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Bologna, il "mediatore culturale" Abid Jee: lo stupro? "Alle donne piace"

Il giovane si è scatenato con un post choc su Facebook: "Una volta che entra il pisello la donna diventa calma e gode come in un normale rapporto sessuale"

Redazione
Bologna, il "mediatore culturale" Abid Jee: lo stupro? "Alle donne piace"

Lui si chiama Abid Jee, 24 anni, e dal dicembre 2016 lavora come mediatore culturale per la cooperativa bolognese Lai-Momo. Il ragazzo, che secondo i giornali sarebbe uno studente di Giurispudenza all'Università di Bologna, da qualche mese è distaccato all'hub regionale di via Mattei, dove vengono smistati i migranti poi ridistribuiti in tutta la regione Emilia Romagna, ma anche in altre strutture di accoglienza della città. E la mattina del 27 agosto, sulla pagina Facebook del quotidiano Il Resto del Carlino, è comparso, solo per pochi minuti ed a commento della notizia della coppia di polacchi aggrediti a Rimini (lei violentata) un suo post allucinante. "Lo stupro è un atto peggio ma solo all'inizio, una volta si entra il pisello poi la donna diventa calma e si gode come un normale rapporto sessuale".


Il post sgrammaticato di Abid Jee (e meno male male che sarebbe uno studente universitario, e di Giurispudenza, per di più) ha suscitato subito un vespaio, una valanga di proteste, anche da parte della Lega, e di insulti all'indirizzo di chi l'ha scritto. E pochi minuti dopo è scomparso da Fb. A quel punto i vari netsurfers si sono messi alla ricerca di Abid Jee (su Facebook ve ne sono diversi) ed individuato un profilo - ma con una foto differente - riferita ad un giovane immigrato che vive a Bologna, insulti e proteste han continuato a fioccare. Sino a che un utente ha informato che il profilo era stato bloccato, che in un paio di settimane sarebbe stato chiuso definitivamente (come è nella tempistica del social network) e che il diretto interessato non riusciva più a leggere nulla.


Sulla pagina Fb del Carlino si legge di "commento agghiacciante"; da parte sua, la cooperativa Lai-Momo aveva fatto subito sapere: "Qualora fosse un nostro dipendente è chiaro che riteniamo gravissime le dichiarazioni che ha postato. Qualora verificassimo la corrispondenza eventuale con la cooperativa, riterremmo incompatibile ogni forma di collaborazione". Il giorno dopo Lai-Momo ammetteva: "Abbiamo verificato e confermiamo che il profilo Facebook corrisponde a un nostro dipendente, stiamo prendendo i provvedimenti conseguenti".


E intanto la consigliera leghista Lucia Borgonzoni vuole denunciare il giovane alla Questura: "È una frase di una gravità inaudita e il fatto che a questo ragazzo sembri normale scriverlo mi preoccupa e non poco, per questo farò segnalazione in questura. Un'altra utente mi ha detto di averlo subito segnalato agli amministratori di Facebook. Se poi davvero lavorasse per la Cooperativa Lai-momo, auspico che venga allontanato immediatamente. Farò una serie di interrogazioni, sulla scelta e controllo dei mediatori culturali in città".




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