone in contumacia, cioè a fantasmi. Non ho mai visto abusivi alla sbarra nei tribunali. Non si presentano neppure e nessuno li va a cercare. La legge è totalmente inefficacie, le pene in vigore non spaventano nessuno”.

Un’impotenza legislativa acuita dal lassismo imperante che ha generato le depenalizzazioni targate PD: “Per alcuni reati che ci riguardano, come oltraggio, minacce e percosse, il governo Renzi ha previsto la sanzione amministrativa e non più penale. Abusivi e delinquenti sanno che la legislazione, di fatto, li favorisce. Sanno di restare impuniti. Abbiamo leggi ipergarantiste verso i colpevoli e durissime verso i lavoratori in divisa o i ferrovieri: veniamo denunciati dai criminali e trascinati davanti a un tribunale spesso prevenuto nei nostri confronti”.  

In un clima di questo genere illegalità chiama illegalità, l’evasione aumenta e la sicurezza per passeggeri e controllori crolla a livelli impensabili fino a qualche anni fa: “Lo Stato deve proteggerci e far pagare gli abusivi. Anni fa erano così pochi che quasi li conoscevamo. Ora l’evasione è altissima, incalcolabile, le statistiche restituiscono stime sottodimensionate. Il fenomeno è dilagante. Molti diventano furiosi alla minima contestazione. Far pagare pochi euro di biglietto è esasperante, non pagano e ci ridono in faccia, quando va bene”.

Il controllore si ritrova ad affrontare energumeni e balordi in totale solitudine, senza personale di polizia a supporto e senza nemmeno essere affiancato da un collega: “Il paradosso è che gli abusivi sono aumentati ma l’organico dei ferrovieri è stato tagliato. Ora c’è l’agente unico, ma occorrerebbe tornare a fare il servizio in due. Quello che manca completamente però è il controllo della polizia nelle stazioni e sui treni”.

E anche qui lo Stato, il Governo, gioca un ruolo cruciale: “I governi PD hanno soppresso molte postazioni della polizia ferroviaria: sull’intera ferrovia Nord Milano è attivo solo quello a Milano Bovisa, quando servirebbe in tutte le stazioni. Dovrebbe essere lo Stato a intervenire, viste le aggressioni che abbiamo subìto: prefettura e questura stabiliscono la dislocazione della polizia sul territorio, e noi siamo stati totalmente abbandonati”. Regione Lombardia ha cercato di correre ai ripari: “L’unico aiuto è arrivato dall’istituzione regionale, che ha investito in guardie private assegnate ai convogli, certo i numeri di questa iniziativa sono ancora largamente insufficienti a coprire i 2.400 treni giornalieri”.

Tricco ricorda che altrove in Europa, il quadro generale è molto differente: “Problemi esistono ovunque, ma negli altri Paesi europei fronteggiano la situazione con leggi adeguate e controlli di polizia più frequenti e severi”. Qui siamo al massimo alle pacche sulle spalle, senza che alle belle parole e alla dichiarazioni d’intento seguano riscontri effettivi: “Nessuno si interessa concretamente della nostra condizione. Faccio un esempio. L’amministratore delegato di Trenord ha scritto più volte al prefetto di Milano per chiedere l’invio di rinforzi. Perché se non intervengono le istituzioni, chi deve intervenire? La prefettura non si è neanche degnata di rispondere”.

E quando il rappresentante del governo ha promesso un cambio di passo, i risultati non si sono visti: “Non dobbiamo dimenticare quanto successo a Carlo, reso invalido per tutta la vita da una banda di latinos che gli hanno mozzato il braccio a colpi di machete. Il braccio gliel’hanno riattaccato, ma il suo stato di salute sarà segnato per sempre, lotta con i farmaci, subisce interventi, soffre. Ebbene, all’indomani di quell’attacco il prefetto di Milano disse che lo Stato è dalla nostra parte e che si sarebbe fatto sentire. Mai promessa fu più mendace e ipocrita. Da allora, se possibile, siamo stati ancor più abbandonati. Non solo ci abbandonano, ma ci prendono anche in giro”.

Un grido di allarme, prima che sia troppo tardi: “La responsabilità del governo in questa situazione è gravissima. Nessuno lo ammette, ma tutti aspettano il morto. Quando un collega morirà con una coltellata in pancia allora manderanno centinaia di agenti di polizia, ma solo per un mese, poi si spegneranno i riflettori e tutto tornerà come prima. E noi continueremo a rischiare di morire per due euro di biglietto”.

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